Umberto, Ec(c)o “Il fascismo eterno”.

Siamo soliti pubblicare, sulle colonne della nostra rubrica “Letto da un militante”, recensioni di testi imprescindibili per il percorso di Formazione del militante della Tradizione. A volte, però, occorre anche mettere i puntini sulle “i” e diffondere recensioni critiche di libri di spicco della cultura oggi dominante, come lo scritto del nostro collaboratore Elio Della Torre, che smonta le fandonie di Umberto Eco sul “fascismo eterno”.

Umberto, Ec(c)o “Il fascismo eterno”. Quando Eco fa eco dalla tomba (parte prima di una recensione critica).

di Elio Della Torre

Le riesumazioni ad orologeria.

25 aprile 1995. Umberto Eco, ospite alla Columbia University di New York, pronuncia un discorso dal titolo Il fascismo eterno di fronte a una platea di giovani studenti americani desiderosi di apprendere, a dire dell’autore, i caratteri essenziali e ‘senza tempo’ di qualsiasi fenomeno fascista. Dopo la prima edizione italiana del ‘97, la nuova edizione, a cura degli (strani) tipi della Nave di Teseo, è del gennaio scorso. Nel giro di un mese siamo già alla terza ristampa.

28 febbraio 2018. A malincuore e tappandomi il naso, entro in una Feltrinelli romana. È il compleanno di mia sorella, che legge solo Chiara Gamberale e libri di poesie sdolcinate. Trovato l’ultimo sforzo intellettuale della prima, resto affascinato da una strana e imponente esposizione posta lì accanto: tutti gli scaffali di un’intera parete, situata a due passi dall’ingresso, sono completamente tappezzati da libriccini neri su ciascuno dei quali campeggia, con caratteri bianchi decisamente evocativi, il titolo seguente: “Il fascismo eterno”. Intorno alla parete uno sciame di clienti, come api attorno alle rose. Non mi faccio distrarre, l’autore è Umberto Eco: “ecco l’ultima riesumazione ad orologeria”, penso tra me e me. Vado a cercare il libro di poesie: José Saramago, può piacerle. Torno all’ingresso, verso la cassa, e decido di sfogliare il libriccino nero ma la parete ‘attrezzata a fascismo’ è scomparsa. Al suo posto, solo l’ultima novità di Chiara Gamberale. Chiedo lumi alla commessa che, ridendo (quasi godendo, per la verità), pensa di tranquillizzarmi: “Ecco, ecco, Eco lo stiamo riprendendo dal magazzino!”. Tre minuti, forse quattro, e le api si sono finite tutto il miele! Dat rosa mel apibus!

Siamo a meno di una settimana dalle elezioni più inutili della storia repubblicana italiana, ludi cartacei che hanno avuto come unico argomento della campagna elettorale il tetro pericolo del ritorno fascista. L’eterno fascismo, dietro l’angolo e da smascherare all’occorrenza, è il nauseante Leit motiv degli ultimi mesi. Ecco allora che l’eco di Umberto sale dall’oltretomba e, con un tempismo da far paura, viene riesumata l’opera adatta ai tempi, proprio di quell’autore che, da morto, ha fatto vendere alla stessa casa editrice 75 mila copie in due giorni con la ripubblicazione di alcune delle sue Bustine di Minerva (Pape Satàn Aleppe ne è il titolo, che è tutto un programma). Già m’immagino Elisabetta Sgarbi – direttrice editoriale degli strani tipi, assetati di denaro, della Nave di Teseo – sbattere i pugni sul tavolo della redazione agitandosi e urlando assatanata: “Eco, Eco! Eco prima delle elezioni!”.

Dall’anti-fascismo al contro-fascismo.

Ed ecco che anche io ho tra le mani il libro nero del fascismo eterno di Eco. Reputo doverosa una recensione critica, vado a casa, leggo e inizio a scrivere. Le mani mi prudono.

Innanzitutto, si badi: non si tratta delle classiche menzogne antifasciste che cercano di spiegare ex cathedra il Fascismo senza averci mai capito un cazzo. Non si tratta del semplice anti-fascismo ignorante[1]: l’Eco fatto proprio dai naviganti di Teseo – il padre della democrazia ateniese – è l’emblema del più scaltro e acuto contro-fascismo.

L’autore de “Il fascismo eterno” che tante altre volte, non solo ha usato e sovvertito simboli e conoscenze di ordine tradizionale, ma che ha anche dato mostra di conoscere – e, ovviamente, di aver compreso tanto da contrastarla con lucidità satanica – la cultura tradizionale espressa da Julius Evola e René Guénon, più volte da lui vilmente aggrediti e derisi nelle sue Bustine di Merda, è un’eco cosciente e lucida della contro-tradizione: se l’anti-tradizione attacca, la contro-tradizione sovverte.

E “Il fascismo eterno” di Eco non attacca le forme – che cambiano – dei fascismi, ma punta dritto allo spirito – che è senza tempo – del Fascismo Universale. Ovviamente, mentendo e sovvertendo, come solo la Sovversione sa fare. Si tratta di un’operazione ancora più pericolosa perché intelligente e astuta, volta a cogliere gli aspetti essenziali del Fascismo, inteso proprio come fenomeno di ordine tradizionale.

Quattordici Verità per altrettante parodie.

In 14 punti – probabile velato richiamo alle ‘quattordici parole’ (14) del movimento ‘white power’ che rendono (b)anale tutto lo sforzo – l’autore ha voluto esprimere proprio i caratteri essenziali del così detto “fascismo eterno”, o da lui detto anche “Ur-Fascismo” (sic!), con la volontà palese di smascherarlo in tutti i tempi ma con l’intento malcelato di falsificare lo spirito del Fascismo che è lo spirito della Tradizione.

E, allora, penso: seguiamolo per punti e riaffermiamo le Verità che nessun Eco di turno potrà mai parodizzare.

  1. «Il culto della tradizione».

Eco inizia proprio da qui (guarda un po’!). ‘Tradizione’ non è conservatorismo né negazione dell’«avanzamento del sapere» («La verità è stata già annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare a interpretare il suo oscuro messaggio», p. 35): Tradizione è innanzitutto Conoscenza ma anche dinamismo, trasmissione e cambiamento, perché se è tradizionale sia la sapienza dei pontefici romani che quella di sant’Agostino o allo stesso tempo lo sono sia l’Impero di Augusto che quello sacro e romano di Federico II, è perché il mondo deve cambiare e avanzare, per opera di uomini che non si fermino ad interpretare ma che si dedichino anche ad applicare e a far vivere nel mondo gli immutabili Principi di ordine universale. Da ciò discende che la Tradizione non è nemmeno «sincretismo» («mettere insieme sant’Agostino a Stonehenge, questo è un sintomo di Ur-Fascismo», p. 34), perché non è un’accozzaglia di forme divergenti tra loro ma è il filo d’oro che lega le diverse perle di un’unica collana. Ma, d’altronde, quando il saggio indica la luna, lo stolto – o chi lo vuole tale – guarda il dito.

  1. «Il rifiuto del modernismo».

Eco avverte: i fascisti eterni osteggiano la tecnologia e il capitalismo del modernismo solo indirettamente, in quanto il vero nemico è per loro l’illuminismo e ‘l’età della ragione’, in quanto padri nobili delle rivoluzioni del 1776 e del 1789. Niente di più vero! Ma è proprio la conclusione a sovvertire la premessa, palesando l’intento parodistico: «In questo senso, l’Ur-Fascismo può essere definito come “irrazionalismo”» (p. 37). Lo Spirito del Fascismo non è ‘irrazionale’ né tantomeno ‘razionale’: le verità di ordine metafisico sono a-razionali, sovra-razionali e non sub-razionali o irrazionali. Lo Spirito è al di là della materia ed è distinto dall’anima, di cui sono espressione tanto il razionale quanto l’irrazionale. La confusione tra lo psichico e lo spirituale è una classica arma della contro-tradizione: tana per Eco!

  1. «Il culto dell’azione per l’azione».

Niente di più fuorviante è affermare che carattere essenziale dell’Ur-Fascismo sia il «culto dell’azione per l’azione» (p. 37), quando la Tradizione e il Fascismo Universale insegnano invece ad ‘agire senza agire’ e cioè ad agire svincolandosi dall’azione stessa. E poi, asserire che l’azione «deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione» vuol dire misconoscere il legame complementare tra la contemplazione e l’azione: l’azione tradizionale è la conoscenza che, precedendola, si fa azione. Così come niente di più vero è interpretare la celebre dichiarazione di Göbbels («Quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola») nel senso di un «sospetto verso il mondo intellettuale» delle accademie (p. 38), niente di più falso è credere che l’Ur-Fascismo «sospetti» qualsiasi cultura: è solo la cultura che non è formazione e ‘coltivazione dell’anima’ ad essere agli antipodi dalla cultura tradizionale, che vede tra le sue fila ‘intellettuali’ di riferimento del calibro di Platone e Dante.

  1. «Il disaccordo è tradimento».

«Lo spirito critico opera distinzioni, e distinguere è un segno di modernità» (p. 38). Verissimo: l’analisi e la specializzazione sono frutti marci della modernità post-cartesiana in quanto rifiutano e poi negano la sintesi e l’unità. Lo Spirito è uno così come la Verità è unica. Il «disaccordo» non è «strumento di avanzamento delle conoscenze» (pp. 38-39), come vorrebbe la scienza occidentale: lo sviluppo di questa scienza – fondata sull’analisi e la specializzazione – «non estende realmente il suo dominio: entro tale dominio la somma delle conoscenze parziali può accrescersi indefinitamente, non per approfondimento, bensì con lo spingere sempre più lontano divisione e suddivisione» (R. Guénon, Oriente e Occidente, Adelphi 2016, p. 64). Ma ecco la chiusa contro-tradizionale: «Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento» (p. 39): bella trovata! No. Per il Fascismo Universale, non è il disaccordo ad essere tradimento ma conoscere e, nonostante ciò, negare la Tradizione e la Verità: Eco, tu hai tradito!

continua nella seconda parte…

[1] Questo è, infatti, il taglio dell’ottima recensione critica apparsa sul Blog de Il Giornale.it di Luigi Iannone.