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Gianluca Marletta ‘smonta’ Biglino

Tra i mistificatori dei giorni nostri, figura di spicco è certamente Mauro Biglino, sedicente studioso di archeologia che gira il mondo, ricoperto di soldi, interpretando la Bibbia come se fosse la prova dell’esistenza degli alieni e della nostra discendenza da essi. Astruse interpretazioni, improbabili congetture e traduzioni di una ignoranza senza pari, oltre a una pesante dose di malafede: ecco la base del successo di Biglino. 
Con questa interessante lettura, l’ottimo amico Gianluca Marletta, autore del chiarissimo testo “UFO e Alieni. Origine storia e prodigi di una pseudo-religione“, smonta in poche parole le costruzioni ridicole di Biglino. Perché la Verità è semplice. E’ chiara.
E non viaggia con le astronavi.

(www.olbia.it) – L’alieno nella Bibbia prende il posto di Dio: Biglino alla conquista di Olbia

È ormai di casa, qui ad Olbia, Mauro Biglino, colui che predica la Bibbia che tutti conosciamo, dove però chi interviene nella storia non è il Dio Onnipotente, ma l’Extraterrestre. Vista la larga partecipazione alle sue conferenze, gli incontri con i seguaci e curiosi si svolgono pertanto a cadenza regolare annuale. L’ultimo appuntamento, il quarto per la precisione, si è svolto venerdi 27 luglio, dalle ore 16,30, presso il Centro Congressi Blumarine, sala Corallo. “Antiche scritture, traduzioni e…”, questo il titolo della conferenza trasmessa in diretta. Quindici euro il costo del biglietto d’ingresso e prenotazione obbligatoria attraverso il seguitissimo blog dello stesso Biglino (vedi qui). Fervente seguace ed organizzatrice degli incontri olbiesi  -da sempre- è Loredana Ricciu (nota Dana), ben nota in città anche come attivissima promoter e segretaria dell’Archeolbia, l’associazione culturale che  -per diretto incarico del Direttore del Museo Diocesano della Diocesi di Tempio Ampurias- attualmente gestisce le visite guidate a pagamento nella ex cattedrale di San Simplicio.

Poiché la nostra rubrica Olbiachefu  – come già annunciato (leggi qui)- si occupa anche di fantarcheologia, bene sono inseribili in questa categoria le argomentazioni archeologiche di Mauro Biglino, il quale archeologo di professione certamente non è, né ci risulta che lo stesso abbia mai pubblicato nelle riviste specialistiche di archeologia biblica  (quelle serie, si intende, dove il primo presupposto richiesto agli studiosi specialisti è quantomeno di basare ciò che si sostiene su una seria analisi critica del testo, sulle prove documentate e sui ritrovamenti di scavo) le sue congetture “paleoastronautiche”. Certo, la sua specialità sono i testi sacri e relative traduzioni (alquanto originali, a dire il vero), e soprattutto con le sue interpretazioni come ora vedremo.

Tra i massimi studiosi e critici del “fenomeno Biglino” è il prof. Gianluca Marletta, due volte laureato, docente di Lettere a Roma e studioso di antropologia, sociologia e storia delle religioni. Autore di numerose monografie di successo, la sua ultima fatica è “UFO e Alieni. Origine storia e prodigi di una pseudo-religione”, uscito nel novembre 2017 e oramai quasi esaurito. Nel volume l’Autore affronta il tema degli UFO e degli alieni partendo da una prospettiva inedita, avvalendosi di contributi tratti dall’antropologia, dalla scienza, dalla cronaca, dalla teologia e dalla metafisica. Due lunghi capitoli dei complessivi quindici sono dedicati esclusivamente al “caso Biglino”. Gli stessi, per chi voglia approfondire meglio, sono sintetizzati nel seguitissimo blog www.gianlucamarletta.it  (vedi qui). Contattato da noi, prof. Marletta ha gentilmente acconsentito a rispondere esaustivamente ad alcune nostre domande.

Marletta, chi è Mauro Biglino e perché ha tanto successo?

Gianluca Marletta

Mauro Biglino è uno studioso autodidatta dotato di grandi capacità retoriche e comunicative che rendono piuttosto convincente il suo messaggio al grande pubblico. Egli ha indubbiamente il pregio di essere riuscito a presentare temi come la “paleoastronautica” (ovvero l’ipotesi che esseri alieni abbiano visitato e influenzato l’umanità nel corso della sua storia) e le letture “extraterrestrialiste” dei Testi Sacri in una forma che risulta nuova, almeno al pubblico italiano. Mentre altri autori che nei decenni precedenti hanno proposto questi temi (esempio Von Daniken, Kolosimo, Drake) avevano il limite di presentarli con un linguaggio e con argomentazioni che apparivano da subito poco “scientifiche” o persino “fiabesche”, Biglino ha avuto l’indubbia abilità di presentare se stesso come uno studioso “oggettivo e imparziale”, un conoscitore dell’ebraico che, “casualmente”, avrebbe scoperto che la Bibbia non parla di Dio ma di “esseri alieni”. E’ un tipo di narrativa che, indubbiamente, può attrarre molti.

È vero che è un illustre biblista supertitolato e profondo conoscitore della lingua ebraica antica, come affermano i suoi sostenitori?

Attorno alle presunte qualifiche di Biglino sono nate vere e proprie “leggende metropolitane”, a dire il vero frutto più dell’affabulazione dei suoi seguaci che di affermazioni fatte dall’autore. Tra le “storie” che girano, vi è quella che Biglino sarebbe stato, addirittura, il traduttore ufficiale delle Edizioni San Paolo o persino il curatore ufficiale delle traduzioni CEI (Conferenza Episcopale Italiana), poi “convertito” agli alieni sulla “via di Damasco” e per questo “cacciato” dalla Chiesa! Anche questa é una forma di narrativa mitologica metropolitana…

Nel concreto, Biglino è essenzialmente un autodidatta, con un diploma di Liceo Classico; non è mai stato “traduttore ufficiale” della San Paolo, per il semplice motivo che tale casa editrice pubblica libri di vario genere e contenuto e non è una società di traduzioni, per cui non assume “traduttori ufficiali”. Biglino ha collaborato molto saltuariamente con tale casa editrice, probabilmente in base a conoscenze ed amicizie personali. Di fatto, il frutto di questa collaborazione consiste in due traduzioni presenti all’interno di altrettanti saggi pubblicati a cura di Don Piergiorgio Beretta, sacerdote della Congregazione di San Paolo: I cinque Meghillòt (2008) e I Profeti minori (2010).

Va precisato inoltre che Biglino non è mai stato “cacciato via” da nessuno, visto che le sue traduzioni sono state pubblicate dalla San Paolo, quando l’autore aveva già iniziato la sua attività di scrittore “extraterrestrialista” per la Uno Editori.

Quali sono in sintesi i principali contenuti dei libri scritti da Biglino, autentici best seller?

I temi dei libri di Biglino, come detto, sono già presenti nele opere di molti altri autori. Si tratta della cosiddetta “ipotesi paleoastronautica”: esseri “alieni” sarebbero giunti sul nostro pianeta in un passato remoto e avrebbero influenzato l’evoluzione culturale e forse persino fisica dell’umanità. Le religioni, e in particolare la Bibbia, sarebbero essenzialmente il resoconto delle “imprese” di questi alieni scambiati in un periodo successivo per “esseri sovrannaturali”. Il successo di Biglino è dovuto soprattutto alla sua capacità di presentare tali ipotesi in una veste che si vorrebbe scientifica e obbiettiva.

Una ragione del successo dei libri di Biglino, poi, è il suo “occhieggiare” agli ambienti anticlericali: gli “alieni” possono diventare uno strumento di “critica della religione” certamente più affascinante del vecchio e ormai scientificamente logoro Darwinismo. L’alieno diventa il sostituto sia della scimmia casualmente evoluta immaginata dai darwinisti, sia di Dio: una spiegazione alle molte, apparenti aporie che riguardano la nostra origine il nostro passato.

Altre ragioni del suo successo? 

Nel concreto, abbiamo visto anche come egli abbia intercettato un diffuso “sentimento anti-religioso” fornendogli argomentazioni forse un po’ bizzarre ma sicuramente affascinanti. Un punto di forza è anche quello di parlare ad un pubblico di contemporanei solitamente del tutto sprovvisto di competenze storico-religiose, antropologiche e archeologiche, e quindi impossibilitato ad avere un approccio critico alle sue opere. Per inciso, al pari di tutti gli autori di “paleoastronautica”, anche Biglino sorvola a pié pari ogni contesto antropologico, culturale e storico: la “sua” Bibbia, in effetti, è un testo decontestualizzato, dove ogni riferimento alla cultura e alla visione tradizionale del mondo in cui essa è stata scritta è bellamente ignorato. Per proporre ai lettori l’idea di una “ferrea coerenza” del suo discorso, Biglino elimina qualsiasi confronto con altre discipline che non siano, come lui dice, la lettura più immediata e appunto “letteralistica” del testo sacro (e anche lì, come vedremo, lui salta a piè pari ogni argomentazione che potrebbe metterlo in qualche modo in difficoltà).

Come possono essere smontate le ipotesi di Biglino secondo lei, e quali sarebbero  i primi argomenti  da utilizzare?

Più che “smontare” qualsivoglia ipotesi, sarebbe necessario piuttosto riscoprire l’antropologia e la cultura del mondo in cui la Bibbia ha visto la luce; perché è davvero impossibile comprendere un testo sacro antico senza avere la benché minima idea della visione simbolica, cosmologica e metafisica che ad esso è sottesa. Se si prende, per fare un esempio, un racconto come quello dell’Eden, il lettore moderno (spesso anche “teologo”), del tutto a digiuno di metafisica tradizionale, vi leggerà solo una fiaba a scopo pedagogico (o, come fa Biglino, la bizzarra cronistoria di una comitiva di “alieni” scesi in villeggiatura sulla Terra…).

Inoltre, il racconto proposto da Biglino non sembra avere nemmeno alcun tipo di plausibilità o coerenza di tipo storico. Biglino afferma che Yahweh fosse un rissoso “alieno” pronto a menare le mani e dotato di una potente “nave spaziale” equipaggiata, evidentemente, con ogni arma possibile: come mai, tranne poche e specifiche operazioni (tipo aprire il Mar Rosso), questo alieno preferisce invece affidare l’esito delle “sue” guerre ad un esercito di beduini della tarda età del bronzo?

Per quale motivo, se l’ipotesi dell’alieno è vera, Yahweh avrebbe avuto bisogno di “mettere alla prova i cuori degli Israeliti” durante un percorso durato ben 40 anni nel deserto lungo una rotta EgittoPalestina che qualsiasi aereo moderno attraverserebbe in meno di un’ora?

Ancora: se l’ipotesi dell’alieno è vera, per quale motivo Yahweh, durante gli scontri fra il “suo popolo” e tribù quali quelle degli Amaleciti, non risolve tutto a colpi di raggio laser o di missili? Per quale motivo Mosè è costretto a “pregare” l’Elohim Yahweh sul monte e solo grazie a tali preghiere gli Israeliti riescono a vincere in battaglia?

Un’immaginaria “Gerusalemme Celeste” in chiave aliena

Lei nel suo volume “Ufo e alieni” spiega come le ipotesi paleoastronautiche di Biglino non reggono davanti agli argomenti degli archeologi. Può spiegarci perché?

Un’ipotesi così clamorosa quale l’origine “aliena” dell’umanità e l’affermazione che i libri sacri siano solo “relazioni” dell’incontro con tali “visitatori”, per essere davvero credibile, dovrebbe risultare in qualche modo coerente con i risultati delle varie discipline e campi del sapere (antropologia, storia delle religioni, ma anche coi dati archeologici). Da questo punto di vista, Biglino –al pari dei partigiani della “paleastroautica” che l’hanno preceduto- non dice nulla.

In sostanza: se i millenni passati hanno conosciuto un tale via vai di alieni e astronavi sulla Terra (e Yahweh, ricordiamolo, sarebbe stato solo uno dei tanti Elohim che per millenni avrebbero fatto il buono e il cattivo tempo sul nostro pianeta), perché non esistono ritrovamenti che lo testimoniano? Senza pretendere necessariamente di ritrovare un computer o parti di un’astronave in una tomba egizia o sumera, perché non si riesce a rinvenire nemmeno un frammento di transistor o un banale scolo di carburante a Tel Meghiddo o tra gli scavi di Gerico?

Tra l’altro, le rare volte che Biglino fa appello all’archeologia, lo fa riportando dati grossolanamente errati, forse confidando nella disinformazione collettiva.

Ne Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sula Bibbia, a pag. 63, è scritto che, tra non meglio precisate rovine della “civiltà ugaritica” (una cultura semitica della tarda età del bronzo, secoli XV-XIII a. C., che prende il nome dalla città di Ugarit nell’attuale Siria del nord), sarebbe stato ritrovato un ostraka (frammento di ceramica contenente iscrizioni) con su scritto una dedica a Yahweh e alla sua Asheràh. L’intento di Biglino è evidente: si vuol far intendere che Yahweh fosse una divinità già conosciuta all’interno del pantheon politeista del Medio Oriente e che ad esso fosse attribuita persino una compagna femminile.  In realtà, l’ostraka esiste, ma non ha nulla a che vedere con la cultura ugaritica: si tratta, piuttosto, di un frammento ceramico rinvenuto (non in Siria) ma nel sito di Kuntillet Ajrud, nel Sinai, e risalente all’VIII secolo a. C. circa (mezzo millennio dopo la scomparsa della cultura di Ugarit).  L’iscrizione consisterebbe in una benedizione in nome di “Yahweh di Samaria e la sua asheràh”. Il riferimento storico è dunque al regno di Israele (il regno ebraico del Nord, con capitale Samaria) in un periodo in cui, secondo la stessa Bibbia, gli Ebrei di quel regno stavano perdendo, sotto l’influsso dei vicini popoli fenici, la purezza del monoteismo.

Nel libro Non c’è creazione nella Bibbia, (pag 73) Biglino parla di una “stele” che sarebbe conservata presso il Museo di Cartagine, in Tunisia, e che (a suo dire) raffigurerebbe in forma stilizzata un’astronave extraterrestre. Secondo Biglino, il reperto sarebbe stato datato al 1.950 a.C.   In realtà, l’enigmatica stele non si trova al Museo di Cartagine, ma in una collezione privata parigina, non risale a più del III-II secolo a.C. ed è di origine tardo-punica. Il simbolo della presunta “astronave”, inoltre, è ben noto agli archeologi e non ha nulla a che vedere con presunti geroglifici rappresentanti “astronavi aliene” ma, molto semplicemente, con il simbolo della dea della luna Tanit, presente su innumerevoli stele provenienti da Cartagine.

Questi sono esempi del “metodo Biglino”. 

Uno dei punti più forti delle argomentazioni di Biglino starebbe, per i suoi seguaci, nell’esegesi letterale dei termini usati nella Bibbia. Lei cosa dice a proposito?

Biglino ignora di proposito il contesto culturale e la visione tradizionale che sottende ai testi biblici. Da questo punto di vista, ad esempio, uno storico delle religioni non può che rimanere basito nel leggere il commento a Genesi di Biglino, dove la “separazione delle acque superiori da quelle inferiori” (elemento simbolico presente in moltissime tradizioni) viene ridotto alla stregua della costruzione di una “diga” da parte di viaggiatori alieni in vena di opere di bonifica…

Quando Biglino, poi, si lancia nella sua presunta “interpretazione letterale” dei testi lo fa, come al suo solito, mescolando mezze verità e totali invenzioni, citando dizionari d’ebraico ma censurando le parti che non gli convengono.

Tra le varie interpretazioni a dir poco spregiudicate, possiamo ricordare quella del termine (plurale) Elohim, che nella Bibbia indica anche il Dio unico. Secondo Biglino, tale termine plurale non indicherebbe in alcun modo il Dio unico dei monoteismi quanto piuttosto un insieme di “esseri” (che Biglino identifica con gli “alieni).

Ma a tal proposito, proprio il dizionario più utilizzato da Biglino, il Brown-Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon, alla voce אלהים Elohìm, riporta tra i significati anche il (vero) Dio. Questo passaggio, naturalmente, non è citato da Biglino.

Sulla questione del “plurale” del termine Elohim, che tante illazioni ha suscitato sia in Biglino che nei precedenti cultori della paleoastronautica, la Encyclopedia Judaica (edizione 2006) riporta i seguenti esempi e spiegazioni: La parola eloah “Dio” e il suo plurale elohim, è apparentemente una forma allungata di El (…). (Elohim) è usato molto raramente in riferimento ad un dio straniero e poi solo in un periodo di ritardo. In tutti gli altri casi ci si riferisce al Dio d’Israele. In riferimento al “dio” d’Israele viene utilizzato molto spesso – più di 2.000 volte – e spesso con l’articolo ha-elohim, “il (vero) Dio”. Alcuni studiosi lo considerano come un plurale che esprime un’idea astratta (ad esempio zekunim, “vecchiaia”, neurìm “tempo della giovinezza”.

Nel mio libro ho provveduto a confutare anche altre interpretazioni bigliniane di termini biblici, quali Ruach, Kavod, ecc.