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Imperium. Lo spirito di Roma – recensione (14/04/2018)

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Sabato 14 Aprile si è svolta presso i locali della Comunità Militante Raido, l’ormai consueto appuntamento di avvicinamento al Natale di Roma con il professor Mario Polia. Conferenza dal titolo “Imperium. Lo spirito di Roma“.

E’ la Comunità Militante Raido a fare gli onori di casa, chiarendo sa subito il motivo per il quale in un mondo ormai in putrefazione dove il caos padroneggia, oggi più che mai la bussola deve necessariamente essere orientata verso quel mondo di valori eterni ed immutabili che non sono soggetti alle logiche spazio-temporali. Quegli stessi principi che Roma seppe incarnare e vivificare in ogni aspetto dell’esistenza. E dunque, è proprio questa la Roma alla quale quest’oggi ci si deve rifare e non di certo quella morta dei musei e delle rovine, mummificata da certa accademia o archeologia; né tantomeno quella folcloristica rappresentata da quegli atteggiamenti esteriori da “bullo” che nulla hanno a che vedere con la romanità vera.

locandina-imperium-polia-webLa parola poi passa al professor Polia, il quale nel presentare una Roma fonte inesauribile di significati, di valori e di misteri che esigono un profondo lavoro di interiorizzazione, fissa quel patrimonio di valori spirituali espressi da questa civiltà. Un’orma imprescindibile da seguire lungo il cammino della Tradizione. Non si tratta di guardare indietro ma di guardare verso l’alto, cosi proprio come ha fatto Roma.  Cosciente di essere un centro di aggregazione di forze spirituali, capace di testimoniare dei valori che egli stessa non ha inventato ma ricevuto dalla Tradizione primordiale.

Caratteristica peculiare di Roma, pertanto, è quella di aver cercato di realizzare dal primo, così come fino all’ultimo momento dei cicli storici di cui ha fatto parte, quell’insieme di valori eterni di cui era depositaria. Non ha speculato, bensì vivendo fedele al Mos maiorum ha saputo testimoniare una visione del mondo ed uno stile di vita assunto ancor prima dai suoi antenati.

L’intervento del professor Polia è poi proseguito focalizzando l’attenzione su quelli che possono essere definiti i valori fondanti di Roma, su tutti: la “Pietas”. Etimologicamente traducibile come senso di dovere per un favore ricevuto, essa non ha nulla a che vedere con un sentimento di commiserazione. Successivamente, il relatore ha precisato il significato principale del tema della conferenza: l’autorità regale non viene concessa dal senato né dagli eserciti, viene data solamente da Giove mediante segni certi sulla persona che lui stesso ha investito di questo potere. Quest’ultimo scende dall’alto sulla testa del Rex che diventa il vicario di Giove per l’esercizio della giustizia, ovvero dello Jus, norma giuridica che permette di agire in conformità con il potere divino.

locandina-del-ponteGiunto alla conclusione – dopo aver trattato altri aspetti fondamentali della tradizione romana come ad esempio, il sacerdozio – il relatore, infine, ha risposto ad alcune domande del pubblico spaziando dalla Roma delle origini, parlando del mito di fondazione e delle divinità di riferimento delle tre funzioni: sacerdotale, guerriera e produttiva.

L’obiettivo della conferenza non è stato quello di celebrare la Roma morta, ma bensì di ri-cordare, cioè di riportare al cuore una Roma eterna e di tracciare dentro di noi – con coraggio e semplicità romana – quel solco della città sacra, così come fece Romolo sul Palatino all’alba di quel XXI Aprile. Ventuno di Aprile a cui dobbiamo arrivare con la stessa, medesima, tensione spirituale di chi si appresta a edificare (ogni giorno) quella Roma “invisibile” che è invincibile per l’eternità.

Ci vediamo sabato 21 Aprile per la presentazione del libro “La religione dei romani” di Renato Del Ponte.

In alto i cuori!