Bergoglio e le macerie del Cattolicesimo. Cristo si sposta ad Est?

(a cura della Redazione di AT) –

La Chiesa Cattolica sempre più a picco, Bergoglio sempre più arrancante, nelle vesti di un papa (sempre rigorosamente con l’iniziale minuscola) sempre più in difficoltà, sempre più “morettiano”, gaffeur, informale, nemico della ritualità e della dottrina, modernista, open-minded, fino a sfociare nell’eresia: il tutto, più o meno consapevolmente, al servizio della Sovversione. Circondato da ecclesiastici non meno improbabili di lui, volti a chiacchierare spesso e fuori luogo, a “parlamentare” , a perdersi in amenità varie da bar, sempre rigorosamente al di fuori di qualunque contenuto dottrinario degno di questo nome. L’eresia avanza a lunghi passi, il rito è scomparso, si parla solo di buoni sentimenti, inclusione, accoglienza, migranti, si ammicca al sociologismo ed al culturalismo di sinistra. Si getta nella pattumiera della storia la vera Salvezza, si spalancano le porte all’abisso.

Di recente Bergoglio è alle prese con la terribile vicenda pedofilia, che da un altro punto di vista sta contribuendo allo sconquasso della Chiesa, anche a seguito del j’accuse di monsignor Viganò. Il viaggio in Irlanda dello scorso agosto era incentrato unicamente su questo tema, senza ovviamente che al papa ed alle gerarchie ecclesiastiche infischiasse qualcosa del fatto che uno degli ultimi avamposti europei della tradizione celtica prima, e cristiana poi, è ora aperto alle peggiori infiltrazioni sovversive, impensabili fino a qualche decennio fa: matrimoni omosessuali liberalizzati dal 2015 (di fatto direttamente previsti in Costituzione) e sbarramento normativo contro l’aborto espunto dalla Costituzione dal maggio scorso.

L’arcivescovo di Dublino, Diarmud Martin, all’arrivo di Bergoglio, ha reclamato spazio per gay e persone lgbt nel novero del “nuovo” concetto cristiano di “famiglia”, sotto l’influsso perverso del gesuita americano Padre James Martin, sostenitore dell’inclusione piena come ministranti nelle parrocchie di gay e transgender. Negli stessi giorni della visita, emergeva inoltre un altro dato per nulla sorprendente: nell’ultimo decennio, in Irlanda, si sono celebrati mediamente circa 50.000 matrimoni religiosi in meno, con una flessione del 17,4%.

Guarda caso, il quotidiano dei vescovi Avvenire, nel suo supplemento del 29 luglio scorso dedicato proprio al raduno mondiale delle famiglie che si sarebbe aperto a Dublino, sdoganava senza pudore la teoria del gender, pubblicando un articolo in cui veniva esposta la “bontà” di una improbabile teologia in chiave “gender” ed anche “queer”, sulla base delle tesi della teologa Lucia Vantini, della Facoltà Teologica del Triveneto, che spiegava come il Coordinamento delle teologhe italiane, di cui è vice presidente, “è impegnato in una teologia di genere (!), “che promette inclusività (…) e provoca il mondo maschile a rendere conto della propria parzialità corporea e prospettica, mascherata sotto il segno del neutro anche in teologia. Tuttavia, in questa ricerca delle donne trovano spazio l’epistemologia della differenza e la politica dell’uguaglianza e non viene esclusa, a priori, nemmeno la prospettiva queer, con la sua preziosa forza decostruttiva degli stereotipi espliciti ed impliciti dell’ordine simbolico cristiano. Si tratta di epistemologie che non prevedono una transizione definitiva dall’una all’altra ma che aprono un processo a spirale verso la profondità dell’essere sessuato”. Per chi vuole approfondire la triste vicenda, si rinvia all’approfondimento proposto su corrispondenzaromana.it:    

https://www.corrispondenzaromana.it/avvenire-promuove-la-teologia-genderqueer/

Tutto chiaro, no? Dopo la “teologia della liberazione” e la “teologia del laicato”, eccoci ora alla “teologia del gender”… il cavallo di troia del genderismo sta dunque entrando nel mondo ufficiale del cattolicesimo romano, e nessuno vuole arrestare tale deriva. Ciò che doveva accadere, sta dunque  accadendo.

Prima del viaggio in Irlanda, si era verificato un altro fatto cui si è dato scarso peso: Bergoglio si era lasciato andare ad un piccolo sfogo, peraltro reiterato, visto che sull’argomento si era già soffermato a fine 2017 e nella primavera scorsa: i bambini non sanno farsi il segno della croce, tracciano un vago “disegnino nell’aria”. «Insegnate loro a fare il segno della croce. Non se lo sanno fare, fanno una cosa così’… E’ un compito per voi. Capito?» si è lamentato il papa durante l’udienza generale dello scorso 22 agosto in Sala Nervi, rivolto ai genitori presenti, aggiungendo che non bisogna “pregare a pappagallo”. Sembrano le parole di un nonno preoccupato che sta per dare uno scappellotto al nipote irriverente, ma vengono i brividi a pensare che questi “pensierini” vengano da colui che dovrebbe incarnare Cristo in terra. I bambini annaspano nel fare il segno della croce, ma gli adulti non fanno tanto meglio (pensiamo agli sgorbi abbozzati entrando o uscendo dalle chiese, ai segni rapidamente “sparati” sul petto dai calciatori all’ingresso o all’uscita dai campi da gioco, e così via). Figuriamoci se qualcuno sa con quante dita, con quale posizione della mano ed in quale direzione esatta andrebbe tracciato il segno della croce, secondo l’insegnamento tradizionale (ancora seguito, guarda caso, dalle Chiesa Ortodosse) e sostanzialmente perso nel cattolicesimo più recente: sarebbe chiedere troppo.

Il disappunto di Bergoglio per la vicenda del segno della croce è solo la classica punta dell’iceberg, che ha costituito l’ennesima occasione per far riuscire dal cassetto alcuni sondaggi svolti periodicamente presso la platea dei più o meno presunti fedeli cristiani italiani, che offrono risultanti più che sconfortanti, ma ampiamente prevedibili. Qualche esempio: alla domanda “cos’è il cristianesimo?”, solo l’8% degli intervistati è in grado di dare una risposta appena accettabile; il 37,4% si barcamena, più della metà ne dimostra una scarsa o pessima conoscenza. E i comandamenti? Cosa sono e quali sono? Solo 2 persone su 10 sono in grado di elencarli tutti. Chi sono i quattro evangelisti? Solo 4 persone su 10 ne ricordano i nomi. Se poi si va appena dentro la dottrina, apriti cielo: un italiano su 4 non sa nemmeno che la Pasqua è il giorno della Resurrezione di Gesù Cristo (!). Se poi si alza appena l’asticella, finendo sui lidi della Trinità o sui Dogmi, buio totale. E’ un classico, ad esempio, credere che il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria riguardi il concepimento virgineo di Cristo, anziché, come corretto, il concepimento stesso di Maria quale unica creatura risparmiata dal marchio del Peccato Originale dopo il tradimento di Adamo.

In particolare, i giovani appaiono ormai totalmente digiuni in fatto di religione e conoscenza spirituale. Ignorano sostanzialmente le vicende dei Vangeli, la vita di Cristo, non sanno pressoché nulla della Chiesa e del suo Pontefice. Le ultime ricerche confermano un crollo di qualunque vicinanza alla sfera sacra, di cui i ragazzi non comprendono neppure il significato. In un mondo in cui solo ciò che è visibile e tangibile ha un senso, concetti come la religione, la spiritualità, il sacro, risultano veri e propri enigmi: roba noiosa, incomprensibile, vuota. Credenze inutili, superstizioni, cose da vecchi o da sfigati. Soprattutto se quel poco che si cerca di trasmettere al riguardo, lo si rende talmente ridicolo, improbabile ed impalpabile da non consentire di risvegliare neppure una scintilla nelle anime di chi più o meno forzatamente deve “ascoltare”.

Un sondaggio della Diocesi di Treviso ha rivelato, qualche tempo fa, che su 773 ragazzi intervistati, il 60% sostiene di aderire formalmente al cattolicesimo, ma solo il 25% sostiene di partecipare “ogni tanto” a riti religiosi (tramutati per lo più in sciocche festicciole laiche). Dopo la cresima, più o meno forzata e di cui la stragrande maggioranza degli interessati ben poco sa, il 50% degli adolescenti abbandona ogni pratica religiosa. Un dato incredibile proviene dai giovani della Repubblica Ceca, paese che pure aderisce politicamente al cosiddetto Gruppo di Visegrad, ma al cui interno il deserto spirituale si estende a macchia d’olio: il 91% dei ragazzi dai 16 ai 29 anni è privo di qualsiasi affiliazione religiosa, e, più in generale, in tutta la popolazione tale percentuale resta altissima, essendo pari al 72%: di fatto, un ateismo di massa.

Alcuni sociologi confermano che, oggi, è molto più semplice trasmettere da genitori a figli l’ateismo o la religiosità laicizzata e fai-da-te, priva di contenuti  superiori e trasformata in una faccenda dai toni umanitari, ottimistici e bonari, che una spiritualità profonda, radicale, tradizionale, senza compromessi, fatta di rinunce ed obblighi, di impegno e sacrificio.

Il prossimo autunno il papa ha convocato i vescovi di tutto il mondo per un Sinodo sui giovani, alla ricerca di nuove “strategie” per trasmettere la fede e tamponare questo tracollo: immaginiamo con quali idee folgoranti e con quali risultati…

Ma di cosa ci si meraviglia? Questo è il risultato di decenni di svuotamento rituale e dottrinario del cattolicesimo occidentale, che in precedenza si era sclerotizzato in forme che andavano rivivificate nel solco atemporale della Tradizione, seguendo l’esempio delle Chiese Orientali, e non abbattute. E invece: annacquamento del catechismo, divenuto una barzelletta; la cosiddetta “ora di religione” a scuola trasformata in una chiacchierata senza senso tra annoiatissimi studenti ed improbabili insegnanti, sempre più spesso “de sinistra”, oppure sacerdoti insicuri che si presentano più incerti sul da farsi, più annoiati e talvolta più maleducati dei loro alunni. Vangeli trasformati da libri sacri, con differenti piani e livelli di lettura, in romanzetti di quart’ordine. Messe e riti diventanti operette tragicomiche. Laicizzazione, socializzazione, protestantizzazione e deriva sociologica del Cattolicesimo; abbraccio progressivo ed irreversibile con le sinistre; abbandono della gerarchia e della funzione di guida dell’Ecclesia, che decide di “entrare” nel mondo, farsi contaminare, seguirne l’indirizzo, anziché rimanerne essa stessa guida, quale interprete ed esecutrice della Verità metafisica, della Volontà Divina.

Questa è la via imboccata, questa è la via voluta: il Demonio vince in questa fase, almeno qui in Occidente. In Oriente, e soprattutto in Russia, la tradizione legata al cristianesimo ortodosso ha invece ancora una certa tenuta, e le infiltrazioni sovversive fanno più fatica a penetrare. In particolare, la Russia di Putin e del rinato “cesaropapismo” rappresenta un presidio forte, il vero katechon di quest’epoca.

Proprio Putin, di recente, a fine luglio, in occasione delle celebrazioni (di Stato, si badi bene!) per i 1130 anni del battesimo del principe Vladimir il Grande nelle acque del fiume Dnepr, ha sostenuto con decisione che proprio la “cristianizzazione” del Gran Principe dell’antica Rus’ di Kiev e dei suoi sudditi – considerato di fatto come l’inizio della conversione al cristianesimo degli slavi orientali – rappresenta anche “l’atto fondativo della statualità russa”, e “la radice perenne che nutre l’identità del popolo russo e la sua missione storica nel mondo”, stabilendo così un legame tra cristianità e identità russa.

La Terza Roma è dunque Mosca, redenta dopo l’aggressione comunista: volenti o nolenti, questa è la verità che sta trasparendo. L’ultimo baluardo di spiritualità europea proviene dalle lande orientali, l’ultimo bacino di sacralità che deve essere preservato. Il vessillo di Cristo sventola ad Est, e ciò deve prescindere, al momento, da qualsiasi disquisizione teologico-dottrinaria che possa riguardare i rapporti tra cattolicesimo ed ortodossia, dato che, al momento, il cattolicesimo romano non ha dottrina, non ha contenuto, non ha teologia, non ha rito, e forse, diciamolo sottovoce, non ha un Papa (questo sì, con la lettera maiuscola): un sedevacantismo totale, a trecentosessanta gradi.

Pertanto, a quei settori anche e soprattutto ecclesiastici che storcono il naso dinnanzi all’ “identitarismo misticheggiante panrusso” ed all’uso strumentale che la Russia ed i paesi del blocco di Visegrad farebbero del Cristianesimo “in chiave ideologica”, dinnanzi al panorama allucinante di una cattolicità ridotta in macerie, che lascia che il fuoco infernale divori il cuore stesso Verità, rispondiamo: silenzio e vergogna.