PD al 4%? Ma “Villa Mussolini” fa paura

Un partito che vola giù nel precipizio del fallimento, perché l’orlo è stato superato da quel dì. Infatti, i sondaggi sono impietosi (si parla del 4%), le spaccature interne sono innumerevoli e, soprattutto, lo stesso nome ‘democratico’ viene fortemente messo in discussione. Situazione seria. Grave. Imprescindibile.
E invece, a cosa pensa il partito ormai partito per la tangente e la deriva? A una villa per matrimoni ed eventi, dal nome – per loro – ‘scomodo’, contro cui scagliarsi perché “evoca un luogo di morte”, dicono.
E’ evidente: il PD va mandato in villa. Sì, in un ospizio.

(www.repubblica.it) – 10/09/2018 – Rimini, boom di nozze a Villa Mussolini, le donne del Pd: “Cambiate quel nome”
La protesta: “Si ritorni al nome originario di villa Margherita, utilizzare quella struttura per eventi e matrimoni definendola villa del Duce è inappropriato: evoca un luogo di morte”.

“Villa Mussolini torni a chiamarsi Villa Margherita, il nome che aveva in origine, prima che la comprasse Rachele Mussolini. Utilizzare quella struttura per eventi e matrimoni definendola ‘villa del Duce’ è inappropriato: evoca un luogo di morte”. A chiederlo sono le Donne Pd di Riccione facendo seguito alla diffusione dei dati sulle cerimonie celebrate nella dimora – ristrutturata dal Comune romagnolo che la gestisce in comodato gratuito per 35 anni – che appartenne appunto alla famiglia di Benito Mussolini. Nello stesso sito del Comune di Riccione la Villa Mussolini appare nel tariffario per le celebrazioni dei matrimoni: da 300 a 500 euro per i residenti, a seconda dei giorni e della scelta su interno o il giardino, da 350 a 650 euro per i non residenti. E quest’anno sono dodici le coppie che hanno scelto di sposarsi civilmente in questa dimora. Il problema, dicono le donne Dem è il nome. E la bagarre si è scatenata quando la sindaca eletta nella lista civica di centro destra Renata Tosi, annunciando il boom di richieste per sposarsi a Riccione e in quella villa, la definita la “villa del Duce”. “Inaccettabile e offensivo”, la replica delle donne democratiche.

“A centro metri – sottolineano le Donne dem in una nota – si trova inoltre casa Matatia, una famiglia ebrea la cui deportazione ad Auschwitz fu firmata proprio da Mussolini. Abbiniamo al suo nome tanti lutti e tanti dolori individuali e anche come collettività. In Germania dove il nazismo ha inciso profondamente la vita dei suoi cittadini hanno scelto di cancellare o distruggere ogni possibile riferimento. Torniamo a chiamare quella casa villa Margherita. Che questo diventi un luogo di unione, un fiore di amicizia e di solidarietà”.

Le Donne Pd ritengono inoltre che il nome attuale non possa essere abbinato a un luogo simbolo di amore che gli sposi suggellano col matrimonio. “Lì – dicono – è vissuta una famiglia che ha conosciuto l’infelicità, in cui il capo famiglia non ha rispettato la civiltà delle regole del matrimonio, la dignità della sua sposa nella fedeltà coniugale”. Anche se, aggiunge Cinzia Bauzone, “della vita sentimentale di Mussolini non ci interessa nulla, quello che conta è non continuare più a chiamare una villa dei riccionesi in suo nome”.

Villa Mussolini si trova tra il mare e piazzale Roma a Riccione: era la residenza estiva di Benito Mussolini, costruita nel 1890 ed originariamente conosciuta come Villa Margherita. Nei primi anni ’30, è donna Rachele, consorte di Benito Mussolini, ad acquistarla – pare per 163mila lire – per le vacanze balneari dei Mussolini. Dopo i lavori di restauro e recupero Villa Mussolini è stata riaperta nel 2005.  Il Comune la gestisce ora per conto del proprietario, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che a dicembre del 2017 l’ha messa in vendita.

“È la prima volta che sento una tale amenità”, è una polemica “patetica”, la replica della sindaca Renata Tosi. Villa Mussolini, ricorda, “era il luogo di villeggiatura del Duce ed è proprio per questo che è cominciata l’attività turistica”. Il fatto che sia diventata anche una location tra le più gettonate per celebrare nozze civili, aggiunge il sindaco, “è per noi un orgoglio” che richiama coppie anche dall’estero, dal Canada alla Norvegia. “Piace moltissimo agli sposi, non solo riccionesi”, sottolinea Tosi, e la sua attrattività “è duplice, sia per la storia sia per la bellezza”.