La Terza Roma. Prospettive eurasiatiche da Roma a Mosca – recensione (20/10/2018)

Lo scorso 20 Ottobre, presso i locali di Raido, si è svolta la conferenza dal titolo «La Terza Roma. Prospettive eurasiatiche da Roma a Mosca». L’incontro, che effettivamente è stato il primo appuntamento di Raido ‘in sede’ dopo la pausa estiva, è stato dedicato ad un argomento denso di spunti e suggestioni. L’idea della cosiddetta “Terza Roma”, che dai ‘Romani di Roma’ ci proietta – passando per la Nuova Roma – Costantinopoli, oggi Istanbul – direttamente ai ‘Romani di Mosca’.   

La conferenza è iniziata proprio da questa premessa per incipit della Comunità di Raido. Infatti, l’idea della Terza Roma, la Mosca dei Cesari-Zar, vede l’aquila imperiale spostarsi nel 330 d.C. da Roma a Costantinopoli e poi, dopo la conquista della Nuova Roma da parte di Maometto II nel 1453, arrivare sino in Russia. Continuità spirituale, giuridica e religiosa, dell’idea di Roma e dell’Impero, quale realtà eterna al di là del tempo e dello spazio, con i suoi valori di ordine, gerarchia, fedeltà, solarità e virilità spirituale.  

L’importanza di approfondire tale argomento risiede, inoltre, proprio nella diffusione di questa teoria, che per la verità, non sembra aver goduto di particolare fortuna nell’Europa occidentale. Concentrati per lo più sulla continuità di Roma nel Sacro Romano Impero, l’espressione “Terza Roma” connessa a Mosca non sembra evincersi negli scritti dei nostri interpreti e pensatori di riferimento. Un silenzio forse vittima inconsapevole (e quindi non colpevole) della storiografia illuminista e borghese, che ha elaborato, questa sì consapevolmente e quindi colpevolmente, l’ideologia/mito della ‘fine dell’Impero romano’.

Questo nostrano inconsapevole silenzio sulla teoria della “Mosca-Terza Roma” ha però rischiato di occultare, o addirittura spezzare, l’idea di continuità dell’Impero romano tra Roma e Costantinopoli. L’apparente paradosso geopolitico della conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453, che sembrò spezzare la continuità romana, le fece acquisire invece nuovo vigore per la sua crescita verso l’Eurasia. Infatti, il momento in cui l’aquila imperiale spiccò il volo verso Mosca viene tradizionalmente individuato nel matrimonio – sostenuto dalla chiesa cattolica e da quella ortodossa e concluso nel 1472 – tra Zoe Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore d’Oriente, Costantino XI, e Ivan III, Gran Principe di Mosca, che così ottenne in dote, per sé e i suoi successori, il titolo imperiale di Cesare, trasformato, come è noto, in Zar, per una traslitterazione del latino Caesar nel russo Czar. Da quel momento, anche Mosca sarà detta ‘Città dei sette colli’, Augusto verrà ufficialmente considerato e raffigurato ‘progenitore degli Imperatori russi’, l’aquila bicipite campeggerà sui palazzi imperiali da Mosca a San Pietroburgo.

Ecco allora che la parola viene passata provocatoriamente tramite una domanda stuzzicante ai relatori, Claudio Mutti e poi Andrea Marcigliano: potrebbe questa continuità politica e spirituale, tra Roma e Mosca, condurre la Russia di oggi, resuscitata dal cancro comunista, a salvarci dalla ‘pax americana’, fatta di ingiustizie e stragi di innocenti, e a farsi così promotrice per il mondo intero di una nuova e duratura ‘pax romana’?

Interviene per primo Claudio Mutti (professore, scrittore e studioso di filologia, fondatore delle Edizioni all’insegna del Veltro è, dal 2011, direttore della Rivista di studi geopolitici Eurasia), il quale padroneggiando sapientemente la tematica affrontata, inizia il suo discorso con un doveroso approfondimento delle vicende storiche, culturali e biografiche che hanno portato alla nascita e conseguente sviluppo dell’idea “Euroasiatista”. Passando per il pensiero di K. N. Leont’ev, Gumilëv, Trubeckoj e altri, tra i primi promotori dell’Euroasiatismo, Mutti arriva a parlare e ben approfondire il neo-eurasiatismo del noto filosofo e politologo, a noi contemporaneo, Aleksandr Gel’evič Dugin.

Prosegue la conferenza Andrea Marcigliano (professore, saggista, da anni collaboratore di giornali e riviste culturali, e che si occupa per lo più, ma non solo, di scenari geopolitici internazionali con “Il Nodo di Gordio”), il quale, con toni frizzanti e ritmo coinvolgente ci porta nella geopolitica odierna, soprattutto riguardante il vastissimo territorio Europeo, Asiatico e Africano e le vicende di quelle potenze “imperialiste” che a torto usurpano il simbolo dell’aquila imperiale.

Bisogna ribadire – afferma Marcigliano – che la teoria della “Terza Roma”, di cui parliamo e che abbiamo in vista, rappresenta la continuità spirituale, al di là del tempo e al di là dello spazio, della Romanità e dell’idea politica e spirituale di Impero, con importanti ripercussioni attuali nel senso di una ‘cerniera’ geopolitica e di una ‘convergenza’ spirituale tra l’Europa e l’Asia. Al di là di ogni contraffazione in salsa yankee. Le contrapposizioni tra l’Europa e l’Asia, tra l’Occidente e l’Oriente, sono smentite innanzitutto dalla stessa origine ‘eurasiatica’ di Roma: già il mito di Enea getta un ponte tra l’Europa e l’Asia, con l’occidentale Roma, definita da Virgilio «utraque Troia» («l’altra Troia») in ricordo della città orientale di provenienza dei primi Romani, nelle cui prossimità sarebbe poi sorta la Nuova Roma, Costantinopoli, definita dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano «utraque Roma» («l’altra Roma»).

A conclusione di una conferenza densa e di altissimo livello, sono stati ricordati i prossimi appuntamenti di Raido a partire già dall’imminente sabato 27 ottobre, con la presentazione della nuova edizione a cura di “Passaggio al bosco edizioni” del bellissimo libro di Antonio Guerin L’ultima raffica, una cronaca romanzata dell’eroica resistenza degli ultimi fascisti. La presentazione, dal titolo “In Alto i cuori!” vedrà la partecipazione di Maurizio Rossi, autore della prefazione alla nuova edizione, e con a seguire un concerto di musica alternativa con gli Imperium. Impossibile mancare.

In alto i cuori!