Letto da un militante | Le radici sacre della monetazione

Le radici sacre della monetazione

Autore: Nuccio D’Anna

Pp: 176; Solfanelli, 2017.

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In questo saggio dal titolo “Le radici sacre della monetazione”, lo storico delle religioni Nuccio D’Anna cerca di illustrare e far scoprire come dovesse essere un mondo precedente alla creazione della moneta coniata. E come era questo mondo prima della moneta? Completamente ritualizzato e sacralizzato, una vera società tradizionale, dove creazioni artigianali umane d’immenso valore rituale erano latrici di influenze celesti.

Un mondo dove il lavoro dell’Uomo e lo scambio di doni e merci create con questo lavoro vivevano a pieno la legge dell’analogia universale. Dai miti e dai testi sacri si scopre come i primi utensili creati, sopratutto le armi e gli oggetti metallici, abbiano da sempre avuto origine divina e solo in seguito umana. Sarà stato forse il fabbro biblico Tubal-Qain, discendente dello stesso Qain, il primo omicida ma anche il primo artefice, colui che forgiò non soltanto le prime armi, ma anche le prime monete? Probabilmente non lo sapremo mai. Certo è che a livello storico la nascita della moneta costituisce un momento fondamentale per la storia dell’uomo.

Questo piccolo tondello arriverà nel tempo ad orientare non solo le mire delle strutture politiche, ma anche l’organizzazione della società. Quello della moneta sarà un processo culturale, mentale e spirituale che sfocerà soltanto dopo millenni nelle “forme monetarie” a noi più recenti e note; ma cosa vi era prima che venisse creata la moneta stricto sensu? Agalmata, Kimelia e creazioni metallurgiche votive, appannaggio di Re-Sacerdoti, fabbri-demiurghi, storpi figli di Vulcano, Signori e dominatori del fuoco trasmutatore delle officine. Tutto questo e molto altro viene sapientemente raccolto e raccontato dalla penna dell’autore, il quale si sofferma principalmente (quasi bloccato in questo) sulle radici monetarie del mondo ellenico. Se il testo è impeccabile nella sua sostanza e costruzione, non possiamo però condividerne le conclusioni; D’Anna crede infatti  che mediante la sua nascita, la moneta primitiva abbia contribuito ad interrompere i legami della società più antica con la sfera del Sacro, cancellando in questo modo ogni riferimento al simbolismo tradizionale.

Questo non è certo vero, e senza entrare nel dettaglio a noi basta leggere e ricordare le parole di René Guénon al riguardo della moneta antica e della sua successiva degenerazione (non innata come sembrerebbe far intendere D’Anna):

in una civiltà tradizionale […] ogni oggetto, oltre ad essere perfettamente appropriato all’uso a cui era immediatamente destinato, era fatto in modo che ad ogni istante, proprio perché se ne faceva realmente uso (al posto di trattarlo in certo qual modo come cosa morta alla maniera dei moderni nei confronti di tutto ciò che essi considerano “opera d’arte”), poteva servire da “supporto” di meditazione, il quale ricollegava l’individuo a qualcosa di diverso dalla semplice modalità corporea, ed aiutava pertanto ciascuno ad elevarsi ad uno stato superiore a seconda delle sue capacità.

In definitiva, salvo la conclusione di cui sopra, un testo vivamente consigliato, scorrevole e ben argomentato, si potrebbe rimproverare che forse un titolo più adeguato sarebbe stato “Le radici sacre della monetazione greca”, essendo questa la fonte principale a cui attinge l’autore, quasi ignorando del tutto quella romana, ad esempio.