Un pensiero per Franco

Ci giunge in redazione una lettera di un nostro amico, diretta a Franco Battiato. La pubblichiamo volentieri.

Molti di noi devono molto a Franco Battiato, vero e proprio maestro musicale che si è impegnato a scrivere, dagli anni 70 ad oggi, insieme ai cuori ed alle corde di altri nomi, illustri e sparuti, alcuni dei capitoli più belli della musica italiana.

Le sue melodie ci hanno traghettati nei più misteriori luoghi d’oriente, a danzare con i Sufi, negli antri di Atlantide, su caldi treni africani, nell’antica Grecia, nel sottomarino dell’Ammiraglio Shakelton… finanche nei Giardini della Presistenza.

Battiato, non solo ha dipinto immagini e pennellato suggestioni, ha suggerito molti spunti di approfondimento, ha richiamato talaltri alla preghiera facendo vibrare le corde di quell'”irresistibile è il richiamo che invita alla preghiera del tramonto“.

Egli, da cercatore, ha impresso delle orme nella musica e nelle coscienze; orme non del tutto calcabili, ma sicuramente indelebili finché è stato possibile. Dividendosi tra Cuccuruccuccù Paloma ed i Dervisci che girano sulle spine dorsali; che poi è come dividersi Tra sesso e castità.

Non tutte le sue posizioni sono condivisibili, anzi, soprattutto negli ultimi tempi, almeno tra quelle manifestate, sempre di meno. Seguace del controverso sistema di Gurdjieff – da cui anche René Guénon ci ha messi in guardia -, Battiato, nelle sue ultime opere, ha sempre più divulgato le sue fisime sulla reincarnazione, dottrina che, come i veri Maesti insegnano, è la volgarizzazione occidentale di un concetto già tardo e decadente in Oriente, a cui, originariamente, era estraneo, rappresentando un assurdo metafisico.

Si è circondato di personaggi di dubbio gusto, dal più innocuo Marco Travaglio (scomparso dalla scena “giornalistica” con la scomparsa dello stesso Berlusconi) al ben più pericoloso  Alejandro Jodorowsky, per cui è sufficiente dire che nel 2005 ha “celebrato” (come nonsi sa) il “matrimonio” tra Marilyn Manson (di cui è amico) e Dita Von Teese.

Ma a parte questo, vogliamo ricordarci il miglior Battiato, quello dei gradi capolavori con Manlio Sgalambro o Angelo Branduardi, quello che ci instilla riflessioni sull’Assoluto e sulle vie per trovarlo, quello che ci esorta a non demordere mai nell’impegno e nella ricerca, quel del “e se ti senti male rivolgiti al Signore, credimi siamo un niente: dei miseri ruscelli senza Fonte” e quindi anche Maestro di semplicità.

Ma Franco, una preghiera per te, che tanto ci hai insegnato e forse, poco – ma Iddio voglia che mi sbagli – ti sei piegato, per lo meno rispetto a quel che appare. Tu che eri convinto di saperne su Dio più del Papa (Benedetto XVI!), tu che non hai mai professato pubblicamente una Fede ed una Via (forse sfiorando quello che sarebbe stato il compimento naturale di quanto hai professato), nonostante la tua Lode all’Inviolato, nonostante tu, come tutti, abbia avuto bisogno della Sua presenza per capire meglio la tua essenza. Oltre i fumosi riferimenti alla “meditazione”, al di là dell’aver nominato, una volta, la Mindfulness

Oltre ogni ricerca, ci lasci in eredità un dubbio ancor più grande: è lecito pensare di conoscere senza saper prima sottomettersi? Vale la pena percorrere tutta quella strada quando la porta da varcare è senz’altro dentro di noi?

Franco, non sappiamo bene quali siano le tue reali condizioni di salute, ma Dio ti benedica in ciò che dovrai affrontare, per lo meno per ringraziarti di quanti hai riportato a Lui.

E un “grazie”, da gentiluomini, te lo rendiamo anche noi.

3 Agosto 2018