Tradizione e tradimento • Il Dispaccio

“Se l’ingiustizia, se la vendetta / per la tua fede ti avran colpito / la tua parola l’avrai già detta: “Non ho tradito, non ho tradito”.

(Cap. Gino Bonola – “Non ho tradito”)

 

Hai mai pensato che il verbo latino tradĕre, tanto caro ai Romani, si traduce sia in ‘tramandare’, sia in ‘tradire’?

E infatti, è un confine sottile quello che separa Tradizione e tradimento.

Queste due parole hanno la stessa radice (tradĕre, trans-dare: dare attraverso, consegnare) e anche nei fatti hanno un medesimo presupposto: una consegna. La Tradizione, infatti, è una fiaccola che, dall’alba dei tempi, è trasmessa da generazione in generazione affinché, perpetuandosi, indichi sempre la via che conduce verso Nord[1].

Questa ‘consegna’ è un momento critico, che corre proprio su quel confine sottile tra Tradizione e tradimento: solo se il cuore è puro, la Tradizione potrà essere mantenuta viva e trasmessa. Così com’è. Altrimenti, è tradimento.

Questo perché la Tradizione, nella sua origine non umana, per assolvere alla sua funzione di ricollegamento a ciò che è Eterno, non deve venir ‘corrotta’ da elementi umani. Altrimenti, sarebbe come l’acqua che, limpida alla fonte, diviene imbevibile a valle, dopo aver trascinato tutta la sporcizia incontrata lungo il percorso.

Perciò, prima di affermare con leggerezza l’appartenenza ad un mondo di Eroi, Valori, Principi, è necessario indagare la purezza del proprio cuore.

Per questo la Tradizione ti chiama ad incarnarla, nella semplicità del tuo vivere quotidiano.

Segui l’Eroe

Sta a te scegliere se tradire la Tradizione o aprirle il cuore: voltandole le spalle, trovandoti alibi, ricamando, con la tua testa, tante giustificazioni oppure ripercorrendo il cammino dell’Eroe: egli, servendo in maniera impersonale i Principi tradizionali, dopo un intenso lavoro su se stesso, può trasmettere la fiaccola che gli è stata consegnata. Cuore puro e consegna sincera.

Il guerriero ha sempre giocato su una corda tesa tra il cielo dei Princìpi e l’abisso del tradimento. La stessa corda su cui oggi imponiamo le nostre affermazioni sovrane, per riscattare ogni altro tradimento: da quello di Giuda a quello dell’8 settembre 1943. Anch’esso di Giuda.

Tanto più si sale in Alto, tanto più la caduta è rovinosa. Gli stessi Eroi sono diventati tali solo dopo aver vinto le subdole tentazioni. Come la tentazione del tradimento.

Da pochi giorni è passato l’ennesimo 8 settembre, che per ogni militante rappresenta un bivio quotidiano, un evento che va al di là del tempo, e il 9 settembre, di conseguenza, un mito incarnato dai giovani Eroi che si assunsero la responsabilità di una scelta d’onore e fedeltà. Gli eroi del 9 settembre, come gli antichi eroi: nessuna differenza, la stessa razza.

Il 9 settembre 1943: Termopili d’Italia.

Quelli del 9 settembre. Per sempre

Solamente settantacinque anni fa la Provvidenza ci ha concesso questi Eroi: per aiutarci a vincere la nostra meschinità, ricordandoci che il coraggio e la virtù non sono chiusi nel passato, magari lontano, magari edulcorato; ma che vivono solamente nell’eroismo del qui ed ora.

Dovremmo riflettere sul fatto che ‘quelli del 9 settembre’, ‘quelli del «non ho tradito!»’, erano per la maggior parte giovani. Come noi, come te.

Sapevano che avrebbero perso tutto, ma la posta in gioco era troppo alta per non giocare.

D’altronde, la Rivoluzione ha un cuore giovane!

Lo stesso cuore di chi non si è mai consumato nelle mostrine o nelle poltrone.

Al contrario, vecchi e consumati, ‘quelli dell’8 settembre’ hanno ritenuto che la poltrona e la pancera fossero sufficientemente comode: qualche brandello di carne calda – sulla tavola e nel letto – valeva più dell’Eternità. Dannati, oggi, dalle tenebre: della storia e della codardia.

Anche oggi può essere il tuo 8 o il tuo 9 settembre

La nostra guerra non è da meno rispetto a quella del settembre 1943: solo l’ignavia chiude gli occhi di fronte all’eroismo.

Non deve servire una guerra visibile per la riscossa delle anime; perché il guerriero, il militante, è sempre in guerra. Non puoi rimanere indifferente dopo aver conosciuto l’esempio degli Eroi. Oggi non abbiamo, infatti, una guerra tangibile in cui imbracciare un’arma per dimostrarci fedeli all’Idea. La nostra guerra è più dura, perché è subdola e non si vede: si combatte ogni giorno, nel mondo moderno, ovattato e confortevole, dove sei chiamato a cercare la difficoltà e l’asprezza della vita tradizionale, unica che dia vera gioia.

Dunque, come dirsi ‘fascisti’, ‘camerati’ o ‘ribelli’ se non si scende in campo? Di fronte a questo errore dovrebbe venirci quanto meno la pelle d’oca al pensiero di chi, più giovane di noi, ci rimise il cuore e, spesso, non solo il suo.

Di fronte a ciò c’è chi, proclamatosi fascista da un divano, dallo stesso divano rispose, risponde e risponderà: «No, tengo famiglia» o «No, c’è la partita».

La tua risposta

Tu hai mai risposto così?

L’eroe è sempre pronto alla guerra, il ribelle è sempre in rivolta, la Rivoluzione è perpetua. Come puoi tirarti indietro? Tradizione o tradimento, da quale parte stai?

In guerra non c’è il simpatizzante: dunque l’imboscato è un traditore.

E se, a questa obiezione, qualcuno risponde: «Ma non siamo in guerra…», egli è un borghese: antifascista fino al midollo. Egli è un figlio del tradimento!

Sentendo parlare ‘gli Eroi del 9’, non veniamo ubriacati da inutili filosofie, ma da un «dovevo rispettare un giuramento». Senza una tale attitudine, fuoco interiore che brucia nel petto, non c’è Tradizione, non c’è rivoluzione, non c’è coraggio, non c’è onore, non c’è fedeltà.

Prima delle formule politiche sociali, prima dei grandi sistemi, osserva te stesso. Perché la Visione del mondo è, prima di tutto, intima ed istantanea. Si risolve nel «Sì Sì» «No No» di chi tiene fede a un giuramento.

Scegliere una visione eroica è mettersi in gioco.

Onora gli Eroi con la Scelta. Così la loro fiaccola non sarà arsa invano.

I guerrieri che hanno combattuto la vera / la buona guerra / che offrendo se stessi / hanno offerto l’illusione umana e cosmica, / vanno a Dio e gioiscono / della verità eterna” (Guido de Giorgio)

 

Consigli di lettura

[1] Per la Tradizione, il nord rappresenta la sede della regione iperborea, l’isola bianca, Thule, Avallon, la culla della civiltà, l’origine (e il primo centro) del mondo manifestato. Il polo del mondo, infatti, lì dove il ‘sole non tramonta mai’, è simbolicamente il luogo fisico-geografico di congiunzione tra la Terra e il Cielo, tra l’umano e il divino, tra il visibile e l’Invisibile. Pertanto, la via che conduce verso nord esprime, prima di tutto, la riscoperta della visione sacrale dell’esistenza, la riconquista di un legame ormai perduto tra uomo e Dio.