Sarkozy, chi la Libia ferisce, di Libia perisce

 

Vi ricordate quella faccia di gomma di Sarkozy? Sì proprio lui, quello che un giorno si svegliò, si rese conto che aveva bisogno di mettere le mani sulle risorse di un popolo lontano e andò a fare la guerra a Gheddafi, portandosi dietro i soliti maiali, tra cui l’Italia. Risultato? La Libia è una polveriera dove bande armate e fazioni ribelli – che prima, con Gheddafi, erano contenute e rese innocue – scorrazzano per il paese ammazzando e distruggendo. Ora, però, qualcuno chiederà conto a Sarkozy dei finanziamenti che riceveva proprio dalla Libia di Gheddafi per la sua campagna elettorale: magari si scoprirà che il verme Sarkozy prima si faceva pagare i comizi da Gheddafi, poi – anziché restituire il favore – è andato a farlo fuori per risolvere la questione… Esempi del mondo moderno.

(www.repubblica.it) – 21.03.2018 – La storia della guerra in Libia e il fantasma di Gheddafi continuano a perseguitare Nicolas Sarkozy. L’ex Presidente è da ieri in stato di fermo dai magistrati anti-corruzione di Nanterre nell’ambito dell’inchiesta sul presunto finanziamento della sua campagna elettorale del 2007 – la prima in cui era candidato all’Eliseo – da parte dell’allora potentissimo raìs libico.
I pm possono interrogarlo fino a domani e poi dovranno decidere se indagarlo o meno. Ma intanto avrebbe avuto un trattamento di favore rispetto ad altri semplici cittadini: è potuto tornare a casa a dormire, per poi ripresentarsi all’alba in procura. Una sospensione del fermo eccezionale, che di solito viene fatta solo in caso di problemi di salute. In questo caso è probabilmente una scelta dei magistrati per evitare un’ulteriore umiliazione dell’ex capo di Stato.

Le prime accuse erano state rivelate dal sito Mediapart sei anni fa e documentate in un libro uscito qualche mese fa dal titolo “Avec les compliments du Guide” firmato da due cronisti del sito Fabrice Arfi e Karl Laske. I giornalisti avevano raccontato di borse piene di banconote passate da Tripoli e Parigi, bonifici sospetti, lettere con promesse di milioni di euro per favorire l’elezione dell’allora leader della destra francese, fino ai ricatti, le minacce e la guerra scatenata da Sarkozy. Nelle varie ricostruzioni si parla di finanziamenti di quasi 50 milioni di euro in diversi pagamenti cash.

Dal 2013 i magistrati francesi indagano sul presunto finanziamento da Tripoli a Parigi. L’inchiesta ha proceduto a rilento, anche per la morte di Gheddafi e di molti suoi fedelissimi. Un nuovo colpo di accelerazione è arrivato a gennaio con l’arresto all’aeroporto londinese di Heathrow dell’uomo d’affari francese Alexandre Djouhri con un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia: sarebbe stato lui a fare da tramite per il denaro ricevuto dall’ex leader libico. L’udienza per l’estradizione inizierà il 17 aprile.

E intanto Ségolène Royal, l’allora rivale di Sarkozy nella campagna 2007 forse finanziata da Gheddafi, attacca: “Non abbiamo combattuto ad armi pari”.