Muori, ci serve il tuo rene!


Dietro la patetica pubblicità-progresso a favore della donazione degli organi, esiste un grande giro di interesse, che non ha solo sapore economico (quanti soldi…) ma anche anti-etico: infatti, si lavora subdolamente per portarci sempre più a considerare morte e non-vive tutte quelle persone che vivono malattie gravi o condizioni clinicamente irreversibili. Invece, queste persone che conducono battaglie durissime sono più che vive, sono assai più vive di molti zombie che camminano nelle strade delle città! Ma ‘il ricambio è necessario’, dicono. ‘Che senso ha vivere queste vite’, dicono. ‘Meglio lasciar vivere qualcun altro più giovane e magari agiato’, dicono, ‘perché ha maggiore durata attesa di vita’. Eccola, sta tutta qui la subdola politica della morte facile: eutanasia, trapianto degli organi come fossero pezzi di una macchina (mentre il sangue è un veicolo psichico potentissimo), aborto, etc. Attenzione signori, perché da un raffreddore potrebbero indurvi a farla finita e donare i reni a qualcun altro.

(www.repubblica.it – 16/11/2018) – Sassari, la paziente è morta, ma invece è viva. Pronto il funerale, tutto annullato

Ai figli, appena due giorni fa, il 12 novembre, era stata comunicato che la loro madre era morta. Ma non era così: la donna era – ed è – viva; in prognosi riservata, ma viva. Protagonista della vicenda un’anziana di 80 anni di Uri, paese di meno di tremila abitanti del Sassarese, dove tutto era pronto per un funerale annunciato e già annullato. Il caso da manuale è accaduto nelle corsie dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari dove era arrivata, colpita da un ictus, a bordo di un’ambulanza. Era stata stata trovata dalla figlia per terra nel bagno di casa non più cosciente. Poi la corsa in ospedale, il ricovero e la prima, brutta notizia.

 
Un medico dell’ospedale, infatti, lunedì aveva detto dopo poche ore che non c’era più nulla da fare, che era stata dichiarata la morte cerebrale. Da qui la richiesta al consenso per l’espianto degli organi, così i figli avevano firmato la liberatoria per la donazione delle cornee. Da lì la routine per l’ultimo saluto: l’acquisto della bara, la chiamata all’agenzia funebre e al sacerdote, il cordoglio di parenti e conoscenti.

Poi la sorpresa: la figlia è tornata ieri all’ospedale per le adempienze del caso e ha scoperto che la madre era ancora viva: era solo stata trasferita di reparto. Chi ha sbagliato? Probabile un errore materiale di trasmissione delle informazioni, fanno trapelare dagli ambienti sanitari. La notizia giusta potrebbe esser stata data – per errore umano – alla famiglia sbagliata; uno scambio di persona, insomma. Possibile anche l’apertura di procedura interna, anche se in questo caso l’analisi dei documenti potrebbe non rivelare nulla di più.

In serata il comunicato dell’ospedale. “C’è stato un errore di comunicazione tra medico e familiari. E per questo ci scusiamo con la famiglia della signora, che si trova ricoverata in gravi condizioni”, spiega il direttore sanitario Nicolò Orrù e precisa, “nessuna richiesta di donazione di organi è mai stata prospettata perché la morte cerebrale è stata solo ipotizzata con la famiglia che evidentemente ha frainteso”.