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Lavoro negato: 30 anni in fabbrica ma l’operaio viene licenziato da un robot che gli ruba il posto.

Questa è la storia di un operaio, affetto da una grave disabilità (ha perso la mano nel lontano 1991), che per 30 anni ha lavorato onestamente nella stessa azienda. Oggi, a soli quattro anni dalla pensione, improvvisamente interviene il licenziamento.
La ragione: è stata inventata una macchina che svolge automaticamente il lavoro a cui lui così a lungo è stato assegnato. Nella lettera di (testuali parole) “licenziamento per giustificato motivo oggettivo con esonero dal preavviso”, l’azienda è perentoria: “La nostra società ha installato una macchina, denominata ‘Paint cap applicator’, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto. Viene così soppressa la Sua posizione lavorativa”. Arrivederci e grazie.

(www.repubblica.it) – 30/05/2018 – Per tren’anni ha lavorato a Melzo in provincia di Milano per la Greif Italia S.p.a., ramo italiano di una multinazionale che produce taniche e altri contenitori a Melzo. Per quasi tutta la sua vita professionale, ha dovuto convivere con una pesante disabilità, visto che nel 1991 ha perso una mano. Ora all’operaio, un 61enne marocchino, l’azienda comunica che è licenziato.

La ragione: è stata inventata una macchina che svolge automaticamente il lavoro a cui lui così a lungo è stato assegnato: la posa dei tappi provvisori sui flaconi appena prodotti, prima della verniciatura. Nella lettera di “licenziamento per giustificato motivo oggettivo con esonero dal preavviso”, l’azienda è chiara: “La nostra società ha installato una macchina, denominata ‘Paint cap applicator’, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto. Viene così soppressa la Sua posizione lavorativa”.

La ditta riconosce all’uomo l’indennità di legge. Ma lui, che per un’intera vita lavorativa ha servito la stessa azienda, non ci sta. “Mi manca poco alla pensione, appena quattro anni. Lavorare lì per me era la vita. Che almeno mi pagassero i contributi”. Un tentativo di conciliazione, mediato dai sindacati, sarebbe fallito. Nel dramma del lavoratore marocchino c’è quello di intere generazioni di lavoratori, il cui mestiere dall’oggi al domani viene svolto da computer e macchinari.

Mirko Mazzali, avvocato penalista a cui l’uomo si è rivolto, commenta: “Non si può licenziare una persona che ha lavorato trent’anni in un posto, prossima alla pensione, perché una macchina ha preso il suo posto. Tanto più se si tratta di una persona con una disabilità tale da rendere difficoltosa la ricerca di un nuovo impiego”.