Devirilizzazione all’italiana

Ormai la natalità in Italia è in crisi. Lo dimostra l’ultimo rapporto Istat che fotografa una situazione tecnicamente “da estinzione”: ogni anno -15 mila nascite. Ma il dato interessante è che per la prima volta nella storia di queste indagini, il calo demografico non riguarda solo genitori di nascita e nazionalità italiana, ma anche gli immigrati e in particolare: filippini, moldavi e ucraini. Questo significa una cosa solo: una volta che sono giunti qui, gli immigrati adottano i “costumi occidentali” e diminuisce così la loro elevata propensione a fare figli. Viene così meno, sul lungo periodo, il dogma-teorema che sta alla base di una delle riflessioni economiche pro-immigrazione: è tecnicamente assurdo che gli immigrati possano pagare le pensioni agli italiani. E, allora, perché accettare questa immigrazione di massa?

(www.repubblica.it – 28/11/2018) I dati dell’Istat contenuti nell’ultimo Rapporto certificano i numeri del calo demografico. Nel 2017 sono stati iscritti all’anagrafe per la nascita 458.151 bambini, oltre 15mila in meno rispetto al 2016. Nell’arco di tre anni (dal 2014 al 2017) si è registrato un calo di circa 45mila nascite mentre sono quasi 120mila in meno rispetto al 2008. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat Anno 2017 . Il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121mila in meno rispetto al 2008).

La fase di calo della natalità innescata dalla crisi che si è avviata nel 2008 sembra aver assunto caratteristiche strutturali, secondo l’Istat e la diminuzione della popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni, pari a circa 900mila donne in meno, osservata tra il 2008 e il 2017, spiega quasi i tre quarti della differenza delle nascite che si è verificata nello stesso periodo. Per il resto dipende dai livelli di fecondità, sempre più bassi.

Il calo delle nascite si riflette soprattutto sui primi figli: diminuiti del 25 per cento rispetto al 2008, una tendenza che si sta consolidando negli ultimi anni. Nello stesso arco temporale i figli di ordine successivo al primo si sono ridotti del 17 per cento.

Diminuiscono anche i nati con almeno un genitore straniero, che per la prima volta dal 2008 scendono sotto i 100mila (99.211 pari al 21,7 per cento del totale dei nati). Sono 8mila in meno in 5 anni (dal 2012 al 2017) e mille in meno solo nell’ultimo anno. Tra questi sono in calo soprattutto i nati da genitori entrambi stranieri: per la prima volta sotto i 70mila nel 2016, calano ulteriormente nel 2017 (67.933). Le cittadine straniere residenti, che finora hanno riempito i ‘vuoti’ di popolazione stanno a loro volta invecchiando. In Italia, inoltre – si sottolinea nel rapporto – sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano minori livelli di fecondità in Italia. È il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane che hanno alti tassi di occupazione, principalmente nei servizi alle famiglie.

Nelle coppie coniugate i nati sono 147mila in meno in soli 9 anni. Secondo lo studio Istat questo netto calo è in parte dovuto all’andamento dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014 per poi risalire lievemente fino a superare nel 2016 le 200mila celebrazioni. Nel 2017 si osserva una nuova diminuzione (191.287 matrimoni). In un contesto di nascite decrescenti, quelle che avvengono fuori dal matrimonio aumentano di quasi 29mila unità rispetto al 2008 superando le 141mila.

Uno dei dati più inquietanti emersi dal rapporto Istat riguarda le donne 40enni, che alla fine del ciclo di vita riproduttiva nel 22 per cento dei casi potrebbe rimanere senza figli. Tale percentuale è raddoppiata rispetto all’11,1 per cento stimato per la generazione delle loro mamme (le nate del 1950).