Istruzione radical-chic e Sapienza Tradizionale

Ecco cosa scrive (appunto, scrive) l’ennesimo appanzato intellettualoide cinguettante di sinistra sugli elettori del governo M5S-Lega. Si tratta di parole di cattiveria, che – nella rabbia di chi è stato tagliato fuori nonostante sia ‘acculturato’ – invocano ‘istruzione e alfabetizzazione’, sostanziandosi nell’assunto (errato, erratissimo): solo chi è istruito può compiere le scelte giuste.

Per rispondere a questo ingordo di cultura occidentale (che ovviamente scrive sull’Huffington Post, quel cesso in cui ritrovare simili soggetti), ci viene in soccorso nientepopodimenoché Ananda K. Coomaraswamy (nel saggio “L’illusione dell’alfabetismo”, contenuto in Sapienza Orientale e Cultura Occidentale), che spacca a martellate l’assunto del ‘salame’ sopra citato, ricordandoci che l’istruzione occidentale, fatta di alfabetizzazione e nozionismo, ha distrutto il Sapere e la Cultura, quella detenuta veramente dal popolo, quella orale, quella interiore:

Ananda K. Coomaraswamy

“Quando noi ci prefiggiamo di «educare» gli abitanti delle isole dei Mari del Sud, lo facciamo generalmente perché diventino più utili a noi (ormai è ammesso da tutti che in India l’«educazione inglese» iniziò sotto questa prospettiva), o per «convertirli» al nostro modo di pensare; giacché nessuno ha mai avuto in mente di introdurli a Platone. Ma se mai succedesse a noi o a loro di incontrare Platone, resteremmo probabilmente meravigliati scoprendo che la loro protesta («L’uomo non può ricordare?») l’aveva già espressa lui: «L’alfabeto ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall’interno di se stessi ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente. Né tu offri vera sapienza ai tuoi scolari ma ne dai solo l’apparenza perché essi, potendo leggere molte cose senza insegnamento, si crederanno dottissimi [in quello che il professor E.K. Rand definiva il «sempre più del sempre meno»], mentre saranno pressoché ignoranti e inguaribili dalla loro ignoranza, non saggi ma saccenti»”.