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Letto da un militante | Cittadella

Cittadella

di Antoine de Saint-Exupéry  

Pagine: 560. AGA Edizioni, 2017.

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Difficile descrivere a parole un libro come Cittadella, un romanzo appena abbozzato, rimasto incompiuto e senza una revisione,  che il grande Antoine de Saint-Exupéry  appuntò tra un viaggio e l’altro. Ciononostante, ogni periodo di questo illuminante testo meriterebbe di essere citato e commentato, tale è la capacità che ha di suscitare riflessioni.

Il narratore è un re di un indefinito regno nordafricano,  che osserva, medita, giudica, conosce… in un dialogo incessante con sé stesso, col suo popolo e con il divino. Difficile quindi, dopo la lettura poterne riassumere i concetti, soprattutto perché ci si trova di fronte ad un testo di spessore, denso di frasi e periodi memorabili e profondissimo, anche se a tratti criptico. Sicuramente, da rileggere più volte, da assorbire, per farne tesoro e cercare di applicarne gli insegnamenti nella nostra vita quotidiana. Riportiamo quindi alcuni temi che più colpiscono, ma molti altri ne possono emergere non meno importanti…

Con il paragone uomo-albero (o uomo-cedro), che ritorna costantemente nei vari capitoli, apprendiamo  ad esempio l’insegnamento che l’uomo per formarsi deve trarre linfa dalle proprie radici e lottare contro i propri contrasti, crescere, modellarsi verso il cielo alla ricerca del sole (Dio) che “non si può raggiungere ma è posto come fine e l’uomo si edifica nello spazio come un albero”.  Quindi, l’importante è mantenere la tensione verso l’alto, lottando sempre e comunque, in salita sulla strada della conoscenza di se stessi, consapevoli che non c’è un traguardo e non si arriva mai. E come l’albero dona il frutto alla terra, così l’uomo con l’azione impersonale dona se stesso verso la comunità. Dunque l’azione sacra come frutto “ha valore soltanto se non può esserti restituito”, ovvero spogliata da qualsiasi tornaconto personale. Così il dono, la chiave per superarsi, è come “gettare un ponte sull’abisso della tua solitudine e dà la possibilità di vincere l’isolamento individualistico che incatena l’uomo moderno alla chiusura e che inaridisce il cuore, per aprirsi alla vita.

Nei vari capitoli emerge sempre una visione di “unità” di fondo che da un senso all’Impero e che lega gli abitanti tra loro nella vita nella cittadella, spesso paragonata ad una nave degli uomini “senza la quale essi non raggiungerebbero l’eternità” che viaggia di generazione in generazione, attraverso il tempo. Quell’unità che è dunque fondamentale per costruire qualcosa di solido, ma che si ha solamente se ognuno  è stimolato a “fare” partecipando attivamente al vivere comune, ma che si disperde se ognuno accampa pretese e reclama diritti per sé. Così nei suoi dialoghi spesso il re ripete una grande verità: Se vuoi che siano fratelli, obbligali a costruire una torre. Ma se vuoi che si odino, getta loro del grano.”  Possiamo riportare in ambito comunitario questa riflessione dove le azioni comuni riescono nel migliore dei modi quando ogni componente della comunità si dona attivamente in modo positivo e costruttivo, e ogni singolo si sente dunque realizzato nel contribuire come meglio può per qualcosa di più “alto”, accantonando le discordie in nome dell’Idea.

E ritorna sempre, costantemente  un’analisi della decadenza dovuta alla materializzazione della vita, una critica alla “sedentarietà” che potremmo definire, a parole nostre, “vita borghese” del cittadino che si accontenta di godere delle cose materiali, lavorando solo per queste, dimenticandosi del senso ultimo trascendente dell’esistenza: vivere “non delle cose ma del senso delle cose è la frase che sempre ripete il sovrano al suo popolo.

Anche come guerriero l’uomo deve vincere le resistenze familiari in nome di un amore più grande che però non esclude quello per la moglie e la casa. L’amore è infatti accresciuto nella sofferenza della lontananza, e si solidifica: “così chi affronta in lontana terra i pericoli delle armi dona alla donna amata senza che essa lo sappia, poiché le offre qualcuno che esiste, più di quanto le dia colui che la culla giorno e notte ma non esiste.” Dunque un concetto di libertà, parola tanto sbandierata oggi nei discorsi politici quanto travisata, diverso da come viene inteso dai moderni: le costrizioni e le regole che in quanto sovrano egli  impone ai suoi sudditi infatti non sono, come ci viene insegnato, dei limiti che annichiliscono, ma al contrario indicano un sentiero da seguire, una direzione da intraprendere per potersi esprimere al meglio. Quindi non si tratta della libertà di “vagare nel vuoto”, o libertà di fare solo quello che ci piace ma la libertà di poter “percorrere una via”, quindi libertà per fare qualcosa di costruttivo, ovvero donarsi per conoscersi.

Moltissimi dunque gli spunti che leggendo Cittadella possiamo trovare per riflettere su noi stessi e sul nostro cammino di lotta al mondo moderno, e tante le frasi che ci possono aiutare ad illuminarci in quei momenti, che ritornano sempre, in cui l’incedere diventa più difficoltoso e la salita più aspra. Tante volte, oltre che parlarne con le persone che condividono il nostro stesso percorso, anche una buona lettura può fungere da stimolo per fortificarsi sempre, e per continuare a costruire nel cuore la propria “Cittadella”.