Hezbollah, arriva il videogioco in cui si combatte Daesh

La guerra di Hezbollah a Daesh è a 360°. Il Partito di Dio lancia un videogioco per spiegare al mondo le ragioni della sua lotta: Holy Defence, in cui l’utente ripercorre, in modo accuratissimo, le battaglie chiave della guerra in Siria, combattendo in prima persona.
Questa la risposta ai videogiochi americani alla Call of Duty, che diffondono solo la cultura della violenza insensata tra i giovanissimi: in questo caso, lo strumento-videogioco è utilizzato non per rimbambire gli adolescenti, ma per trasmettere loro una visione politica e ideale (mobilitazione contro Daesh, amor patrio, rispetto dei caduti) che fa di “Holy Defence” un vero e proprio strumento rivoluzionario di contropotere.

(www.occhidellaguerra.it) – 08/03/2018 – Nel videogioco di Hezbollah si combatte contro il Califfato

È a tutti gli effetti una variante di Call of Duty, celebre videogioco-sparatutto in prima persona con milioni di appassionati in tutto il mondo: in questo caso però non ci sono né nazisti né sovietici da combattere e i protagonisti non sono gli americani ma Ahmad, combattente di Hezbollah che si batte in prima linea contro i terroristi dello Stato Islamico in Siria. Ebbene sì, Hezbollah, il partito paramilitare libanese, ha lanciato ufficialmente mercoledì scorso nel sobborgo medievale di Beirut, roccaforte della formazione sciita, il videogioco “Holy Defence”. Obiettivo, come riporta Middle East Eye, è documentare in una maniera un po’ insolita e originale l’intervento della milizia vicina alla Repubblica Islamica dell’Iran nella guerra siriana, consentendo al giocatore di ripercorrere le battaglie chiave combattute dal 2011 ad oggi contro gli islamisti dello Stato Islamico e le altre formazioni jihadiste.

“Non è soltanto un gioco”

 

Come riporta Middle East Eye, sono dozzine le copie del videogame distribuite durante la presentazione di questa insolita iniziativa. “Questo non è solamente un gioco”, si legge nella descrizione riportata sul retro del Dvd, “ma uno strumento per affrontare la cultura violenta che invade i nostri mercati attraverso giochi privi di sentimento o di senso di appartenenza”. “Holy Defence” è una chiara risposta a Call Of Duty e ai videogiochi occidentali: “Hanno Call of Duty, Counter Strike, Delta Force. Il nostro è un gioco diverso, poiché si basa su battaglie vere”, afferma lo sviluppatore Hassan Allam. Le scene di guerra, infatti, sono state accuratamente ricreate in ogni minimo dettaglio impiegando immagini reali dei combattimenti contro l’Isis in Siria e in Libano. Lo sviluppo del gioco ha richiesto circa due anno di lavoro e 6 mesi di ricerca.

Disponibile anche per sistemi Windows e Android – dunque anche smartphone – il videogioco di Hezbollah può essere acquistato a 5 dollari in due punti vendita in Libano a Dar el-Manar e Dar el-Maaref. Gli sviluppatori sperano di diffonderlo in tutto il Libano e di tradurlo in inglese e persiano. Assai complessa la diffusione in occidente dato che gli Stati Uniti considerano Hezbollah un’organizzazione terroristica nonostante l’impegno della forza paramilitare contro Daesh e gli islamisti.

La battaglia di Hezbollah passa anche dai videogiochi

La sfida di Hezbollah non passa dunque solamente dalla politica attiva e dai campi di battaglia. La cultura – che in questo caso sfocia nell’intrattenimento – è altrettanto importante. “La resistenza di Hezbollah non usa solo la forza per affrontare i suoi nemici. Ancora più importante è la cultura, l’appartenenza e l’identità”, ha affermato Mohammad Fneich, uno dei due ministri di Hezbollah del Libano, durante la presentazione del videogioco. “Abbiamo bisogno di riscrivere la storia degli eventi per far capire dove e come è entrata in campo la resistenza in Siria”.

La storia di “Holy Defence” parte dalla moschea sacra di Sayyidah Zaynab, situata nella periferia meridionale di Damasco. Per gli sciiti è un luogo sacro poiché la moschea contiene la tomba di Zaynab, la figlia di ‘Alī e Fātimah e nipote di Maometto, ed è pertanto meta di pellegrinaggio. Nel 2013, Hezbollah e combattenti iracheni hanno difeso la moschea dai violenti attacchi dei ribelli islamisti e del Califfato.