Campo di Formazione Militante 2018 – Recensione

fronte-tradizione-etna-heliodromos-raidoAnche quest’estate, come accade da circa 40 anni, le comunità e le persone che aspirano a rappresentare il Fronte della Tradizione si sono ritrovate alle pendici dell’Etna per il Campo di Formazione Militante organizzato dalla comunità di Heliodromos. Da tutta Italia – e talvolta anche da più lontano – si ritorna al Centro: ferie organizzate, impegni rimandati per essere presenti nella ri-unione che sancisce tanto la fine dell’anno militante passato quanto le fondamenta di quello che verrà. E’ un’opportunità introvabile quella di poter trascorrere otto giorni all’interno di una bella e spartana struttura nascosta alle pendici di un vulcano, senza doverne uscire, lontani dal mondo moderno e, soprattutto, raccolti in mezzo a camerati convenuti per l’occasione.

All’interno del Campo tempo e spazio ritrovano una loro dimensione autentica, i ritmi della giornata vengono scanditi dalla natura e, chiuso il cancello di quella che per una settimana sarà la casa di tutti, le sirene tentatrici della modernità sono cosa lontana.

La mattina la sveglia suona presto: alle 5.30 si è in piedi pronti per dedicare del tempo al saluto al sole e ad un sano risveglio muscolare. Il primo giorno è sempre duro, ma subito si percepisce che è naturale svegliarsi col sole e iniziare di buon’ora il lavoro quotidiano.

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A seguire, la colazione semplice ma sostanziosa prima di impegnarsi tutti, divisi in squadre, ai lavori della terra e di manutenzione della struttura. C’è chi deve occuparsi della vigna, chi rimuove i soliti rovi infestanti, chi installa un cancello, ripara la staccionata dei cavalli o la recinzione perimetrale. Martellate sul ferro, alberi che cadono, il trattore che fa avanti e indietro, i canti dei ragazzi nella vigna: passeggiando per gli sterminati terreni del Campo, sono questi i suoni che si ascoltano. Uomini in azione, che lavorano ogni giorno con gioia, senza attender nessuna compensa se non la gioia pura del dovere compiuto, circondato da fratelli di Spirito.

Chi è più qualificato cerca di insegnare ai meno esperti, consapevoli che non si diventa contadini, fabbri o artigiani in una settimana ma altrettanto consapevoli che fare il proprio dovere mettendosi alla prova aiuta a crescere come uomini e militanti.

Il lavoro della mattina insegna proprio il senso del dono: donarsi, fare del proprio meglio, impegnarsi con devozione, pur sapendo, ed è questo che rende Sacro quel dono, che nella maggior parte dei casi non saremo noi a beneficiare dei frutti di questo lavoro. Piccoli gesti, sotto il sole, tra la polvere, le spine e la terra, che insegnano tanto a chi, come noi, è abituato a vivere la propria vita borghese corredata da ogni tipo di comfort.

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Tra le varie squadre di lavoro ce n’è una più silenziosa che non smette mai di lavorare: sono i ragazzi della corvée, colori i quali si occupano di far trovare docce e bagni in buone condizioni e soprattutto si occupano di preparare i pasti che si possono gustare al Campo. Anche in questo caso, il gusto di quei piatti – che in genere consumiamo velocemente ogni giorno e senza attenzione – viene esaltato dal ristoro che danno e dalla condivisione in una tavolata di ‘cari amici’.

Dopo il lavoro, infatti, i partecipanti al campo si trovano tutti insieme per un pranzo meritato e genuino; un pasto arricchito dalla consapevolezza di quanta fatica richieda la campagna e quanti sforzi ci siano dentro un piatto; considerazioni forse un tempo scontate ma che oggi, tra i ritmi serrati di tutti i giorni, non ci si ritrova più a fare.

Dopo il pranzo, addolcito dalla saporita frutta di Sicilia, i partecipanti hanno a disposizione un paio di ore per riposarsi o per stare all’ombra dei mandorli che circondano la casa. Chi dorme profondamente nella serenità della camerata – grandissima ma ordinata e accogliente –, chi si incammina per i campi dorati, trovando l’ombra sotto peri, peschi, noci e querce: sono momenti rari, da assaporare e ognuno sa cosa è meglio per la ‘coltivazione’ di se stesso.etna-vulcano-alba-campo-tradizione

Rigenerato il corpo, le attività continuano cercando di proseguire il processo di Formazione iniziato la mattina: ogni pomeriggio è in programma un’attività formativa tra conferenze, proiezioni di film, dibattiti o riunioni operative.

A tal proposito, quest’anno il tema del Campo è la Libertà, termine tanto abusato, storpiato e deturpato dal mondo moderno, che lo ha ridotto a sinonimo di ‘faccio come mi pare’: la Libertà autentica dell’uomo della Tradizione è l’assenza di vincoli e bisogni materiali; la libertà risiede nello Spirito, in quella continua ricerca del Graal interiore che richiede il grande sforzo di superamento dei limiti e dei condizionamenti dell’io, l’impegno a mettere a tacere gli appetiti dell’ego, al contrario tanto importanti per l’uomo moderno. Questa linea guida indirizzerà tutto il Campo, dagli interventi nelle conferenze alle conversazioni informali tra i partecipanti.

La giornata si conclude poi con la cena ed i canti a “ritmi legionari”, tra chitarre e inni delle imprese dei nostri Eroi, prima di spegnere le luci e dormire su letti a castello nelle proprie camerate.escursione-vulcano-etna-campo

Uno dei momenti più attesi del campo è l’escursione sull’Etna. Quest’anno il percorso non prevede l’ascesa fino alla vetta ma un giro ad anello a quote più basse e geologicamente più antiche. Si parte tutti insieme con viveri ed acqua contingentata e stuoino e sacco a pelo per la notte. La prima parte della camminata dura circa 4 ore attraverso un paesaggio tipicamente etneo: sciare e sabbioni con vegetazione bassa e rada. La prima tappa è un piccolo bivacco dove passeremo la notte; lì a guardia una volpe affamata che per tutta la notte cercherà di rubare qualcosa da mangiare e che alla fine, come obolo per l’ospitalità concessa, riuscirà a sottrarre la razione ad un malcapitato.volpe-etna

La mattina successiva, prima dell’alba, si riparte con le torce in fronte. Il paesaggio si fa boscoso e l’Etna sfoggia pini, faggi e betulle. I dislivelli non sono ripidi ed il gruppo di testa tiene un ritmo sostenuto, ma bastano pochi minuti per ricompattare il serpentone e fare rientro al campo tutti insieme per un buon pranzo. Complice il percorso meno impegnativo e le temperature clementi, quest’anno l’escursione è stata meno faticosa ma ugualmente utile e formativa; anzi, la mancanza della “vetta da raggiungere” ha messo alla prova la forza di volontà del gruppo, la sua determinazione, la capacità di trovare soddisfacimento nella semplicità.

Negli ultimi giorni del campo, come da abitudine, si svolgono i Giochi che hanno visto le diverse squadre affrontarsi, ognuna orgogliosa del proprio stendardo. Le prove ludiche (dai Ludi Romani) prevedono tiro alla fune, tiro con l’arco, lancio del peso, un circuito e la mischia. Lo spirito che anima i giochi è di lealtà e determinazione: tutti vogliono vincere l’alloro della vittoria! La terra si alza sotto i piedi degli atleti, le grida di incitamento incalzano e gli sforzi non si risparmiano per conquistare la vittoria, che è solo la prova di aver dato il meglio di sé, al di là di vittoria e sconfitta nel punteggio.

Il momento del verdetto è quello della premiazione, momento che oltre a decretare i vincitori chiude ufficialmente il Campo di Formazione Militante 2018.      
Si chiudono gli zaini, si sistemano i letti, si custodiscono i drappi con i nostri simboli. Un altro campo si conclude, a suggello di un altro anno di militanza che è passato e di un altro che sta per iniziare. Come ogni anno si conclude l’esperienza del campo rigenerati e maggiormente consapevoli della difficile quanto bella strada intrapresa sulla Via della Tradizione.