Pensione mia, vientene con me

La stragrande maggioranza della popolazione, non solo italiana, ha ormai un pensiero fisso fin dall’inizio della propria carriera professionale: raggiungere una pensione decente alla fine dei propri anni di lavoro. È di questi giorni la nuova normativa che va a intaccare maggiormente le cosiddette “pensioni d’oro”. Seppure sia innegabile che chi ne beneficia abbia versato i dovuti contributi a tempo debito, è altrettanto insindacabile il fatto che decurtare di 500€ una pensione che supera i 5000€, non sia propriamente una ingiustizia, soprattutto alla luce del fatto che la stessa INPS ha ammesso che i calcoli pensionistici degli anni passati erano molto favorevoli per determinate categorie di lavoratori.
Eppure i pensionati “milionari” si lamentano perché, a loro dire, in questa maniera, non riusciranno a campare figli e nipoti. Premesso che un ragionamento del genere è del tutto fuori luogo, ci chiediamo: ma figli e nipoti dei milioni di anziani che sono costretti a vivere con 500€ al mese, stanno ora morendo di fame, o ha trovato, come dovrebbe essere la norma, ognuno la propria strada per guadagnarsi il posto nella società?
Siamo dell’idea che la pensione serva per mantenere un livello di vita accettabile e non, come pensano i pochi eletti, a diventar ancora più ricchi di quel che si è. A quanto pare la senilità, a certa gente, ha portato solo un tipo di ricchezza, che è materiale, vana e destinata a morire con loro.