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La “cattiva maestra” di Torino avrà quel che si merita? Intanto, ha la solidarietà degli antifascisti

(a cura della Redazione di AT)

L’Italia non brilla nel campo della giustizia e non sappiamo se e cosa effettivamente accadrà alla professoressa di Torino che, negli ultimi giorni, è balzata agli onori delle cronache per la violenta contestazione di piazza che tutti abbiamo visto.

Ma quel che deve farci riflettere, non è tanto se e cosa rischierà (perché le leggi ci sono e basterebbe farle rispettare), né se politica e media si sono adeguatamente schierati (Renzi ha detto la sua e il Corriere della Sera ha rilanciato il colpo). Quello che deve farci riflettere, ed allarmarci, è il terreno di coltura in cui questo tipo di insegnanti brulicano e si moltiplicano. Quello dell’associazionismo, dei network informali o para-sindacali, in cui si ritrovano centinaia, migliaia di insegnanti come lei. Forse peggio di lei che, se non altro, avrebbe la “giustificazione” dell’alcol nel corpo e dell’adrenalina derivantele dalla manifestazione di piazza.

Qui di seguito rilanciamo il comunicato di una di queste associazioni che rivendica, orgogliosamente, tale benedizione ed anzi rilancia in quanto: “Non siamo tenute a incarnare 24 ore su 24 e in ogni momento della nostra vita il ruolo del posto di lavoro né a rispettarne la disciplina. Dietro questo attacco alla professoressa, non c’è nessuna difesa dell’integrità della scuola. C’è solo la traccia di un nuovo perbenismo e moralismo che si fa strada nella società e che si intreccia con le pulsioni autoritarie di questa classe dirigente neoliberale. Rifiutiamo la retorica dell’insegnamento come missione, come indole, come propensione naturale al sacrificio in quanto donne. Non siamo necessariamente materne e composte, né tantomeno pacate con i fascisti”. Il problema non è, allora, questa singola “cattiva maestra”, ma il virus che come un male incurabile si è propagato e stratificato in decenni di pedagogia e insegnamento politicizzato.