Pamela uccisa ancora una volta… dalla magistratura. E le femministe?

 
La recente storia di Pamela, la ragazza romana tossico-dipendente, con una difficile storia alle spalle, massacrata, stuprata e uccisa da un branco di nigeriani, prosegue in sviluppi allarmanti. Il Procuratore che rappresenta l’accusa contesta, oltre all’omicidio, alle sevizie sul corpo e all’occultamento di cadavere, anche un altro reato: la violenza sessuale, provata dalle indagini sul corpo (quel che ne resta…) della ragazza.
Ma la magistratura giudicante, che deve sempre ricordare a tutti il proprio potere insindacabile e assoluto (ingiudicabile secondo quella Costituzione tanto osannata dagli italioti), sembra non condividere questo orientamento e non crede vi sia stata violenza. Così, una giovane ragazza fuggita dalla comunità senza un soldo e in preda alla confusione, finisce rocambolescamente in una casa con nigeriani che ne abusano in tutto e per tutto: ma la risposta del magistrato è “lei era consenziente“.
Ora, dove sono le femministe? Quelle delle manifestazione per il potere dell’utero? Quelle che “ogni uomo è uno stupratore“? Quelle che cacciano gli uomini dalle loro manifestazioni solo perché uomini? Ah, certo: non sanno cosa fare né cosa dire, perché se la bestia maschile è un immigrato, allora non è facile condannarlo. Ed ecco il cortocircuito, cara femminista: ora chi difendi? Ora chi accusi? Gli immigrati o la ragazza?

(da repubblica.it)
Pamela, nuovo ordine di cattura per Oseghale. Adesso è accusato di omicidio
Il nigeriano avrebbe ucciso la ragazza dopo che si era sentita male per una dose di eroina. E sull’accusa di stupro è scontro fra pm e gip. In mano alla procura un’intercettazione in cui uno dei presunti complici dice di esser stato chiamato quel giorno da Oseghale: “Mi disse ‘vieni a violentare una ragazza che dorme”. Sabato a Roma i funerali della diciottenne

Si rafforzano gli elementi di prova a carico di Innocent Oseghale, il nigeriano in carcere da tre mesi per la tragica fine di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa, il cui corpo fatto a pezzi fu trovato in due trolley abbandonati sul ciglio della strada tra Pollenza e Macerata. Ma è scontro tra Procura e gip sulla violenza sessuale subìta da Pamela.

Questa mattina al nigeriano è stata notificata in carcere una nuova ordinanza di custodia cautelare, questa volta per omicidio volontario. Fino ad ora gli elementi a suo carico avevano indotto il gip a formulare solo l’accusa di occultamento di cadavere, ma ora l’impianto accusatorio, forte delle risultanze venute fuori dalle complesse analisi dei carabinieri del Ris, hanno consentito di aggravare le accuse nei suoi confronti.

Per il procuratore di Macerata, Giuseppe Giorgio, dopo aver condotto Pamela nel suo appartamento di Macerata e averle procurato una dose di eroina, Oseghale avrebbe anche costretto la ragazza a un rapporto sessuale. Il Dna trovato sui resti di Pamela lo inchioda, ma il gip non ha contestato anche questa accusa nel nuovo ordine di custodia, ritenendo che tra i due si fosse creato un “clima amicale”. Un’impostazione che la Procura contesta e che probabilmente sosterrà proponendo appello contro il provvedimento del gip.

A sostegno della propria tesi, la procura ha allegato la trascrizione di un’intercettazione, avvenuta nel carcere di Ancona, di un colloquio tra Lucky Awelima e Desmond Lucky, i due connazionali di Oseghale detenuti con l’accusa di aver partecipato all’uccisione di Pamela ed allo strazio del suo corpo: “Il 30 gennaio – direbbe Awelina a Lucky – Innocent mi telefonò chiedendomi se volevo andare a stuprare una ragazza che dormiva”.

Restano ancora incerti la dinamica e soprattutto il movente del delitto, che al momento vede in carcere altri due nigeriani, Lucky Desmond e Lucky Awelima, per i quali però non è stata trovata alcuna prova della presenza nell’appartamento di Oseghale e dunque circa la reale partecipazione alle fasi dell’omicidio. Grazie anche alle dichiarazioni rese dal quarto indagato a piede libero (un altro nigeriano), Innocent Oseghale potrebbe avere ucciso Pamela, stordendola e poi con due coltellate allo stomaco, dopo che la ragazza si è sentita male in seguito all’assunzione della dose di droga che le è stata procurata. Il quarto indagato, Anthony Anianu, ha riferito infatti di aver parlato quel giorno al telefono con Oseghale, che gli avrebbe detto di essere con una ragazza che si era sentita male. Certamente, dagli accertamenti del Ris viene fuori che Oseghale ha violentato Pamela, l’ha uccisa, ne ha sezionato il corpo cercando malamente di disfarsene.

Restano al momento intatti tutti gli interrogativi sul reale ruolo degli altri due nigeriani in carcere. L’efferatezza dell’omicidio sembra escludere che Oseghale possa aver fatto tutto da solo. C’è poi il giallo dell’interprete nigeriana scomparsa dopo aver tradotto le intercettazioni in carcere in cui i due nigeriani parlano tra di loro con alcune espressioni agghiaccianti, lasciando intendere che Oseghale avrebbe fatto tutto da solo.

Oggi a Macerata è tornata la mamma di Pamela, Alessandra Verni per riprendere il corpo della ragazza e accompagnarlo a Roma dove sabato mattina alle 11, nella chiesa di Ognissanti di via Appia Nuova, si terranno i funerali prima della tumulazione della salma nel cimitero del Verano. Per sabato sia la sindaca di Roma Virginia Raggi che il sindaco di Macerata hanno proclamato una giornata di lutto cittadino.