Letto da un militante | La notte di Valpurga


La notte di Valpurga
di Gustav Meyrink
Edizioni Studio Tesi
192 pp.

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Uscito solamente due anni dopo il suo primo e più famoso romanzo (Il Golem), La notte di Valpurga è la seconda opera di Gustav Meyrink, scrittore d’origine austriaca, ma praghese d’adozione, conosciuto nel nostro paese soprattutto per merito di Julius Evola, che per primo contribuì a diffondere e tradurne le opere.

Scritto alla vigilia della Rivoluzione d’ottobre, l’opera di Meyrink mette in scena le vicende di un gruppo di decadenti personaggi della nobiltà praghese alle prese con una sommossa popolare guidata dalla follia che accompagna la notte che le leggende nordiche chiamano “di Valpurga”.

Seppur scritto a distanza di soli due anni dal Golem, questa seconda opera presenta numerose differenze con l’opera più famosa di Meyrink. Lo stile più asciutto e analitico, forse complice anche una traduzione differente, è funzionale alla narrazione e alla volontà di trasmettere realmente gli stati d’animo di una società sull’orlo del baratro, tra suggestioni socialiste e una nobiltà ormai totalmente priva del carattere che aveva forgiato l’Europa. Le vicende sono slegate, e il loro dipanarsi durante il racconto sembra quasi non avere senso o comunque non fornire dettagli utili allo svolgersi della trama. Come in sogno, il tempo e le vicende si accavallano e interrompono, sembrano quasi vivere contemporaneamente come in un “eterno presente”, dove futuro e passato non sono altro che illusioni.

Anche l’assenza di un reale protagonista e l’adozione di uno stile corale è un elemento che differenzia nettamente La notte di Valpurga dagli altri romanzi dell’autore; i personaggi e le loro vicende sono tuttavia quasi tratteggiati con distacco uno a fianco all’altro, come una serie di ritratti su una parete, o come i quadri degli antenati nella stanza dei dipinti della contessa, e che così prepotentemente influenzano con la sola forza della stirpe e del sangue – quel collegamento ininterrotto con gli antenati di cui parla Evola in Rivolta contro il mondo moderno – la svolta finale dell’opera.

Anche la città di Praga – che nel Golem aveva un ruolo predominante – qui appare solo di sfuggita, tra i dialoghi e i pensieri dei protagonisti come la terra del popolo, un luogo immondo e distante seppur così geograficamente vicino alle dimore dei protagonisti. La Praga magica ed occulta lascia il posto ad una Praga fin troppo reale e crudele, dal Destino incerto e folle.

L’elemento magico ed esoterico che caratterizza i romanzi di Meyrink (come nel Golem, dove il linguaggio esoterico e kabalistico è il fulcro attorno al quale ruota la vicenda) qui è quasi un elemento accessorio, sebbene fornisce solo in apparenza le motivazioni che muovono la sommossa popolare; le passioni e gli impulsi tellurici della massa sono il vero motore che origina i rivolgimenti di una società al tramonto e il siddhi dell’awesha, così come il dio dal ventre cinto di pelle, sono solo strumenti al servizio dei desideri umani.

Da una parte l’ipocrisia borghese e il suo modo di vivere e dall’altra le invidie di una plebe sempre più suggestionata dalle nuove ideologie e intenzionata a prendere con la forza il potere, alla fine ciò che rimane del romanzo (forse in questo senso il più realista) è un suggestivo dipinto espressionista dell’Impero e dell’Europa a cavallo tra due secoli, nello stile tipicamente affascinante che caratterizza le opere di Meyrink, che già alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre intravedeva le tenebre incombere sull’Europa.