Se non la pensi come loro non sei umano. Il pensiero-unico all’attacco dell’uomo.

a cura della Redazione di Azione Tradizionale.

L’ormai onnipresente dogma-tautologico della Sinistra è uno solo: se non la pensi come loro non sei umano. E’ una sorta di cartesianesimo radical chic portato all’estremo che oggi potrebbe far sorridere o indignare ma che, domani, opportunatamente supportato da politiche repressive e una presenza sempre più asfittica della tecnologia nelle nostre vite, potrebbe valere una condanna a morte. Siamo esagerati? Non crediamo e proveremo a spiegarvi perché.

Qualcuno lo chiama transumanesimo, ovvero il tentativo di costruire una umanità nuova, ma non “nuova” come si sarebbe detto nell’epoca delle grandi ideologie del Novecento perché ispirata da idee e pensieri innovativi e radicali quanto perché resa dipendente dal miraggio delle scoperte scientifiche e tecnologiche tese a modificare le capacità fisiche e cognitive dell’uomo e superare così l’attuale “condizione umana”. Sappiamo però che ogni innovazione scientifica non nasce spontaneamente ma è sempre figlia di un pensiero che l’ha creata, trovando poi nell’inventore di turno solo un mero esecutore ispirato proprio da queste idee. Tradotto: senza l’idea non avremmo l’invenzione, senza la filosofia/pensiero che genera tali idee non avremmo l’innovazione tecnologica. Per questo il perno della riflessione non è sulla tecnologia sempre più pervasiva e in grado di entrare a gamba tesa sulle nostre vite, perché per analogia questa umanità sta già preparando strumenti e metodi di controllo e manipolazione oggi, in questo momento. Perché? Come? Perché qualcuno sta pensandolo e mettendolo nero su bianco.

Prendiamo come esempio, assolutamente da intendersi come tale, la copertina dell’Espresso di questo mese dal titolo “Uomini e no, dove Matteo Salvini apparterrebbe alla categoria dei non-umani. Lungi da noi voler difendere Salvini, ma lo speciale di questo numero è emblematico di questo dogma del pensiero unico che dalle sedi delle facoltà di filosofia e dai salotti letterati, sta ora scendendo in strada, agguerrito più che mai, arrivando oggi nelle edicole ed in televisione e che domani ci serviranno nelle nostre tavole senza che neanche ce ne accorgeremo indignandoci di fronte a simile aggressività che ricorda tanto la neolingua orwelliana.

Facciamo un veloce passo indietro. Dal “cogito ergo sum” cartesiano che nega la sovrarazionalità e limita tutta l’esistenza a un mero fatto “ideale”, siamo giunti al dogma del pensiero unico che non ammette altri pensieri da sè. Ma se la cosa si limitasse a una ottusa, e astratta, manifestazione di idee non ci sarebbe da preoccuparsi, potendo limitare la vicenda a questione di sanità mentale di chi la teorizza. Il problema è quando queste teorie sono espresse da chi ha le chiavi di accesso alle stanze dei bottoni, ispira le linee editoriali dei telegiornali o magari scrive il programma formativo per il ministero della Pubblica Istruzione.

Parliamo di armi di distruzione di massa ma non ci preoccupiamo di quelle non convenzionali. Le quali non sono necessariamente a forma di missile ma, come in questo caso, sono eteree ma non meno letali: parliamo del dogma del pensiero-unico che sta affermandosi in chiave “2.0” negli ultimi 5/10 anni. Ma come si arriva da una teoria alla pratica di chi, come l’Espresso di questo mese, nega il carattere di “umanità” a un altro uomo (in questo caso Matteo Salvini)?

Il processo logico che lo consente è presto detto. Infatti, il pensiero-unico si concretizza intorno al popolo-unico cioè la massa di apolidi e sradicati che alberga il mondo, al di là del reddito o del colore della pelle… i cosiddetti “cittadini del mondo”, senza identità né radici. In breve, avremmo che chiunque non si allinea a quel pensiero è automaticamente fuori dal popolo, cioè dall’umanità e non è perciò degno di essere un uomo. E’ biologicamente uomo, ma in realtà non è uomo. In un mondo che ha negato ogni visione trascendente, non è assurdo che un uomo esiste ma non esista, nella misura in cui il paradigma della modernità 2.0 non è la “materia” (e quindi la definizione dell’esistenza pel tramite dell’esperienza sensibile, di ciò che posso toccare: es. metodo scientifico, massa, quantità) ma il “pensiero” (liquido) che vive attraverso una dispersione della materia stessa in una dimensione nuova, liquida appunto, in cui l’economia è liquida, il sesso è liquido, il lavoro è liquido… e l’uomo diventa liquido: non in senso stretto ma esperienziale.

Forse aiuterà a comprendere cosa intendiamo analizzando in parallelo la questione dell’aborto. Infatti, è noto che la vita inizia al momento del concepimento, ma questa per molti è solo una convinzione di ordine religioso e culturale. Per questi la vita inizia dopo il 3° mese e, quindi, abortire dal giorno 1 fino al giorno 90 è lecito perché al di là della esistenza biologica del feto, esso non è “vita”. Ovviamente, per quanto riguarda l’aborto tutto è reso più semplice dal fatto che il feto non abita gli spazi degli altri viventi, ma si trova nel grembo materno, aiutando così quella tipica de-responsabilizzazione di chi è chiamato a decidere. Analogo esempio potremmo farlo per molti casi di eutanasia, dove il paziente per es. in stato comatoso non è più una persona, ma al massimo un “vegetale” (non ce ne vogliano i vegani!) e interrompere la sua vita è in realtà interrompere una non-vita, ma non sulla base di valutazioni di ordine di onore e dignità della persona, ma semmai per l’opposto: quella data persona in quella data situazione, ha smesso di pensare, ergo è un oggetto e gli oggetti si possono rompere ed occorre quindi buttarli.

Ma la metafora più comprensibile per comprendere tutto questo sono forse i “non luoghi“, ovvero quei posti sparsi sempre più in tutto il mondo e che – uguali e indifferenziati – regalano a chi li vive la medesima esperienza. Per fare un esempio: che differenza qualitativa c’è nel mangiare un panino da Mc Donald’s a Roma piuttosto che a Giacarta, in Indonesia? Avremo davanti a noi: un menù bilingue ma tendenzialmente anglofono al 95%, un personale composto di ogni razza, una selezione di cibo che potrebbe soddisfare palati ed esigenze di qualunque uomo sulla faccia della terra, arredamento identico, colori e musiche analoghe, stesse policy di accoglienza del cliente. Allora potremmo dire di essere veramente in Italia, in un caso, o in Indonesia, nell’altro? Geograficamente sì, ma qualitativamente l’esperienza vissuta è la stessa. Allora, per analogia, se immaginassimo un mondo fatto solo ed esclusivamente di “non luoghi” quale sarebbe la sensazione di un uomo così abituato nel trovarsi improvvisamente in un luogo “vero”, cioè con le sue  tipicità, i pregi e i suoi difetti, odori e colori che non sentiamo magari altrove? La risposta, paradossalmente, sarebbe di sentirsi smarriti, senza riferimenti chiari, ovvero non fondati su quegli automatismi che i geni del marketing (sensoriale) ci hanno instillato per farci sentire a casa in qualunque parte del mondo, salvo poi non avere mai avuto una casa propria (perché magari si vive una esistenza precaria: amore precario, affetti precari, lavoro precario).

Ora, completando l’analogia, torniamo al nostro rapporto fra uomo e non-uomo così come teorizzato dalla Michela Murgia dell’Espresso di turno: quello che stanno cercando di instillarci è la stessa cosa, ovvero imporci le briglie di un pensiero asfissiante che renda non solo “diverso”, ma inaccettabile quello che è diverso da quanto le nostre sinapsi sono abituate a vivere. Arriveremo, così, alla legittimazione del carcere, della pena di morte e in generale del pubblico ludibrio, per tutti coloro i quali non accettino quella gamma sempre più invasiva di “valori non negoziabili” che ci vengono spacciati come norme basilari di civiltà, ma che puzzano invece della peggior dittatura di bolscevica memoria. E lo avremo voluto e fatto noi, con le nostre sinapsi, di cui le leggi liberticide e i programmi pieni di Fazio e Saviano saranno solo l’eco lontano di una volontà che più che “popolare” avrà la forma degli stomaci di una umanità bovinizzata che non saprà più perché fa le cose, che avrà smesso di usare il cervello pur essendo sempre più cervollotica, che scoperà tre volte al giorno come un Rocco Siffredi ma sarà sterile come la sabbia del deserto.