Liberté, Égalité… vattenè! Macron silura l’ambasciatore a Budapest perché pro-Orban

Che bella la democrazia. Pensare si può, ma poi dire qualcosa che non sia allineato al padrone di turno, proprio no. E dove, se non in Francia, la patria della cosiddetta “democrazia”, si può assistere al più alto esempio di questa colossale menzogna che ci impongono con la forza da duecento anni in Europa? É  quanto è accaduto in queste ore all’Eliseo: il presidente Macron ha silurato l’ambasciatore francese a Budapest (Ungheria). La motivazione è paradossale: l’ambasciatore si sarebbe pronunciato, in un rapporto interno, troppo positivo nei confronti di Orban e della sua politica (efficace) contro l’immigrazione. L’ambasciatore aveva anche condannato la dilagante “Orbánofobía” e “ungarofobía” della Francia, dei suoi media, e di media e politici dell’Europa occidentale. Insomma, aveva espresso la sua opinione fondata su una reale conoscenza della situazione in campo. Per questo, democraticamente, Macron l’ha fatto fuori: semplice, no? 

(www.repubblica.it) – 03/07/2018 – Alta tensione diplomatica tra la Francia e l’Ungheria, entrambe membre di Unione europea e Nato ma schierate su posizioni opposte su tutto, dal futuro dell´Europa ai valori costitutivi Ue, dai rapporti con Putin e Trump all´idea di democrazia. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha silurato con una decisione-lampo l’ambasciatore di Francia a Budapest, il quale senza consultare Parigi aveva pronunciato un discorso di elogi estremi al carismatico premier sovranista ungherese, Viktor Orbán, contraddicendo cosí la linea dell´esecutivo della Quinta Repubblica. E lo ha sostituito con una donna in alto nella carriera diplomatica.

Si chiama Eric Fournier l’ambasciatore sostituito. Perché con singolare, inspiegabile imprudenza, in un memo confidenziale per Parigi scoperto da investigative reporters, aveva lodato la dura politica di tolleranza zero verso i migranti seguita dal premier ungherese. E aveva anche condannato in toni duri le presunte “Orbánofobía” e “ungarofobía” della Francia, dei suoi media, e di media e politici dell’Europa occidentale. Quindi in sostanza aveva rilasciato affermazioni che di fatto difendono le ultime svolte di Budapest, tutte estremamente illiberali a dir poco. Dalla nuova Costituzione che non definisce più “Repubblica” il paese e limita il diritto di dimostrazione, alla legge “stop Soros” (dal nome del tycoon benefattore americano di origini ebree ungheresi, definito dalla maggioranza magiara nemico numero uno della nazione e dell´Europa). Tale legge impone supertasse alle Ong “al servizio dello straniero” e conferisce alle autorità il diritto di vietarle se giudicate “minaccia alla sicurezza nazionale”. Non è tutto: difendere Orbán, specie da parte del diplomatico di una superpotenza, significa anche lodare i suoi stretti rapporti con l’aggressiva e antioccidentale Russia di Putin, il suo modello di “democrazia illiberale e cristiana”, il suo progetto di creare un nuovo corpo di giudici dipendenti dal governo e non dalla magistratura, nuovo corpo cui affidare i casi che coinvolgono politici nell´apparente quanto trasparente tentativo di blindare i presunti corrotti.

Quando è troppo è troppo, ha evidentemente pensato il capo dello Stato francese. Ha subito sostituito l’ambasciatore mantenendolo nel servizio diplomatico ma ammonendolo che “se avesse detto queste cose in pubblico sarebbe stato licenziato immediatamente”, com’è ovvio nella prassi e nelle regole del Quai d’Orsay (il ministero degli Esteri della Quinta Repubblica) e delle diplomazie del mondo libero.

Il nuovo alto rappresentante di Francia in Ungheria è stato già scelto dall’Eliseo e dal Quai d’Orsay. Si tratta di una donna molto stimata per la sua esperienza diplomatica, si chiama Pascale Andreani. A lei tocca ora il fardello dei difficili rapporti con l´assertivo premier-autocrate ungherese, sempre più nemico giurato delle idee francotedesche di integrazione europea come si è visto con dichiarazioni quotidiane contro Parigi e altre città francesi quali “no go areas e città non sicure perché ci sono troppi migranti” e col suo no all’accordo al consulto europeo sul problema migranti nei giorni scorsi.