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Heliodromos | Il fantasma della libertà

di Enzo Iurato

(www.pergiustizia.com) – 08/06/2018 – Per il titolo del presente articolo abbiamo volutamente richiamato un vecchio film del regista spagnolo Luis Buñuel, in cui veniva presentato un mondo alla rovescia, all’insegna del totale sovvertimento dei canoni e dei rituali borghesi, ridicolizzati alla luce delle posizioni anticlericali e progressiste del regista, come la tavolata comune per defecare e l’appartarsi in un locale chiuso a chiave per mangiare, o l’esibizione nascosta e morbosa a dei bambini di immagini ritraenti panorami parigini. Il fatto che Buñuel si collocasse su posizioni sovversive nulla toglie al significato sintomatico della pellicola, accentuandone piuttosto la carica dirompente nel momento in cui si presenta come “una negazione della negazione”.

Premesso che siamo fermamente convinti che il caos antiumano in cui si trova immersa oggi, praticamente, l’intera umanità non può trovare rimedi e soluzioni intervenendo sugli effetti, né tanto meno essere rettificato ricorrendo ad interventi solo di tipo politico, bisogna pur riconoscere che tali effetti e le stesse forme politiche venute a predominare ne rappresentano in maniera inequivocabile i segni caratteristici e il tratto distintivo essenziale. Solo muovendo da un simile punto di vista sarà allora possibile analizzare, in maniera distaccata e con qualche possibilità di comprensione, quanto è accaduto di recente nel nostro Paese in margine ai tentativi di varare il governo che ha visto coinvolti da una parte Lega e Movimento 5 Stelle e dall’altra il Presidente della Repubblica Mattarella, fiancheggiato praticamente da tutti gli organi di informazione nazionali ed esteri, dove si è avuta una evidente dimostrazione del fatto che la cosiddetta “democrazia” è una parola vuota, non mantenendo affatto essa quanto promette, ed essendo più o meno estensibile a seconda della convenienza di chi ne detiene il copyright: più democrazia o meno democrazia, a secondo della ricetta che si vuole “cucinare”! Infatti, nel caso in questione, la violazione dei “sacri principi democratici” è stata così palese da costringere a prenderne atto anche alcuni degli stessi officianti del suo credo. Quegli stessi gazzettieri che anche in questa occasione hanno dimostrato di osservare la realtà da uno scantinato (in cui li ha sprofondati e rinchiusi il politicamente corretto e l’acritica e pigra adesione al pensiero dominante: un alloggio comunque confortevole e profumatamente remunerato), da dove, anche se riescono a vedere solo i piedi dei passanti, pretendono di descriverne l’intera figura e suggerirne i sentimenti più intimi.

Prescindendo dal giudizio sul cosiddetto “governo giallo-verde”, che comunque minaccia di rompere in qualche modo i rigidi equilibri di uno status quo soffocante e incancrenito, l’operazione sanitaria scattata all’unanimità ha permesso di “intuire” il sottofondo tirannico del sistema rappresentativo, falsamente accreditato al popolo e agli elettori. Praticamente è stato comunicato alla cosiddetta opinione pubblica: siete liberi di votare come volete… purché governi chi vogliamo noi! Questa semplice constatazione dovrebbe far riflettere sull’effettiva autonomia dei vari governanti che si sono succeduti nei lunghi anni del regime democratico e repubblicano, subentrato al regime fascista all’insegna della conquistata libertà. Costoro, quanto più sono rimasti a galla senza problemi e, soprattutto, quanto più hanno goduto di una serena pensione e di un invecchiamento indisturbato (tutti morti nel loro letto e non in qualche covo brigatista o in esilio all’estero, nonché rimasti immuni da scandali sapientemente orchestrati), tanto più avranno dimostrato di servire fedelmente i loro veri padroni.

Ovviamente, il problema non riguarda solo l’Italia, visto che la stessa ultima potenza mondiale rimasta ha dato ampia dimostrazione di questo doppio volto della politica contemporanea, per ultimo col percorso fatto dall’attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Egli, infatti, è giunto alla presidenza americana sotto le insegne del riformatore, se non del rivoluzionario, che avrebbe dovuto chiudere coi vecchi metodi fatti di ingerenze internazionali e di asservimento ad interessi di lobby “particolari”. Ma evidentemente, se non era già tutto previsto come verrebbe da pensare, il solo fatto di respirare l’aria di quei “locali” a Washington lo ha portato a sbarazzarsi dei precedenti compagni di viaggio che avevano contribuito alla sua elezione (Steve Bannon, per primo), circondandosi dei peggiori rappresentanti di quell’establishment contro cui era partito lancia in resta (John Bolton, fra i tanti). Sicuramente il livello mentale e morale del personaggio non prometteva niente di buono, degno rappresentante plebeo del “paese più plebeo del mondo”, ma non si potevano prevedere i voltafaccia, le cadute e i tradimenti di cui si è mostrato finora capace.

Se in Italia il “garante” del Potere reale si è dimostrato nella circostanza Mattarella – e abbiamo finalmente potuto capire a cosa serva quella carica apparentemente neutra e quali possano essere stati i compiti svolti e i “servizi” resi in passato dai suoi predecessori –, in America tutto il sistema e tutti gli apparati muovono nella stessa direzione, per garantire la peggiore tirannia che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto, anche in virtù degli strumenti che la rivoluzione informatica gli ha messo a disposizione.

Ipotizzare questo potere tirannico potrebbe sembrare un’esagerazione dettata dall’impotenza e dall’incapacità di contrapporgli un’alternativa valida e credibile, lasciando il sistema democratico (a parole!) ad ognuno l’opportunità di esprimere il proprio credo e promuovere un proprio progetto, qualunque esso sia. Ma basta solo vedere quali trappole giuridiche sono in grado di escogitare i suoi rappresentanti per rendersi conto che non esistono vie d’uscita pacifiche e indolore, essendo come minimo tacciato chiunque rifiuti i dogmi ufficiali da populista o sovranista, se non da omofobo o fascista. Con l’etichetta di terrorista poi, si pretende di neutralizzare qualunque forza e schieramento che provi minimamente a reagire, anche con mezzi violenti di autodifesa, alle palesi ingiustizie ed ai comprovati crimini contro l’umanità. È di Aleksàndr Solženicyn, nel suo Arcipelago Gulag, l’affermazione: «Un sistema che teme perennemente l’informazione ama illudere se stesso»; dove la testimonianza di un’altra tirannia ci viene in soccorso per comprendere in parte cosa spinge i tanti giornalisti nostrani – confusi e poco lucidi nelle loro analisi, quando si tratta di descrivere fenomeni che sfuggono alle loro limitate intelligenze – a ricorrere a slogan precostituiti e a termini semplificatori come quelli ricordati prima in corsivo.

Un possibile intervento rettificatore, a questo punto, diventa sicuramente problematico se non si comprende che esso deve riguardare in primo luogo l’uomo nella sua integralità. Cominciando dal mettere ognuno al suo posto, contro ogni falsità e suggestione democratica, secondo la propria vera natura, essendo lo snaturamento e la presunta eguaglianza di tutti gli esseri umani una delle peggiori cause dell’attuale caos sociale e politico. Se l’opposto e il contrario di “democrazia” è “aristocrazia”, sarà allora evidente che la cura ai mali attuali non potrà venire dal cambiare i contenuti e la direzione alle masse amorfe e traenti verso il basso, seguendone pedissequamente le orme, dovendoglisi piuttosto contrapporre un’ autentica Aristocrazia, tendente alla leggerezza e alla libertà che solo lo Spirito può assicurare, in contrapposizione a quelle pseudo aristocrazie che occupano gli attuali posti di comando, basate su una supremazia d’ordine materiale e quantitativa; di cui, non a caso, Dante colloca la scaturigine prima nel centro della Terra, là dove la pesantezza è assoluta.

Solo la «concentrazione nell’unità del principio» e la forza stessa della verità potrebbero garantire una valida alternativa a un simile stato di cose, assicurando la giusta direzione a tutti coloro che, per quanto pochi, potrebbero condurre la buona battaglia, superando quei limiti che oggi li rendono incapaci di organizzare alcunché, come fa giustamente notare René Guénon ne La crisi del mondo moderno: «Per questo tante persone, benché animate di una buona volontà incontestabile, sono incapaci di comprendere che occorre necessariamente cominciare dai principi e si ostinano a dissipare le loro energie in questo o quel dominio relativo, sociale o simile, in cui in tali condizioni nulla di durevole e di reale può esser compiuto».