In memoriam | Corneliu Zelea Codreanu

30 Novembre 1938

Il 29 Novembre 1938, alle ore ventidue, Codreanu e i suoi seguaci venivano fatti uscire dal carcere in cui erano detenuti e fatti salire su un autocarro. I Legionari erano stati posti a sedere in modo che potessero vedere solo davanti a sé ed erano stati incatenati, le mani dietro la schiena. Essi si trovavano nell’impossibilità di compiere qualsiasi movimento, costretti a rimanere continuamente a testa alta. Dietro a ciascuno di loro sedeva un gendarme. Io mi posi accanto all’autista. Stavamo percorrendo la strada tra Ploesti e Bucarest quando all’alba del 30 Novembre, non appena ebbi dato il segnale convenuto con la mia torcia elettrica, i gendarmi tolsero dalla tasca una corda che strinsero attorno al collo del legionario che sedeva davanti a ognuno di loro. In questo modo vennero strangolati Codreanu e i tredici legionari, mentre l’autocarro continuava la sua corsa.

Giungemmo poco dopo a Bucarest; di qui ci muovemmo verso il forte di Jilava, ove già da tre giorni era stata scavata una profonda fossa. Giunto l’autocarro nel forte, i cadaveri degli strangolati ricevettero alcuni colpi di rivoltella e di fucile. Quindi, dopo che il medico militare ebbe constatato l’avvenuto decesso di tutti i legionari, i corpi vennero gettati nella fossa. Dichiarai immediatamente ai 14 gendarmi che essi avevano eseguito un’ordine del tribunale militare e assolto un importante compito patriottico.

La fossa venne ricoperta di terra, ma l’indomani i cadaveri vennero disotterrati e gettati in un’altra fossa. Sui corpi furono versati dieci bidoni di acido solforico, poi fu gettato un strato di cemento e infine di terra.

Sia pur malvolentieri, i gendarmi dovettero sottoscrivere le dichiarazioni di morte, in cui veniva precisato che i 14 legionari erano stati fucilati in seguito a un tentativo di fuga. Ciascun gendarme ricevette la ricompensa di ventimila lei.

Deposizione del maggiore Dinulescu.

(tratto dal libro “Diario dal Carcere”)