Guerra Usa-Cina: capitolo Giappone, ma sullo sfondo spunta l’Iran

Anche il Giappone diventa terreno di scontro della “guerra fredda” fra Usa e Cina. Dopo avervi raccontato come anche l’Italia lo sia analogamente diventata, oggi anche Tokio raccoglie il monito/diktat di Washington ed esclude Huawei dalle gare pubbliche per la gestione delle sue reti informatiche. Giusto qualche giorno fa la notizia dell’arresto di una dirigente di primo piano del colosso cinese Huawei in Canada. Arrestata nell’ambito di una indagine canadese (eterodiretta dagli Usa?) su un presunto uso del sistema bancario mondiale per eludere le sanzioni americane all’Iran. Come a dire: Usa e Cina possono fare affari, ma guai ad agevolare attori internazionali (leggasi Iran) troppo sgraditi a Washington. E guai, per Pechino, se prova a mettere mano sulle “colonie” statunitensi: Europa e Giappone, in questo caso!

(tratto da www.tg24.sky.it – 10/12/2018) Il governo giapponese ha escluso Huawei e Zte dagli appalti pubblici a causa di presunti rischi per la cybersicurezza in ambito finanziario e militare. La decisione di Tokyo era stata anticipata qualche giorno fa dalla stampa locale e segue quella presa dagli Stati Uniti nello scorso agosto quando, tramite il ‘National Defense Authorization Act’, avevano vietato i prodotti dei due colossi cinesi delle telecomunicazioni negli apparati statali. Secondo la Casa Bianca, le due aziende avrebbero infatti degli stretti legami con il governo cinese.

Anche il Giappone accoglie l’appello di Trump. Per non compromettere i rapporti commerciali che intercorrono con la Cina, l’esecutivo dell’isola nipponica non ha fatto alcun riferimento specifico alle due aziende nell’annunciare il provvedimento, ma ha voluto sottolineare la delicata procedura dei contratti riguardanti la sicurezza nazionale.
Dopo Australia e Nuova Zelanda anche il Giappone cede alle pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e boicotta i prodotti Huawei. A questi si unisce anche la British Telecom, compagnia telefonica ex monopolista britannica, che ha deciso di eliminare tutti i dispostivi della casa cinese dal cuore delle sue reti, dove si trovano i dati sensibili dei suoi clienti, e di escluderla dalle future gare per lo sviluppo delle reti 5G.

Arrestata in Canada Meng Wanzhou, Cfo di Huawei. Nel frattempo, i rapporti tra Washington e Pechino si sono fatti sempre più tesi in seguito all’arresto da parte delle autorità canadesi, su richiesta degli Usa, di Meng Wanzhou, Chief Financial Officer di Huawei e figlia del fondatore della società. La donna ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti, dove è in corso un’indagine per accertare se il colosso cinese abbia violato le sanzioni all’Iran. Mentre la Cina ne ha chiesto il rilascio immediato, l’azienda ha commentato l’arresto del suo Cfo dicendosi convinta e fiduciosa “che le autorità canadesi e statunitensi raggiungeranno senza dubbio una conclusione corretta e imparziale. Huawei rispetta tutte le leggi e le regole dei Paesi in cui opera, incluse quelle in materia di controllo delle esportazioni delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell’Ue”.