CEI, servo e fantoccio del giornalismo immigrazionista

Il clero cattolico viene costantemente attaccato dai giornali di regime, che lo tacciano – talvolta giustamente – di pedofilia, di arricchimento eccessivo, di ‘medievalismo’, etc… Ma, quando il clero parla a favore degli immigrati e contro il governo, improvvisamente il clero diventa voce autorevole e caritatevole, da ascoltare. Questo la dice lunga sulla disonestà ideologica dei giornali di regime, nonché su quegli sprovveduti esponenti del clero che tacciono di fronte alle accuse e obbediscono ‘fedeli’ al pensiero dominante.

(www.repubblica.it) – 14/10/2018 – Manovra, Bassetti: “Se i conti sono sbagliati non c’è banca che ci salverà”. Su migranti: “Non soffiare sulle paure”.

Il presidente della Conferenza episcopale apre l’assemblea riportando le preoccupazioni di molti vescovi sulla legge di bilancio. E chiede di non cercare nell’immigrato un “capro espiatorio”.

“Stiamo attenti: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva. Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà: i danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa”.
 
È la prima volta che il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, interviene in materia così netta alludendo alla possibilità che con la manovra economica l’Italia retroceda pesantemente. Il capo dei vescovi italiani, aprendo l’assemblea dell’episcopato in corso a Roma, riporta la preoccupazione che è di molti presuli sparsi nelle varie diocesi del Paese.

La preoccupazione è anche per un Paese “sospeso come il nostro”. In un Paese “caratterizzato dalla mancanza di investimenti e di politiche di ampio respiro, gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire in maniera pesante, aumentando l’incertezza e la precarietà, l’infelicità e il rancore sociale”. E ancora: “Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno”.
 
Da tempo la Chiesa chiede di abbassare i toni della polemica politica. In scia ai messaggi che provengono dal Quirinale, anche il presidente della Cei ricorda come in Italia imperversa “un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere”. Dice Bassetti: “Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia. La risposta a quanto stiamo vivendo passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà”.
 
Da sempre i vescovi difendono l’Europa e l’Unione europea: “Se l’Unione Europea ha a cuore soltanto la stabilità finanziaria – dice Bassetti -, disinteressandosi di quella sociale e delle motivazioni che soggiacciono ai vincoli europei; se perde il gusto della cittadinanza comune e del metodo politico della cooperazione, non c’è poi un’Europa di riserva e rischiamo di ritornare a tempi in cui i nazionalismi erano il motore dei conflitti e del colonialismo. Questo nonostante le opportune celebrazioni di questi giorni per il centenario della fine della Grande Guerra!”.
 
Sono ancora molto sentite fra i vescovi le critiche piovute dopo che la Corte Europea ha chiesto che la Chiesa restituisca l’Ici non pagata nel periodo 2008-2012. Bassetti dice la sua in merito, replicando a quella che definisce una “caricatura” che è stata fatta in questi giorni dai media sulla Chiesa, “quasi fossimo preoccupati essenzialmente di difendere posizioni di privilegio e tornaconto economico”. Accanto alla fragilità del Paese, ha detto Bassetti riferendosi alle ultime calamità idrogeologiche, “tocchiamo con mano anche altre fragilità, che minacciano lo smottamento sociale. Penso alla fragilità valoriale. Alla fragilità del sentimento comune. Alla fragilità culturale: senza avvolgerci in inutili vittimismi, ne è espressione la stessa caricatura che anche di recente i media hanno offerto della nostra Chiesa, quasi fossimo preoccupati essenzialmente di difendere posizioni di privilegio e tornaconto economico”.