Non è Muay Thai

a cura della Comunità Militante Furor
In Thailandia, è morto un fighter 13enne sul ring. Come si può restare indifferenti davanti ad una notizia del genere? Qui si toccano con mano i danni portati dalla spettacolarizzazione di una pratica come quella della Muay Thay, qui vediamo come l’influenza dell’occidente possa colpire anche antiche discipline come in questo caso.
In generale, la pratica delle arti marziali da parte dei più giovani è di grande giovamento per la società, perché potrà contare su uomini educati al sacrificio, al controllo di se stessi e al coraggio, nel solco dell’agoghé spartana. Ma non è questo il caso. 
Con il passare del tempo e l’aumento del turismo da parte di una certa fetta di occidentali, la Tailandia è diventata metà di un cosiddetto “turismo deviato”, questo ha portato un’evoluzione della pratica della Muay Thay in una sorta di spettacolo da baraccone. Spettacolo nei quali, il più delle volte, si assiste al più totale svilimento della persona e della disciplina stessa solo per divertire qualche turista spendaccione che dopo aver “fittato” il suo/a accompagnatore/trice probabilmente minorenne va a bere e spendere soldi in queste palestre improvvisate che offrono questi spettacoli raccapriccianti.
Come in ogni ambito, non se ne parla mai di un problema fin quando non succede qualcosa di grave. Il giro di soldi che si muove attorno a questi spettacoli per turisti in Tailandia purtroppo ha fatto si che si che si tralasciassero tutti i consigli medici portando alla più grave delle situazioni. Chiunque pratichi sport a livello agonistico, soprattutto nel caso degli sport da combattimento, sa che ci sono delle regole da rispettare per salvaguardare la salute degli atleti, purtroppo in queste situazioni a limite vediamo come la fama di popolarità e di ricchezza spesso è più forte di ogni altro rischio.

www.repubblica.it – 19.11.2018 – La tragica morte di un ragazzino di 13 anni, Anucha Tasako, ha riacceso in Thailandia la controversia sui combattimenti professionali tra ragazzini. Anucha è morto dopo essere finito al tappeto con un knockout durante un incontro all’inizio del mese di novembre. A 13 anni aveva già 174 match al suo attivo, avendo cominciato quando aveva appena 8 anni. E’ morto di emorragia cereberale dopo essere stato colpito dal suo avversario il 10 novembre scorso. I sostenitori del Muay Thai (così si chiama lo sport) sostengono che la sua morte è legata a una serie di incidenti casuali: l’arbitro non ha fermato in tempo l’incontro, il medico non era presente, insomma delle anomalie rispetto alle procedure usuali. Ma c’è una forte pressione affinché questa pratica venga regolamentata e l’età limitata.

I legislatori hanno di recente passato un provvedimento che impedisce ai bambini di meno di 12 anni di affrontare incontri di boxe che, a volte, si sono rivelati fatali anche per gli adulti, come nel caso dell’italiano Christian Daghio, 49 anni, una vera leggenda in questo sport, morto il 2 novembre dopo essere stato una settimana in coma per un colpo subito durante un combattimento a Bangkok. Ma per i bambini la situazione è sicuramente più delicata: un recente studio medico dell’ospedale Ramathibodi di Bangkok ha messo a confronto lo sviluppo cerebrale di ragazzini che praticano la boxe thailandese e altri che non ne sono coinvolti, dimostrando che la pratica provoca danni cerebrali irreversibili e progressivi nello sviluppo dei bambini.

I sostenitori del Muay Thai sostengono che questo sport fa parte della tradizione e della cultura thailandese. Ma per molte famiglie povere avviare un figlio fin da piccolo alla carriera di boxeur è anche un modo per uscire dalle ristrettezze economiche.