Cuib Femminile | C’è madre e Madre

 
(a cura del Cuib Femminile Raido)
 
Girovangando in rete ci siamo imbattute in una notizia che ci ha dato molto su cui riflettere. All’ospedale di Treviso, “grazie” alle diagnosi prenatali, ultimamente vengono partoriti sempre meno bambini con la sindrome di down. Occorre soffermarsi sul fatto che si tratta di parti, non di concepimenti. Infatti il numero di bambini affetti da trisomia 21 è diminuito solo in quanto un sempre maggior numero di mamme decide di abortire anche dinanzi alla sola probabilità, dunque non certezza, che il proprio figlio non sia geneticamente sano.
Per chi è poco pratico dell’argomento spieghiamo che vi sono diagnosi prenatali non invasive che tuttavia offrono risultati meramente probabilistici, dunque non in termini di certezza, dando qualche volta risultati come  “falsi positivi” e “falsi negativi”. L’unico esame attendibile al 100% è l’amniocentesi che però ancora oggi presenta una percentuale ancorché bassa di rischi per il feto. Tuttavia in caso di malformazioni genetiche accertate o presunte non vi è alcun modo di intervenire sulla salute del feto. Pertanto l’unica decisione che la madre può eventualmente prendere è quella di abortire o meno.
 
In occasione dei riti e delle funzioni religiose della Pasqua da poco trascorsa, si è avuto modo di effettuare alcune riflessioni proprio sul modello di maternità proposto non dai giornali ma dalle Sacre Scritture, molto diverso da quello che abbiamo letto poc’anzi. Ascoltando del dolore di Maria ai piedi della Croce, del dolore di una madre che mai una volta ha tentato di ostacolare il cammino di santità di suo Figlio,  emerge chiaramente la valenza simbolica e fortemente anagogica della madre di Gesù nella religione Cristiana. Ella, lontana dall’orrore di queste diagnosi prenatali moderne, ha ospitato nel suo ventre il figlio di Dio. Maria ha avuto fede nel Signore. Sapeva solo una cosa del suo bambino, ma era  la più importante. Sarebbe stato il figlio di Dio. 
 
Maria era inoltre ben consapevole del suo ruolo di madre, intesa come  strumento con il quale il Figlio è venuto al mondo ed è cresciuto, ma ha sempre rispettato il suo ruolo senza mai tentare di svincolarsene. Maria ha lasciato Gesù libero di compiere il proprio destino, sacrificandosi alla dolorosa volontà di Dio per la realizzazione di un progetto più grande: la salvezza del genere umano.  Non occorre essere credenti per riuscire a cogliere il significato altissimo del ruolo di Maria.
Il ruolo della Vergine Madre, grande e unico già nel nome, ci piace perché è Amore puro. È dono, è fede nella Provvidenza, è sacrificio, è bene incondizionato per il proprio figlio, e soprattutto è privo di individualismo e possesso. In una parola, appunto, è Amore.
 
Il contrasto con le donne di oggi è fortissimo. Le scelte che siamo chiamate a compiere in quanto donne e in quanto madri sono da sempre difficili e a volte dolorose. Ed è proprio per questo che la religione ci ha fatto dono di figure come Maria: per infonderci il coraggio di scegliere la strada giusta.