Bovina? Suina? Vegetale? No, la carne che mangerete dall’anno prossimo sarà sintetica

Manca ancora un nome che sia meno disgustoso di “carne sintetica”, ma il grosso è fatto. Con l’approvazione delle autorità statunitensi che hanno di fatto dato il nulla osta alla commercializzazione, dal 2020 la carne sintetica sarà realtà. Stiamo parlando, cioè, di carne coltivata in laboratorio a partire da colture cellulari su cui hanno messo gli occhi già molte aziende come le statunitensi Memphis Meat e Finless Food o l’israeliana Aleph farm, fino all’olandese Mosa Meat. Insomma, il piatto è ricco e molti pregustano già ricchi guadagni alla faccia di ogni etica e della salute dei loro consumatori. Buon appetito!

(www.altoadige.it – 19/11/2018) Manca ancora un nome che sia più accettabile di ‘carne sintetica’ e diversi altri passaggi industriali che permettano di abbassarne il prezzo, ma per la carne coltivata in laboratorio a partire da colture cellulari la strada verso le tavole sembra in discesa. A rimuovere uno degli ostacoli principali sono state le autorità regolatorie statunitensi, che stabilendo l’iter dei controlli per la produzione hanno di fatto dato il nulla osta alla commercializzazione, che a questo punto potrebbe avvenire nel 2020 come preconizzato dai produttori. In un comunicato congiunto il dipartimento per l’agricoltura statunitense (Usda) e l’Fda hanno annunciato che si occuperanno congiuntamente degli aspetti regolatori e di sicurezza di questi prodotti. Dopo diversi mesi di dibattito le due agenzie statunitensi si sono accordate su come seguire la produzione nelle varie fasi. “Abbiamo concluso che entrambe le agenzie dovrebbero supervisionare la produzione – scrivono – l’Fda si occuperà della raccolta e della conservazione delle cellule, della crescita e della differenziazione. Una transizione dall’Fda all’Usda avverrà durante la fase di raccolta delle cellule. L’Usda quindi si occuperà della produzione e dell’etichettatura dei prodotti. Poichè le agenzie hanno l’autorità statutaria necessaria per regolare appropriatamente la produzione di cibi da colture cellulari derivate da animali l’Amministrazione non crede che serva una ulteriore legislazione in materia”. Il primo esperimento di hamburger ricavato in laboratorio risale al 2013, quando il ricercatore olandese Mark Post, il primo a indicare il 2020 come data per l’arrivo sui piatti, poi ‘sposata’ da molti altri, servì ad alcuni giornalisti un hamburger frutto di due anni di lavoro e 325mila dollari di costo. Da allora diverse aziende si sono lanciate nell’impresa, dalle statunitensi Memphis Meat e Finless Food all’israeliana Aleph farm all’olandese Mosa Meat, fondata dallo stesso Post. Per tutte la ‘ricetta’ consiste nell’ottenere grandi quantità di cellule muscolari animali, possibilmente con una percentuale di cellule grasse per dare un sapore più simile a quello della carne ‘vera’. Prima dell’arrivo sul mercato però mancano alcuni passaggi, come fa notare ad esempio un editoriale sulla rivista Chemical and Engineering news, e il primo riguarda proprio il nome. ‘Carne sintetica’ o ‘carne artificiale’ potrebbero allontanare i clienti, e i produttori preferiscono ‘carne pulita’, ‘carne coltivata’ o ‘carne da cellule’, ma gli allevatori negli Usa sono già sul piede di guerra, e vorrebbero che si evitasse l’uso della parola ‘carne’ per qualsiasi prodotto che non sia ottenuto macellando degli animali. Una volta risolto il problema del nome c’è quello di come poter produrre la nuova carne su larga scala a prezzi competitivi, ma in questo le compagnie sono ottimiste. La Future Meat Technology ad esempio, una start up israeliana, ha annunciato di essere arrivata a circa 700 dollari al chilo, ma si dice certa di poter abbassare sensibilimente la cifra già entro il 2020. Ma la reazione in Italia e’ netta. “La carne da laboratorio non è al momento una minaccia perché sono i consumatori italiani stessi che non sarebbero disposti ad acquistarla”, dichiara la Cia-Agricoltori Italiani. Mentre secondo un sondaggio di Coldiretti tre italiani su quattro (75%) bocciano l’arrivo sul mercato di carne ottenuta in laboratorio. A preoccupare, sottolinea la Coldiretti, sono le ripercussioni di queste nuove tecnologie applicate ai prodotti alimentari sia di natura salutistica che etica. (ANSA).