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Il gramellinismo militante

(a cura della Comunità Militante Furor)

(04/06/2018) – Retorica, banalità e morale piccolo borghese sono i tratti che definiscono il giornalista, scrittore, conduttore e, chi più ne ha più ne metta, Massimo Gramellini. Da anni, ogni mattina, ci rifila i suoi articoli saccenti e presuntuosi. Storielle che raccontano l’Italia dal ventre molle, pronta a indignarsi – ma mai a ribellarsi – e incline alla lacrima facile, anzi automatica.

Gramellini è solo la punta di un iceberg, ossia del giornalismo perbenista all’italiana. Il più “infilato” del giornalismo radical chic nostrano, falce e martello alle cene di gala dell’ambasciata americana dove, tra una tartina e l’altra, conversa amabilmente d’integrazione e periferie (tradotto: di cose che non ha mai visto), assaporando la prossima noiosissima storiella e le lacrimucce che raccoglierà in giro per lo stivale. Questa tipologia di giornalismo, che imperversa tanto in televisione quanto sulla carta stampata, è l’altra faccia della medaglia di “grande fratello” e figli, di Barbara D’Urso e delle notizie strappalacrime (e strampalate) di studio aperto. Un mix letale.

Se l’offerta narrativa sentimentale è elevata, la domanda non è da meno. Il carattere mediterraneo degli italiani, illustrato da Julius Evola in Carattere, è costantemente alla ricerca del pathos, incline alla facile commozione, povero di equilibrio interiore, pronto ad accendersi ferocemente per un non nulla e a spegnersi con altrettanta immotivata velocità. Tutte queste caratteristiche fanno dell’italiano medio il cliente ideale di Gramellini e compagni. Carne in balia di chi sa parlare alla pancia, di chi sa accendere (solo fuochi di paglia, sia ben chiaro), di chi costruisce i titoli che raccontano il falso.

Nel mondo moderno si sostituiscono all’idea di bellezza quella di spettacolarità, la vittoria della tecnica sull’ispirazione, l’effetto alla verità. A noi non resta che rimanere fermi sulle nostre posizioni, non cedere un metro, distaccati.

Giustizia e Verità, queste le nostre parole d’ordine, la nostra unica via.