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Dietro gli africani che chiedono l’elemosina, c’è il racket

(tratto da http://www.ildiscrimine.com, articolo di Enrico Galoppini)

Da un po’ di tempo, davanti al piccolo negozio Crai vicino a casa nostra si piazza col cappello in mano un ragazzo africano. A Torino questa scena è usuale perché si ripete anche davanti a numerosi bar e negozi di vario genere: si tratta di poveracci sfruttati da mafiosi della loro stessa nazionalità che li costringono all’accattonaggio in cambio degli spiccioli di ciò che riescono a racimolare. Nessuno fa nulla per porre fine a questo scandalo: chi doveva “accogliere” ha ormai concluso “l’affare”, i negozianti guai se bofonchiano sennò sono “razzisti”, le cosiddette “forze dell’ordine” lasciano correre come su tutto il resto che riguarda questi fenomeni legati ad un’immigrazione gestita alla carlona.

Una scena consueta, dicevo. Ma oggi c’era una novità. Dall’altro lato della porta d’ingresso c’erano degli “attivisti” di Medici senza Frontiere, così accadeva che per entrare passavi accanto al “negretto” sfruttato e ai fautori della “accoglienza”. Avrei voluto staccargliene quattro, a quei due giovanotti di “belle speranze”, ma mi sono trattenuto perché tanto non avrebbero capito. Mi chiedo: sapranno o no che uno dei fondatori dell’organizzazione per cui si “attivano” è nientepopodimeno che Bernard Kouchner, ovvero la stessa persona che presiedeva il ministero degli Esteri francese mentre Parigi, di concerto con Inghilterra e America, aggrediva la Libia per eliminare Gheddafi?

Beata ignoranza! Se questi giovanotti potessero mettere insieme le tessere di questo squallido puzzle ricomporrebbero una scena grottesca: il capo dell’organizzazione cui forniscono tempo ed energie che, da una parte, traendone un vantaggio, aiuta i “profughi”, mentre dall’altra crea quelle stesse condizioni per le quali stuoli di africani diventano bisognosi di aiuto!