In memoriam | Léon Degrelle

31 Marzo 1994

Nessuna opera di grande respiro può compiersi nell’egoismo e nell’orgoglio.

Obbedire è una gioia, perché una forma di dono, di dono illuminato.

Obbedire è fecondo, moltiplica il risultato degli sforzi. Obbedire è un dovere, perché il bene comune dipende dalla disciplinata unione delle energie.

La società umana non è formata da un nugolo di zanzare accanite e irrequiete, che si avventano nell’aria seguendo il loro interesse o il loro umore. Essa è un grande complesso sensibile che l’anarchia rende sterile o pericoloso, mentre l’ordine e l’armonia gli offrono possibilità illimitate.

Un popolo ricco, composto da milioni di individui che siano però isolati dall’egoismo, è un popolo morto.

Un popolo povero, in cui ciascuno riconosca con intelligenza i propri limiti e i propri obblighi verso la comunità e obbedisca agendo solidamente, è un popolo vivo.

L’obbedienza è la forma più elevata dell’uso della libertà. E’ una costante manifestazione dell’autorità, l’autorità su se stessi – la più difficile di tutte.

Nessuno è realmente in grado di dirigere gli altri, se non è prima in grado di dirigersi da solo, di domare dentro di sé il destriero orgoglioso che desiderava lanciarsi follemente nel vento dell’avventura.

Dopo aver obbedito si può comandare, non per godere brutalmente del diritto di scacciare gli altri, ma perché il comandare è una prerogativa magnifica quando mira a disciplinare forza scalpitanti, conducendole alla pienezza del risultato, fonte suprema di gioia.

Léon Degrelle, Militia