Storia di razzismo sotto l’ombrellone, ma è una fake news colossale

Leggete questa notizia lanciata da L’Espresso: “Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia. E tutti applaudivano e ridevano”. Poi vai a leggere l’articolo e…
1) il cane “aizzato” è un barboncino. Che paura!
2) Non c’è un nome, un riscontro oggettivo. L’articolo parla genericamente di “spiaggia ligure”. Dove sono finite le famose 5 W degli articoli?
3) La giornalista in preda a una crisi di pianto viene consolata dall’ambulante (voi l’avete mai visto un vucumprà che vende libri in spiaggia?) che le dice “sono abituato”, mentre l’intera spiaggia invoca la cacciata del malcapitato.
Insomma, una notizia troppo vaga ed improbabile per essere considerata tale. Ma chissenefrega, le battaglie politiche della sinistra immigrazionista ed anti-italiana sono troppo importanti, ed anche una bufala di proporzioni colossali fa brodo!

(www.espresso.repubblica.it) – 04/07/2018 – “Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia. E tutti applaudivano e ridevano”

Un caso di razzismo quotidiano sul litorale della Liguria. “Quando ho chiesto a una signora perché esultava, mi ha insultato dandomi della buonista e puttana”

“Ho visto un cagnolino scendere le scale di un bar che dà sulla spiaggia e rincorrere abbaiando un ragazzo dalla pelle scura che vende libri. Naturalmente il cane era stato incitato dal suo proprietario. Nel mentre i bagnanti applaudivano compiaciuti“.

Scene di razzismo balneare su una spiaggia ligure, sabato scorso. Ce le racconta Simona, che ci chiede però di non usare il suo vero nome. “Sono intervenuta e ho chiesto a una signora perché applaudiva e perché diceva che quel cane era il “Number One”. La signora mi ha risposto così: “Vaffanculo, puttana buonista del cazzo. Prenditeli tu i negri a casa tua, così ti scopano meglio di tuo marito”.

Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia.

“Quei messaggi che mi sono arrivati erano orribili. Minacce esplicite o velate, dicevano “non intrometterti che è meglio per te”, “la prossima volta tira dritto e non guardare”. Ma io non riesco a non guardare, non riesco a ignorare queste cose”, spiega Simona all’Espresso. Non cerca di fare l’eroina, anzi. “In quella spiaggia, quando mi sono sentita rispondere così, mi sono messa a piangere. A consolarmi è stato proprio quel ragazzo, che mi ha abbracciato e mi ha detto:”Sono abituato, stai tranquilla”. E ora, dopo aver letto quello che mi hanno scritto, sono spaventata”.

Simona ci racconta però di essere andata a cercare la proprietaria del cane per chiederle come le fosse venuto in mente di aizzare il suo animale domestico contro quel ragazzo che vende libri. La risposta lascia senza parole: “Il mio cane, come me, odia i negri”. Più che la banalità del male, siamo di fronte alla stupidità del male.

Meglio chiudere questo articolo con le parole con cui si chiudeva il post su Facebook: “Io non ce la faccio ad accettare tutto questo. Non sono un’esperta di migrazioni, non sono una politica, non sono nulla di nulla. Sono solo una donna profondamente sconsolata e preoccupata da questo mondo in cui a volte mi sento come un pesce fuori d’acqua. Ma non ci sto. Io non lo accetto“.