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Il Movimento 5 Stelle e la sondaggiocrazia


(a cura della Comunità Militante Furor)

Le elezioni del 4 marzo ci restituiscono la netta affermazione del Movimento 5 Stelle che, da solo, è andato oltre il 30% dei consensi. Il partito di Casaleggio resta un unicum nel mondo delle democrazie occidentali. Se l’opinione pubblica, come al solito, si concentra su notizie superficiali che offrono una visione distorta e limitata del fenomeno, conviene fare alcune riflessioni su cosa, effettivamente, rappresenta il M5s sulla scena democratica.

Figli del collasso dei partiti tradizionali e del mal governo, incarnano in pieno il concetto di “partito piglia tutto”, con un’evidente riduzione del bagaglio ideologico e un appiattimento verso il basso. Da qualsiasi parte li si osserva ti sembrano simili a te. Guardato da sinistra o da destra il M5s appare invitante e vicino alle idee di quell’area ideologica. Questo “autobus” in movimento che accoglie tutti non è altro che l’ultima manifestazione del progredire della democrazia: la sondaggiocrazia.

In “Essere Comunità”, Marco Scatarzi sottolinea come “un tempo il politico non era costretto a seguire gli umori del popolo: egli anticipava caparbiamente ciò che riteneva giusto dire, contribuendo a costruire il futuro; un modus operandi che oggi è annientato dalla subordinazione della classe politica alle frenesie dei naviganti e degli stomaci inebetiti delle masse”. Questa è la sondaggiocrazia, modificare idee e azioni in base agli umori istantanei della massa che, in uno spazio non-reale come quello della rete, si esprime in continuazione su qualsiasi genere di cosa.

M5S: una banda di (giacobini) onesti allo sbaraglio…

 

Ad anticipare, in parte, il M5s ci aveva pensato Berlusconi. La sua Forza Italia, a metà anni ’90, era organizzata con figure professionali nel campo del marketing e della comunicazione, con un’evidente propensione allo studio dei sondaggi. Si stilavano i programmi dopo un attento e accurato studio di mercato. Oggi, quello che conta realmente del M5s, non è tanto la poca esperienza o l’uso scorretto dei tempi verbali ma il cambio strutturale che vogliono imporre, attraverso lo strumento della rete (es. piattaforma Rousseau), da una democrazia parlamentare a una democrazia diretta. L’ultimo stadio di questa pagliacciata. L’ideologia di internet, la semplificazione e la velocizzazione destinati a diventare valori questa società.  

Continua inesorabile il lavoro della democrazia sul carattere degli uomini, si fa sempre più nitida la figura dell’uomo “obliquo”. Questa tipologia di uomo è stata definita da Julius Evola come “della razza sfuggente”: «Un tipo umano che si è venuto a creare soprattutto per l’influenza nefasta della democrazia che ha esercitato un’azione corrosiva sul carattere e sulla tenuta etica. Si è rivendicata una “liberazione” che significa l’eliminazione di qualsiasi forma interna, di ogni carattere, di ogni dirittura, in una parola, il declino o la carenza nel singolo di quel potere centrale del quale abbiamo ricordato la suggestiva denominazione classica di Egemonikon».(1)

(1) Evola, L’Arco e la clava, Edizioni Mediterranee, Roma 1995, p.30.