Il Manifesto degli sciacalli su Marchionne

Lungi da noi difendere una figura-chiave del mondo Fiat, dal passato e dalle origini oscuri, come Marchionne. Ma la prima pagina del Manifesto è qualcosa di raccapricciante. Non fa parte dell’etica aria e romana, certamente, ridere o accanirsi sulla sofferenza del nemico. Il nemico è, nel bene o nel male, parte del Disegno più grande e ha la sua funzione, per quanto vada combattuto. Ma non si può certo pretendere comportamenti eticamente indiscutibili dal Manifesto. Quindi, ciò che fa più schifo è quanto segue: per anni e anni e anni, i radical-comunisti, i proletari con l’attico e casa al mare, quelli con pashmina e rivoluzione in tasca, quindi i lettori-tipo del Manifesto, hanno ignorato e dimenticato le lotte sindacali, gli operai, i veri proletari, il popolo affamato e vessato, per dedicarsi a fare i cani da guardia dell’immigrazionismo, i tifosi della globalizzazione e della distruzione delle identità, i leccaculo dell’Obama di turno.
E adesso, cosa accade? Con Marchionne in condizioni disperate su un letto di ospedale, queste iene, questi sciacalli col portafoglio pieno si ricordano dell’operaio della Fiat e provano a cavalcare l’onda mediatica fomentando odio contro Marchionne, per raccimolare qualche consenso e, chissà magari, riprendere qualche sorriso dagli operai che hanno tradito negli anni.
Marchionne e l'Italia del rancore: la pessima uscita de Il Manifesto

 

Agghiacciante la prima pagina de “Il Manifesto” di domenica su Sergio Marchionne. Sono certo che i fondatori e direttori storici del quotidiano comunista, Luigi Pintor e Valentino Parlato, non avrebbero consentito che il giornale mancasse di rispetto a una PERSONA ricoverata, in quelle drammatiche ore, in clinica, in terapia intensiva. Sui social, molti militanti e dirigenti della sinistra hanno condannato la prima pagina del quotidiano comunista. E si sono dissociati dal trattamento sprezzante, disumano, riservato a un avversario in fin di vita.

Marco Bentivogli, segretario generale dei metalmeccanici della CISL, ha ricordato le sfide, insieme a Marchionne, all’ “Italietta della rendita e dei ricatti”. E all’estremismo de “Il Manifesto” ha replicato : “A parte che, con le fabbriche chiuse, si tolgono TUTTI i diritti, potete elencare quali diritti siano stati tolti da Marchionne ai lavoratori ?”.