Gli eSports alle Olimpiadi ? Il trionfo della (ir)realtà virtuale

a cura della Comunità Militante Furor –

Filippide nel 490 a.C. corre la prima Maratona. Corre perché lo sa fare, perché è il più forte dei suoi, corre per salvare la sua città, Atene. Le olimpiadi del mondo antico si svolgono con quello spirito. Valore, onore, fatica nelle membra di atleti provenienti da ogni dove. Occidente e oriente si incontravano in pace per sfidarsi nei giochi. Oggi, il mondo moderno, che tutto livella, che ti invita alla comodità, pensa di inserire nelle Olimpiadi gli eSports, i giochi elettronici.

L’attuale presente somiglia molto alle distopie raccontate in romanzi come “1984” o “451 Fahrenheit”. Si potrà partecipare alle Olimpiadi dal salotto di ogni casa. Non esistono difficoltà, sudore, fatica, coraggio. Gli schermi attorno al giocatore restituiscono una realtà di tecnologia e algoritmi riproducibili all’infinito. Gli occhi inondati di colori sgargianti, suoni simulati, il joystick vibra sempre allo stesso modo. In quello schermo si sperimenta una profondità che non esiste, il corpo flaccido non si scompone nelle curve, è solo lì, immobile, pesante, inutile.

In quello schermo si amplia a dismisura la dimensione orizzontale e si riduce ogni slancio, ogni soffio capace di andare verso l’alto. Esercizio inutile di ego. Puoi vincere sempre, anzi devi vincere sempre. Non ci sono limiti da superare, sì nessun limite, proprio come la realtà virtuale che hai davanti. Non vogliamo dare lezioni, non vogliamo essere dei “signor no” a tutti i costi. Tutti ci siamo divertiti davanti ad una play station, perdendo ore di sonno, di studio e quant’altro. Però esiste una linea, neanche tanto sottile, tra chi “gioca” e chi fa della non realtà la propria vita, la propria realtà tangibile, carne e ossa digitali. Antonio Medrano, in Elementi della Cultura Tradizionale, ci esorta a vivere una vita reale, lontana da qualsiasi tipo di astrazione. Mettere al centro della nostra vita l’Azione e la Contemplazione, l’essere se stessi, l’equilibrio e la forza.

Invece, la ferma intenzione di inserire gli e-sports tra quelli olimpici sottende chiaramente al più ampio e diabolico disegno di de-virilizzare l’uomo, di smontarlo finanche nella sua componente fisica (quella psichica e quella spirituale sono già ‘andate’ da tempo). L’immaginario dell’eroe olimpico – per quanto oggi siano per lo più depilati individualisti tatuati – viene così soppiantato da neo-adolescenti sudaticci e paonazzi, con le chiappe piatte sul sedile di una virtuale vettura di Formula 1. Quei fisici statuari coi muscoli allungati, figli di ore e ore di allenamento, sudore, fatica, silenzio, anonimato e coraggio, devono lasciare il posto alla strategia del Nemico di produrre nuovi ‘idoli’ smontati e depotenziati, così da educare i giovani a essere proprio così: flaccidi e paonazzi. E dov’è quella vocina dell’io che spinge a fermarsi quando manca il fiato e la strada è ancora lunga? Dov’è quella paura quando si avvicina l’ostacolo e pensi di non farcela più? Dov’è quel senso di smarrimento quando le gambe sono pesanti e solo la determinazione aiutano a superare lo stallo nella gara? Agli odori, agli olezzi, alla terra, allo sporco, alle ferite, alle intemperie, si sostituiscono pixel e suoni perfettamente riproducenti una pseudo-realtà. Benvenuti negli e-sports.