Come sarà la nuova RAI?

Se ne è parlato e discusso, se ne è fatto un caso nazionale, in molti si sono accaniti contro la nomina di Foa a presidente della Rai.
Ora, a distanza di qualche mese, sembra che sia tutto passato, ed i latrati dei soliti pennivendoli paiono non sentirsi più. Noi ne approfittiamo, grazie al contributo di Enzo Pennetta, per fare un po’ di luce sul probabile futuro della nuova RAI.

di Enzo Pennetta

(http://polisemantica.blogspot.com e http://www.enzopennetta.it) – 
Prende inizio da oggi 5 domande, una serie di interviste a intellettuali, giornalisti, comunicatori e pensatori sul futuro della Rai, sulla sua importanza nella vita sociale e politica e sulla sua influenza sulla percezione della realtà da parte del pubblico di telespettatori.

Il primo a rispondere alle nostre domande è Enzo Pennetta, che si occupa di iniziative legate alla didattica delle scienze e di attività di formazione culturale, la cui finalità è quella di mostrare come possa insinuarsi nel pensiero comune una falsa scienza, e confondersi con quella vera, senza che spesso neanche gli addetti ai lavori si rendano conto del fenomeno.

•Cosa promette la Rai che sta nascendo? Si tratta davvero di un cambiamento o stiamo assistendo a una riproposizione, come da gattopardesca memoria, del “che tutto cambi affinché tutto rimanga così com’è” ?

Che si tratti di un cambiamento vero non ci sono dubbi, conosco personalmente il Presidente Foa e recentemente ho anche avuto modo di conoscere e apprezzare il consigliere Giampaolo Rossi, posso assicurare che non sono persone disponibili ad operazioni gattopardesche. Ma non bisogna essere infantili nell’aspettarsi che il cambiamento di una realtà così grande, complessa e al centro di fortissimi interessi come è la Rai, possa avvenire in modo rapido e con degli strappi. Si tratterà di fare interventi oculati e ben studiati, in realtà la cosa più gattopardesca che si potrebbe fare sarebbe proprio quella di sollevare inutili polveroni che finirebbero col bloccare l’azione innovatrice.

•L’intrattenimento e le fiction rischiano di alterare la percezione della realtà nel Pubblico o è sufficiente agire sulla veridicità e il pluralismo dell’Informazione, gestendo in modo obiettivo i telegiornali?

Fiction, intrattenimento e informazione svolgono funzioni complementari ma distinte per cui vanno trattati separatamente. Negli ultimi anni la capacità di creare e orientare l’immaginario collettivo è passata dai film alla fiction attraverso la quale ormai passano modelli sociali e di comportamento che in parte rispecchiano la società ma che in gran parte sono anche mezzo di orientamento dei comportamenti stessi.

L’intrattenimento è un campo vasto che comprende varie tipologie di programmi, qui forse il rischio maggiore è che venga ad esso concesso troppo spazio finendo per farlo diventare una edizione contemporanea del “panem et circenses”, cioè un modo per allontanare dal pubblico la percezione di problematiche politiche o di altro genere.

Ovviamente i telegiornali da parte loro giocano un ruolo di primo piano, un vero pluralismo dell’informazione si vedrebbe a partire innanzitutto dalla scelta delle notizie prima ancora dal modo in cui vengono date, quello che sfugge è il fatto che l’opinione pubblica può prendere posizione su un determinato argomento ma prima ancora c’è la scelta di quali argomenti portare all’attenzione. Quando i vari TG proporranno diverse scalette di argomenti allora potremo cominciare a parlare di pluralismo.

•L’aspetto culturale, intendendo con questo termine  la divulgazione di sapere relativo all’Arte, alla Storia, alla Letteratura, potrebbe incidere sulla percezione della realtà da parte del Pubblico?

Assolutamente sì. Ci possiamo agganciare alla risposta precedente ricordando come il prevalere dell’intrattenimento rispetto alla formazione culturale e di approfondimento sia stato un fenomeno trainato dalla comparsa delle TV commerciali sul finire degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, in quel momento a mio avviso la Rai ha perso una grandissima occasione per differenziarsi come servizio pubblico e ha invece iniziato a rincorrere le TV private su piano degli ascolti e della raccolta pubblicitaria.

Quello che mi piacerebbe dal nuovo corso Rai sarebbe una graduale ma sicura inversione di tendenza, un cambiamento di rotta che lasci andare le televisioni commerciali per la loro strada e abbia il coraggio di intraprenderne una nuova coraggiosamente non orientata dalla competizione. Sono certo che dopo un po’ sarebbero le televisioni commerciali ad iniziare a rincorrere la  Rai perché le persone sono ancora in grado di riconoscere qualcosa di valore e in molti sono stanchi di mediocrità.

•Basterà rinnovare i contenuti o occorrerà ripensare il “modus agendi” dei conduttori e presentatori? In altri termini, è possibile influenzare i telespettatori, oltre che con fake news anche con tono di voce, mimica facciale, uso di sinonimi con differente connotazione semantica e altri trucchi del genere?

Il modus agendi è complementare al contenuto verbale, e non parliamo solo di aspetti come la mimica o l’intonazione della voce ma anche di cose come l’interruzione di un discorso o il lasciare che altri parlino sovrapponendosi, per non dire della tecnica di mettere in minoranza numerica il sostenitore della tesi da screditare. Tutti questi aspetti in una televisione che diventi veramente di informazione e che sia un servizio pubblico dovranno essere affrontati, un modello diverso di fare informazione ad esempio è già riscontrabile nei video di Byoblu dove Claudio Messora ha dimostrato che se si fornisce informazione vera gli spettatori percepiscono il valore dei contributi e lo premiano con ascolti record rispetto a qualsiasi altro canale sul web.

•Che impronta darebbe alla Rai se fosse lei a poter decidere in modo autonomo?

Immaginando di poter dire la mia agirei coerentemente con quanto detto sin qui, per prima cosa vorrei trasmettere l’immagine di di una Rai che abbia smesso di pensare che servizio pubblico e reti commerciali siano realtà analoghe, riformulerei quindi i palinsesti cominciando con un graduale ma evidente incremento di programmi di alto livello culturale e qualitativo e procederei contemporaneamente alla riduzione di spazi per proposte come il Grande fratello e simili.

Punterei alla produzione di format autonomi togliendo spazio a società esterne che costano cifre elevate finendo per diventare soci di fatto con diritto di parola e finendo col rendere le televisioni tutte simili tra loro.

L’autonomia economica assicurata dal canone potrebbe essere usata per osare qualcosa in più, una carta che solo la Rai ha e che quindi potenzialmente la può renderla inimitabile dagli altri. Riguardo ai Tg come ho detto la novità sarebbe una scelta delle notizie autonoma e possibilmente sganciata da quella dettata dai gatekeeper.

Queste, come premesso nella domanda, sono mie idee, non so cosa farà il nuovo CDA ma sono certo che il nuovo corso porterà ad importanti risultati. Ma perché tutti i cambiamenti possano essere attuati il nuovo corso dovrà  avere il tempo necessario per operare e con questo intendo che dovrà poter agire su almeno due mandati, i tempi lunghi sono realistici, quelli brevi sono solo per gli ingenui.