Via libera all’aborto in Irlanda

(a cura della Redazione di AT) – 28/05/2018

Dopo aver dato il via libera ai matrimoni omosessuali con il referendum del maggio 2015 che ha introdotto direttamente in Costituzione (34° emendamento) il concetto di matrimonio a prescindere dal sesso dei coniugi (Marriage may be contracted in accordance with law by two persons without distinction as to their sex), l’Irlanda fa un ulteriore, drammatico passo verso la dissoluzione. Come ampiamente confermato, il referendum del 25 maggio scorso ha sancito l’abrogazione dell’8° emendamento (introdotto peraltro proprio per referendum nel 1983), quello che riconosceva il diritto alla vita del “non nato”, quindi del nascituro, dell’embrione, equiparandolo al diritto alla vita della madre, e che costituiva pertanto uno sbarramento costituzionale all’introduzione di qualsiasi legge che consentisse l’aborto volontario, che non fosse giustificato dal rischio di morte per la donna incinta.

Questo era il testo di questo fondamentale emendamento:

The State acknowledges the right to life of the unborn and, with due regard to the equal right to life of the mother, guarantees in its laws to respect, and, as far as practicable, by its laws to defend and vindicate that right.

Ora questa norma non esiste più, ed entro poco tempo anche l’Irlanda avrà la sua legge sull’aborto, tra la gioia di tutti e l’ovvio silenzio di chi ormai, per sua tragica scelta, non conta più nulla (la Chiesa Cattolica). Il lavaggio dei cervelli, l’estenuante propaganda ed i finanziamenti a pioggia dei soliti noti, filantropi del demonio e sodali (George Soros, l’ONU e amici vari), ha prodotto l’ennesimo, eccezionale successo.

Ogni argine sta cedendo, anche negli ultimi avamposti tradizionali europei. La sovversione dilaga, la fine non è più, forse, così lontana.