Articoli, Attualità

WhatsApp è gratis. Come fa, allora, a guadagnare?

Nonostante le periodiche (e false) catene di Sant’Antonio che lo danno per trasformarsi, a breve, a pagamento ,WhatsApp è sempre gratis. Infatti, l’app di messaggistica più diffusa al mondo con 1,5 miliardi di utenti mensili – venduta nel 2014 a Facebook per 19 miliardi di dollari – è totalmente gratuita e non accetta contenuti pubblicitari.
Ma allora, come riesce a far cassa? Come guadagna? Uno dei principi fondamentali dell’economia è che non può esistere, sul mercato, un bene/servizio “gratis”. In questo caso il bene/servizio oggetto di scambio (e, perciò, di guadagno) sei tu: sì proprio tu che stai leggendo in questo momento.
Infatti, Facebook vorrebbe utilizzare le informazioni degli utenti di Whatsapp per far cassa, e monetizzarle tramite le attività dei suoi inserzionisti. Non a caso il colosso della Sylicon Valley ha recentemente lanciato Whatsapp Business – una app gratuita destinata alle piccole imprese per consentire alle aziende di creare un profilo e inviare messaggi ai propri clienti su WhatsApp. Con l’obiettivo di aumentare l’utilità di WhatsApp Business, Facebook ha indebolito la crittografia attualmente disponibile, iniziando a condividere più dati personali con terze parti e con lo stesso Facebook. Ancora sicuro che Whatsapp sia gratis o inizia capire che stai, giorno dopo giorno, pagando le tue chat svendendo la tua privacy?
Whatsapp è gratis e non ha pubblicità. Ma allora, come fa a guadagnare?

di Francesco Musolino – (www.businessinsider.it) – 09/05/2018 –

Le nostre giornate sono scandite dalle notifiche Whatsapp. Sono pochi i professionisti al mondo che vi si possono sottrarre, rinunciando alla possibilità di restare in contatto con il mondo e le redazioni in tempo reale. Un approccio che ha stravolto la nostra vita, del resto il tempo trascorso fra il doppio baffo blu della lettura avvenuta e la relativa risposta, può segnare il destino di rapporti di lavoro e soprattutto, delle nostre relazioni sentimentali.

Ma nonostante i periodici allarmismi, l’app di messaggistica più diffusa al mondo con 1,5 miliardi di utenti mensili – venduta nel 2014 a Facebook per 19 miliardi di dollari – è totalmente gratuita e non accetta gli ads pubblicitari. Ma allora, come riesce a far soldi?

Un passo indietro. Come forse ricorderete, Whatsapp fino al 2016 non era gratuito. In alcuni paesi, l’app costava circa 1 € per il download; in altri, il primo anno era gratuito ma dopo un anno di prova si pagavano 0,89 Euro all’anno per i dispositivi Android o 1 € per iOS.

Ogni utente ha versato il proprio obolo per un’entrata stimata sui 700 milioni di dollari annui ma dal 2016 è diventato gratuito e senza pubblicità all’nterno. Una mossa che ribadisce il valore di mercato della parola che ci attrae di più: gratis.

Ma i tempi stanno cambiando e solo pochi giorni fa il Ceo di WhatsApp, Jan Koum, ha lasciato la società che aveva co-fondato quasi un decennio fa. Sembra stia valutando anche di lasciare il consiglio di amministrazione di Facebook.

In un post ha ringraziato il team e ha dichiarato: “mi prenderò un po’ di tempo per fare cose che mi piacciono al di là della tecnologia: collezionare rare Porsche raffreddate ad aria, lavorare alle mie macchine e giocare con un nuovissimo frisbee. E continuerò a tifare su WhatsApp, solo dall’esterno. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo viaggio”.

Il Washington Post afferma che Koum si trova a disagio per il modo in cui Facebook vorrebbe utilizzare le informazioni degli utenti di Whatsapp per far cassa, mettendo in crisi la cifratura e attuando una politica più morbida sulla cessione dei dati a terze parti, riuscendo in tal modo a monetizzare senza stravolgere il donwload gratuito. A tal proposito è giusto rammentare che l’altro co-fondatore della piattaforma, Brian Acton, dopo aver lasciato la società lo scorso anno, allarmato dalla situazione ha donato circa 50 milioni di dollari a Signal, un’app di messaggistica che si concentra interamente su privacy e sicurezza.

Non solo, recentemente Brian Acton ha anche sostenuto la campagna #DeleteFacebook a seguito dello scandalo Cambridge Analytica mentre Koum, attualmente, è l’unico fondatore di una società acquisita da Facebook a far parte del suo consiglio di amministrazione. Tuttavia sarebbe ad un passo dall’addio, in rotta di collisione con le politiche del colosso dei social.

Una mossa da tener d’occhio è il lancio di Whatsapp Business – una app gratuita destinata alle piccole imprese per consentire alle aziende di creare un profilo e inviare messaggi ai propri clienti su WhatsApp.

Da qui in poi qualcosa è cambiato per sempre.

Con l’obiettivo di aumentare l’utilità di WhatsApp Business, Facebook ha indebolito la crittografia attualmente disponibile, iniziando a condividere più dati personali con terze parti e con lo stesso Facebook. Del resto un altro punto di attrito era nato nel 2016 per via della crittografia end-to-end (una funzione di sicurezza che rimescola i messaggi delle persone in modo che gli estranei non possano leggerli). Ovviamente i dirigenti di Facebook, interessati dalle possibilità di guadagno derivanti dalle cessione di informazioni a terze parti, non avevano gradito questa innovazione.

Nel frattempo dall’India giungono indiscrezioni per il beta test della funzionalità per inviare denaro fra gli utenti via chat (qui ci sono circa 200 milioni di utenti mensili attivi) appoggiandosi al sistema UPI (Unified Payments Interface) per le transazioni e supportato da un ampio numero di istituti bancari locali.

E adesso cosa accadrà? Ad oggi Telegram – già messo al bando in Russia – sembra l’unico baluardo in grado di tutelare la nostra privacy. Ma quanto resisterà alle sirene del mercato? Quante violazioni possiamo tollerare in nome della gratuità di un servizio?