La depressione, moderna malattia dell’anima

a cura della Redazione di AT.com

Purtroppo oggi spesso si sente di persone che, in seguito ad un dispiacere, ad una delusione, o talvolta senza alcun apparente motivo cadono in depressione. I tempi si fanno difficili, l’aria è tesa e purtroppo questo fenomeno si presenta sempre più spesso. Chi prova la depressione la descrive come uno stato generale di assenza di volontà: ci si immerge in una dimensione ove regna l’inazione, la passività, l’abulia. Non c’è voglia di affrontare non il mondo, ma le semplici piccole sfide quotidiane dandosi automaticamente, a priori, per vinto, senza che questa condizione generi volontà di riscatto. Si è totalmente in preda degli eventi. Terribili le testimonianze di chi dice “ci si sente la morte dentro”. E spesso queste persone, con “la morte dentro”, decidono purtroppo di farla finita. La depressione infatti, dottrinariamente, si identifica come uno “sviluppo” (se così possiamo dire) eccessivo delle qualità più inferiori dell’essere: quelle dell’immobilità, della statiticità, che simbolicamente vanno verso il basso (nell’antica India gli fu dato il nome di Tamas ed era questa la qualità che determinava l’appartenenza alle caste più basse).

Eppure, dalle società antiche, tradizionali, non ci arrivano testimonianze di persone sprofondate nei flutti di questo nero abisso interiore; eppure i “moderni” si vantano tanto della loro società: piena di distrazioni, diversivi, di benessere. Quel che loro chiamano “felicità”. Ma dov’è questa felicità? Perché da quelle “retrograde”, “oscure” e “cupe” società tradizionali certi fenomeni non ci pervengono, mentre al giorno d’oggi, al pari delle isterie di massa, ne sono il “leitmotiv”?

Probabilmente ciò dimostra che la felicità, la pienezza di sé, non derivano da distrazioni finalizzate allo smarrimento della coscienza e della responsabilità, bensì dal radicamento. Radicamento ad un centro, a dei princìpi; dall’aderenza ai sacri ritmi del cosmo, dalla semplicità. Solo tutto ciò può darci la vera opportunità di scoprire e riscoprire noi stessi dandoci quelle scadenze e quella stabilità che sole possono alimentare le parti migliori di noi stessi, sciogliendo tutti quei legacci che vogliono trascinarci verso il basso, facendoci annegare nei burrascosi oceani del nostro Io.

E purtroppo tutto questo l’Avversario lo sa.