Nuovi eroi

I calciatori, si sa, sono ormai stars, idoli, in soldoni: i nuovi eroi. Rappresentano il prototipo di tutto ciò che ogni ragazzino vorrebbe essere ed avere: sono risoluti, decisi, hanno fama, ricchezza, forza fisica, donne e… videogiochi. Soprattutto videogiochi!
Il caso esploso a Barcellona che riguarda Ousmane Dembelè, difatti, non è che la punta di un iceberg molto vasto. Sono pochissimi i calciatori che, nella realtà quotidiana dei fatti, non giocano alle loro consolle preferite magari divertendosi ad “utilizzare” il proprio avatar, ammirando le proprie gesta anche nella realtà virtuale.
Decisamente non sono il nostro tipo di eroe perché, semplicemente, non sono esempi positivi da seguire. Preferiamo di gran lunga gli insegnamenti di chi Eroe lo è stato davvero: “Egli deve essere educato alla disciplina severa, perchè soltanto gli sforzi congiunti e disciplinati di tutti riusciranno a ottenere gli effetti desiderati” (C.Z. Codreanu).

(www.gazzetta.it – 20/11/2018) –  Ha detto che aveva mal di pancia, e che per questo non si era presentato all’allenamento. Però quando il medico del Barça si è presentato nella sua grande magione, è rimasto sorpreso: Ousmane Dembélé stava benissimo, la casa meno. Persiane abbassate, gente che dormiva nonostante l’ora, disordine diffuso. A quanto pare il giocatore e i suoi amici avevano fatto nottata giocando alla Play e quando finalmente era andato a dormire si è dimenticato di mettere la sveglia.

È successo giovedì scorso. A occhio non è la prima volta che Dembélé deraglia, solo che stavolta dal club hanno fatto due cose: soffiate alla stampa e castigo per il giocatore, che domenica 11 ha visto la sconfitta dei suoi contro il Betis dalla tribuna (dove è arrivato tardi). Poi dal Barça hanno chiamato il suo agente per cercare di ricondurre una situazione che sta andando fuori controllo. L’incontro è stato teso, tra accuse e minacce reciproche, voci internazionali di mercato che si rincorrono senza alcuna conferma e un panorama assai complesso perché Ousmane è costato 105 milioni più altri 40 in variabili, 30 dei quali già versati dal Barça al Borussia Dortmund che col francesino ha fatto una plusvalenza storica.

Perché Dembélé ha tante difficoltà quanto talento, e siccome è un mezzo fenomeno immaginate il livello dei problemi. Riassumendo, il milionario 21enne che si è lasciato male col Rennes e poi col Dortmund e ha da tempo una relazione tesa col Barça, ha una forte dipendenza da console, mangia da schifo ma quando il club gli ha messo alle costole un cuoco (francese) l’ha licenziato subito per irreversibili diatribe culinarie, fa una gran fatica con lo spagnolo, ha una soglia di attenzione più bassa dello score al Fifa di un giocatore del Lesotho, è circondato da una pletora di teenager che come lui vivono solo per giocare (alla tv): poca luce, cartoni della pizza inviata a domicilio come soprammobili, popcorn nel microonde, mano a forma di telecomando, scarse ore di sonno e mai di notte. Se Ronaldinho si è bruciato la carriera uscendo e bevendo, Dembélé e soci sono morigerati: non escono mai perché guai a sprecare ore di gioco.
 
Questo il quadro emerso in questi giorni di bombardamento mediatico: con la Bild che ha pubblicato la denuncia dell’ex proprietario della casa di Dembélé a Dortmund, che gli ha chiesto oltre 20.000 euro per i danni lasciati, l’Equipe che si chiede se si sia già buttato via del tutto, allenatore e compagni che lo bacchettano ogni volta che possono (Rakitic, Piqué e ieri Suarez i casi più eclatanti), i tabloid sportivi catalani scatenati nel dettagliare negligenze del francese. Che al Barça ha perso il primo anno tra infortuni e difficoltà di adattamento e sta buttando via il secondo per indisciplina. In mezzo, Ousmane ha vinto un Mondiale. Non da protagonista, ma c’era. Perché il talento è innegabile, come i suoi problemi.