“Il Sole Invitto”. Conferenza con Mario Polia – recensione (15/12/2018)

Anche quest’anno, alla chiamata della Luce che non muore, abbiamo serrato i ranghi con Mario Polia, le cui meditazioni, ogni anno, affilano le armi della nostra anima per prepararci alla battaglia, in quello che è ormai il consueto appuntamento pre-solstiziale organizzato dalla Comunità Militante Raido.

Il tema dell’incontro è stato il simbolo. Ma non uno qualunque, bensì quello del Sole Invitto. Infatti il Cosmo, intessuto di immagini che sono la firma del suo Autore, ci chiama a leggerlo secondo il suo significato profondo e, se non ascoltassimo più i simboli, il mondo ci precluderebbe il suo Significato. Lo stesso che oggi la tenebra tenta di soffocare con una violenza inaudita, quella del luciferino libero arbitrio dell’uomo; che con la sua scelleratezza vuole costruire un mondo alla rovescia per imporre il proprio ego/io.

Ma l’uomo della Tradizione, che da millenni, in questi ultimi giorni di tenebra, risponde a questa chiamata, non porta angoscia nel cuore: è consapevole che la Luce vince sempre. Egli agisce, la sua unica ricompensa è la Giustizia della sua azione; affinché la sua vita, il suo mondo, il mondo, siano conformi alla Bellezza. Il suo rituale è la sua azione: mettere in atto i Principi, affinché non ci sia soluzione di continuità tra Conoscenza ed azione. Il mondo sia espressione della Bellezza di cui Egli si fa portatore.

Kalòs kài agathòs: questa è la chiamata a cui ci esorta Mario Polia. Perché per essere portatori di Bellezza è necessario che il Solstizio d’Inverno non sia vissuto come mero evento astronomico, ma come la Vittoria della Luce del mondo nei propri cuori. D’altronde, l’Assoluto tramite il Cosmo comunica a più livelli, è Lui stesso che ci chiama.

Così Mario Polia ci ha svelato i simboli della Tradizione celati in ogni tradizione particolare. In ognuna di esse, al Solstizio d’Inverno, una Divinità di Luce si manifesta nel mondo. Da Buddha a Mithra, fino all’incarnazione del Cristo: Luce che viene al mondo incarnandosi nel Ventre di una Vergine, nella cavità di una grotta.

Questo è il simbolo universale del Solstizio d’Inverno: l’Incarnazione della Luce nella cavità del proprio Cuore (in greco antico, ‘cuore’, kardìa, e ‘grotta’, krypta, nel senso di luogo nascosto, hanno la stessa radice)  reso spoglio; nella propria anima resa Vergine, da tutte le accessorietà del mondo moderno.

Tutto ciò non è una volgare “copia” tra le religioni, come vogliono insegnarci la moderna antropologia atea o la volgare vulgata, per cui le religioni più recenti avrebbero usurpato o copiato ciò che veniva prima. No: è il Simbolo che parla, è  il Principio che si manifesta e che continua a farlo nell’Eternità, al di là di tempo e spazio.

Prepararsi al Solstizio con la solitudine, col silenzio e con la meditazione. Si rigetti il superfluo per riscoprire l’Essenziale, il Vero, il Bello; affinché questo Fuoco divampi e trasmuti in luce e calore la nostra materialità.

Mille Soli potranno rinascere; ma se non rinasceranno nei nostri cuori il Solstizio sarà solo un evento astronomico e noi avremo abbandonato la battaglia. La battaglia per riappropriarci della nostra identità profonda, l’origine divina.

Ut bonum, istum faustumque sit.