4 novembre 1918 – 2018: comunque fu eroismo. Fu Esempio • Il Dispaccio

“Poiché i soldati sono artisti e gran maestri della guerra, sono il cuore mistico del mondo” (Ernst Von Salomon)

4 novembre 2018, l’Italia vince la Prima Guerra Mondiale: quale vittoria da festeggiare?

Italia (non) unita si affaccia alla Grande Guerra

24 maggio 1915: da circa 50 anni l’Italia (non) è unita; l’Italia come mera espressione geografica, secondo Von Metternich. Nata nel 1861 da un atto di forza, in cui il Regno Delle Due Sicilie fu trasformato da faro del Mediterraneo a terra di conquista e saccheggio di avventurieri e mercenari in camicia rossa al soldo della Massoneria, la vera madre del Risorgimento, a cui appartenevano i “padri della patria” Mazzini, Cavour, Gioberti e Garibaldi: truffatori, congiurati, massoni e banditi, con l’odio viscerale per il Sacro.

Il 24 maggio 1915, quando l’Italia entra in guerra, ci sono due ‘Italie’: l’una fedele alla Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria-Ungheria, nonostante l’antagonismo con gli Asburgo; l’altra decisa ad affiancare l’“Intesa” di Francia, Russia e Inghilterra, per seguire la recente moda liberal-giacobina, che già aveva demolito l’Europa con la rivoluzione francese, le invasioni napoleoniche ed i moti del 1848 e che in molti casi, lo ricordiamo solo di passaggio, aveva suscitato la reazione e la sollevazione di intere popolazioni del c.d. ‘ceto basso’, ovvero contadini e popolani. Nella seconda fazione, a onor del vero, si schierano già i vari Marinetti, Mussolini e D’Annunzio[1].

 

La guerra (occulta) agli Imperi centrali

Eccoci, quindi, a quel 24 maggio 1915 in cui prevale l’Italia che gira le spalle agli alleati (Lealtà, questa sconosciuta nella storia politica italiana…), con la fame di vittoria a qualunque costo. Così, non si spara la prima pallottola che già l’Italia ha tradito, rompendo la Triplice Alleanza: l’Italia, figlia del Risorgimento massonico, si schiera contro gli Imperi centrali, bagliori, seppur offuscati e sbiaditi, dell’Europa che fu di Aquile e Rune.

È vero, la Germania e l’Austria non erano più in grado di assolvere il compito di punto di riferimento della Tradizione che avevano svolto nel periodo precedente. Infatti, se la Santa Alleanza stipulata nel 1815[2] si opponeva al piano sovversivo rappresentato dalla Massoneria internazionale, successivamente gli Imperi europei avevano dimostrato di non essere più in grado di rispondere adeguatamente alle sfide del tempo, adagiandosi su uno sterile conservatorismo. In una posizione “difensiva” piuttosto che “rappresentativa” dell’idea di Impero, erano ormai espressione di qualcosa di stantio destinato a crollare; e se nel loro “tradizionalismo” era ancora presente una resistenza alla decadenza, questa resistenza, seppur legittima, era figlia del tempo.

Tuttavia, se da un lato gli Imperi centrali non sono più i rappresentanti puri dell’idea politica tradizionale, dall’altro ciò non legittimerebbe il combatterli, per di più a seguito di un tradimento. A meno che non si tenga conto di quello che è il punto focale: l’analisi della storia va oltre le ‘apparenze’ ed i semplici nazionalismi da stadio, l’analisi storica deve sforzarsi di cogliere quel ‘dietro le quinte’ in cui si celano le spiegazioni dei fenomeni.

E allora, diciamo le cose come stanno. Casa Savoia è ideologicamente liberale perché fedele ed ubbidiente, prima di tutto, all’osservanza massonica[3] ed in funzione di ciò tradisce il patto tradizionale e si schiera con la Sovversione[4]. La concordanza tra l’azione dei vari massoni italiani come Mazzini e Garibaldi e la politica della Gran Bretagna è una coincidenza a dir poco naturale. Come mai, si chiede Evola, i risorgimentali italiani ed europei che sono andati a combattere per tutto il mondo, non hanno mai interferito con le atrocità perpetuate nei confronti delle popolazioni rese schiave dall’usura britannica?

Perché, come in tutte le tappe della Sovversione (quella che combatte da secoli la Tradizione…), anche in questa non c’è ‘il popolo sovrano’, illuso, da inesistenti ‘decisioni democratiche’, di aver esercitato ‘la sua libertà’, lottando anche per finalità più che legittime (le terre irredente da annettere alla Madre Patria e la lotta agli interessi del capitalismo tedesco – e non solo – in Italia)[5].

No. Dietro la storia manifesta, vi è sempre la guerra occulta: la Massoneria è il braccio nerboruto ma sofisticato della Sovversione; soffia sul fuoco della guerra, perché consapevole che dallo scontro interno si può compiere un altro passo della grande marcia della dissoluzione. I suoi alfieri sono quei signori baffuti e sorridenti, paladini della ‘libertà’ e del ‘popolo’, di cui ben manovrano gli appetiti per condurlo al loro scopo.

Il tutto, debitamente finanziato dagli Stati Uniti d’America che, mortiferi e guerrafondai, srotolano la propria industria bellica sul conflitto europeo: seduti sulla poltrona della finanza, fatturano immense cifre vendendo le armi e si godono lo spettacolo, trangugiando pop-corn. Quale migliore occasione per il dollaro? I maggiori produttori di armi del tempo devono rispondere a quel bug del capitalismo chiamato “sovrapproduzione”: di armi per la guerra, in questo caso. Così, nel 1917 gli Stati Uniti d’America entrano nel conflitto, nel fronte dei liberali, of course. Così, guerra sia.

E non è necessario un grande spirito critico per rendersi conto di come la Grande Guerra è un modo per sferrare l’attacco finale alle ultime propaggini dell’Europa tradizionale, seppur ormai in fase decadente. Abbattere gli Imperi, per distruggere una visione del mondo fondata sull’aristocrazia, l’onore e la fedeltà. Ma questa Prima Guerra Mondiale la vincono gli altri, quelli dell’Intesa: i liberali e i plutocrati. E tra i liberali italiani, chiamati al tavolo dei vincitori – per servire il thè – ci sono quegli uomini politici che con pavidità accordano le più deprecabili concessioni, che mutilano i loro paesi per il quieto vivere. Perché in quel momento, come anche oggi, se non sei l’Inghilterra, la Francia o gli Stati Uniti, a Versailles sei comunque un vinto. Lo sa bene la Germania. Lo sa forse anche meglio l’Italia che, formalmente vittoriosa, non si vede concedere nulla al tavolo dei vincitori, al di fuori delle terre conquistate col sangue dei suoi settecentomila morti, per poi farsi prendere in giro al tavolo della “Pace” per il deriso servilismo di Vittorio Emanuele Orlando e Sidney Sonnino.

 

Guerra terribile, terribili giovinezze, gemme di sangue

Ma se la critica alle premesse e alle ragioni dell’Italia nella Grande Guerra è forte, netta, chiara – la storia ha già risposto a chi bofonchia qualcosa – non va taciuto l’eroismo esemplare e autentico – per alcuni versi, irraggiunto – dei militi su entrambe le trincee. Trincee di sangue, fin troppo visto che, all’attaccante, alla baionetta si contrappongono le mitragliatrici pesanti automatiche: che dono di gioventù e vita da parte degli ufficiali subalterni che partono all’assalto pur consci di schierarsi contro le nuove armi fredde e urlanti.

Eserciti abnegati si sacrificano sull’altare di una guerra che se da una parte risveglia le forze eroiche delle stirpi guerriere che riconquisteranno il governo delle nazioni, dall’altra travolge le élites democratiche, borghesi e liberali. La visione del mondo, incarnata dalle potenze in campo, sui campi di battaglia è testimoniata dai singoli che con coraggio la esprimono. Oltre gli schieramenti, ancora una volta, è la guerra tra due differenti tipi umani: «Tra milioni di giovani che, da ambo le parti, facevano autentici e non retorici prodigi di valore, di abnegazione e di sacrificio, oggi quasi impensabili, sempre più occhieggiava – a far il bello e il cattivo tempo – la grinta ipocrita e cinica del plutocrate che non ha Patria ma solo affari»[6].

Fiori nati dai fiumi di sangue che, dopo gli assalti alla baionetta verso postazioni farcite di mitragliatrici pesanti, irrigano i campi di battaglia e della vita.

Da tali sacrifici, sul Piave, come riscatto da Caporetto, sbocciano le gemme degli Arditi, veri Samurai d’Occidente, contraddistinti per l’ardore con cui si gettavano nelle operazioni più pericolose, col più solare sprezzo della morte, italici fari di Virtù guerriera. «Quei giorni di lotta durissima videro le truppe italiane trasformarsi quasi miracolosamente da branchi di fuggiaschi in falangi di eroi»[7]: le avanguardie della Trincerocrazia. Questa è la nuova aristocrazia guerriera del sangue e dell’acciaio, forgiata dalle fucine delle Trincee. Dagli Arditi e dai Corpi Franchi sorgono i nuovi antichi tipi umani. Vogliono dare un taglio alla mollezza borghese e liberale: nemico esterno ed interno.

E queste sono le intrepide forze che qualche anno dopo andranno a riprendersi l’Europa, sotto le insegne dei Fascismi: l’ultimo canto di Tradizione dell’Europa che morirà a Berlino nel 1945.

 

Comunque, fu eroismo. Il nostro Esempio

Ma cosa ri-cordare (riportare al nostro cuore) di questo massacro, oggi, nel centenario della “Vittoria mutilata” del 4 novembre 1918, che nulla ha lasciato all’Italia che vinse?

Rimane una luce in questa oscurità?

Sì: L’Eroismo!

Il fuoco che crepita nella notte dei vigliacchi. La sua fiamma ha trasfigurato l’uomo in combattente, ha incenerito le forme vecchie e ne ha forgiate di eterne, tra le tempeste d’acciaio.

L’eroismo ha reso all’uomo il suo destino: egli si è re-impossessato del proprio avvenire, le stirpi hanno riconquistato il sangue, la politica ha ripreso la propria dimensione simbolica, gli Stati osarono di nuovo incarnare l’Ordine.

Sono sbocciati con la Primavera, il 23 marzo 1919, con la coesione conosciuta solo da chi ha condiviso la morte, dagli Arditi, dai Legionari fiumani, e da tutti gli altri guerrieri, i Fasci italiani di combattimento: il movimento dei combattenti.

Da quello che sembrava essere il colpo di grazia agli ultimi simboli della Tradizione, sono invece rinati gli acerrimi nemici della sovversione: gli Uomini[8]. Proprio quegli Uomini che vogliamo diventare. Sì, oggi non c’è trincea né baionetta per inforcare il Nemico, ma la guerra c’è, è vera e subdola, perché il Nemico ti porta sul campo dell’anima per combattere, dove non lo vedi, così si insinua nei tuoi appetiti, voglie, pensieri, passioni a cui talvolta cedi. E quando cedi, il Nemico vince, si prende le tue ‘terre’, i campi della tua anima. Diventi sua terra di conquista, se non combatti la Grande Guerra Santa, quella interiore. Quel Nemico è il tuo Io e, mettitelo in testa, non conosce tregua né fronte. Attacca sempre e ovunque. E solo se combatti, lo sconfiggi. Lo tieni a bada, lo ammaestri e lo contieni. Anzi, lo rendi un tuo strumento, una tua arma. Forgia la tua anima, sarà la tua arma più forte. La Formazione sarà ferro invincibile e fiamma sempre ardente per forgiarla. Come gli Arditi, come gli Eroi della Prima Guerra Mondiale, che, nell’impeto dell’assalto, hanno sconfitto il richiamo della calda casa di città, del riposo quotidiano e dell’abbraccio della donna: le vere trappole del nemico, i veri attacchi dell’Ego.

Col Coraggio, la Forza e il Dono hanno incenerito queste piccole questioni personali – umane, troppo umane – per far spazio a ciò che solamente conta: l’Onore.

Per questo, nell’anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale, che per noi è la vittoria dell’Eroismo e del Coraggio, della vita sacrificata sull’altare dell’Onore e del cuore infiammato di Gloria, vogliamo donare ai protagonisti di ogni trincea, di ogni divisa, di ogni paese europeo, il nostro doveroso omaggio.

In occasione di questo anniversario, la nostra speranza è che mai più sgorghi sangue europeo per una guerra fratricida.

Da Roma a Berlino, da Lisbona a Vladivostok.

 

Per la libertà dell’Europa, per la Tradizione, per l’Impero!

“Mentre cadevo pesantemente sul fondo della trincea ebbi la certezza di essere definitivamente perduto. Eppure, cosa strana, quel momento è stato uno dei rarissimi nei quali possa dire di essere stato veramente felice. Compresi in quell’attimo, come alla luce di un lampo, tutta la mia vita nella sua più intima essenza”.

(Ernst Junger – “Il mio ultimo assalto”)

 

Consigli di lettura

L’Italia nel XX Secolo. Storia dell’Italia moderna per gli studenti che vogliono la verità, Rutilio Sermonti, Edizioni all’Insegna del Veltro;

Diario di guerra. 1915 – 1917, Benito Mussolini, Edizioni di Ar

Arditismo giuliano, Federazione Nazionale Arditi d’Italia, Edizioni Ritter

Arditismo, Mario Carli, Edizioni Ritter

La guerra occulta. Armi e fasi dell’attacco ebraico-massonico alla tradizione europea, E. Malynski – L. De Poncis, Edizioni di Ar

 

Note

[1] L’interventismo italiano fu un fenomeno complesso che in questa sede, per motivi di spazio, possiamo affrontare solo indirettamente.

[2] La Santa Alleanza è una dichiarazione politica, espressione poi di un sistema politico, firmata a Parigi il 26 settembre 1815 da Alessandro I di Russia, Federico Guglielmo III di Prussia e Francesco II d’Austria.

[3] Ricordiamo che tutti i figli maschi di casa Savoia erano iniziati alla Grande Loggia di Londra (come gran parte delle case regnanti europee), loggia guida della Massoneria inglese, il cui Gran Maestro era di fatto il Sovrano Inglese. Come dire, il “maestro” del Re d’Italia era il Re D’Inghilterra.

[4] Era possibile arrivare all’unità nazionale in altro modo, ovvero i mezzi usati non possono aver finito per nuocere alla stessa unità nazionale? A tale proposito ricordiamo la posizione di Julius Evola, riconducibile ad evidenziare quali ’forze’ abbiano realmente agito nello scenario storico, politico e spirituale. Quelle forze che, successivamente, si sarebbero ritrovate nella lotta del Fascismo e dell’idea Ario-Romana. Secondo Evola, con la costituzione della Triplice Alleanza voluta dall’imperatore Guglielmo II nel 1893, all’Italia fu data la possibilità di schierarsi a difesa della Tradizione, dell’Autorità e della Gerarchia contro la Sovversione. La lega dei tre imperatori: – Dreikai Serbund – Austriaco, Tedesco, Russo insieme con l’Italia, centro del cattolicesimo, si era unita in un patto segreto contro la Francia e l’Inghilterra a difesa dell’Europa contro il socialismo, il liberalismo e l’anarchia. Se L’Italia non avesse tradito il patto della Triplice Alleanza, si sarebbe potuta realizzare lo stesso l’unità nazionale, poiché l’Austria era disposta a cedere i territori conquistati dopo la prima guerra mondiale a condizione che si fosse rimasti neutrale. E ancora, con la sconfitta della Francia anche Nizza, Corsica e Savoia sarebbero state restituite al territorio nazionale.

[5] Da ricordare è la posizione di Giovanni Preziosi e del ‘suo’ fronte interventista sullo scandalo della Banca Commerciale e sugli interessi economici del capitalismo tedesco. Secondo Preziosi, l’istituto bancario milanese rappresentava la longa manus degli interessi germanici nel paese, fulcro del presunto ‘cartello politico-bancario franco-tedesco’ volto, con la connivenza giolittiana, a tenere fuori l’Italia dal conflitto a tutto vantaggio delle sorti della Germania in guerra. Effettivamente, la lungimiranza di Preziosi, tale da presagire scenari assolutamente attuali, fu quella di smascherare la strategia finanziaria ‘errante’ ed apolide che si serviva dell’istituto bancario per controllare e soffocare la libertà degli Stati, divenendo opera di sfruttamento capitalistico. Secondo Preziosi, i capitali tedeschi controllavano l’economia italiana, asservendola; il che, ovviamente, era inconciliabile con la sussistenza di una sovranità nazionale. È innegabile come lo scenario di cento anni fa, con un’Italia incapace di curare i propri interessi nazionali, sia la fotografia, con le dovute proporzioni, dell’attuale situazione del nostro Paese. Con la differenza che, ad una guerra fatta col sangue e con l’eroismo di tanti, oggi si sostituisce una guerra sporca, apparentemente innocua ma che in realtà miete milioni di vittime.

[6] Rutilio Sermonti, L’Italia nel XX Secolo, Edizioni all’insegna del Veltro, p. 37

[7] Rutilio Sermonti, L’Italia nel XX Secolo, Edizioni all’insegna del Veltro, p. 39

[8] Il Fascismo fece opera di purificazione del risorgimento da tutte le istanze massoniche, liberali, similmarxiste e anticlericali, così che “il Fascismo è il compimento del Risorgimento”, perché lo stesso Fascismo riconcilia tutte le parti risorgimentali (Sabaudi alla Carlo Alberto, mazziniani, garibaldini, protosocialisti, rivoluzionari, ecc.) o antirisorgimentali (Sabaudi alla Carlo Felice, tradizionalisti, controrivoluzionari, Borbonici, Asburgici, Cattolici, ecc.).