In memoriam | Angelo Pistolesi

di Sandro Saccucci

Oggi ricorre il 41° anniversario del sacrificio del giovane Angelo Pistolesi, militante dell’idea nazionale e popolare.

L’omicidio delle bande armate comuniste che operavano indisturbate nel Paese avveniva nell’ambito delle loro operazioni terroriste su scala nazionale. In quegli anni violenti la guerriglia causò molte centinaia di morti e feriti attraverso migliaia di attentati col fuoco, le bombe e gli assassinati. Le attività delittive beneficiavano della incapacità delle autorità di governo che forse era segretamente sottoposto all’inoperanza. Di fatto il governo della nazione era tacitamente piegato al programma strategico della “destabilizzazione stabilizzante“ impiantato dalla intelligence USA per mantenere l’Italia nell’ambito del Patto Atlantico.

I terroristi comunisti – di ispirazione trozchista – all’inizio operavano con assassinati e guerriglia diffusa al fine di pregiudicare elettoralmente il PCI (allineato con Mosca) che minacciava, con l’aiuto della DC allo sbando, la realizzazione del progetto del ”compromesso storico”.  Una volta superata la fase elettorale, con il fallimento dell’ingresso del PCI al governo del Paese, il terrorismo (ideologicamente trozchista e storicamente avverso al comunismo sovietico) continuava per altri dieci anni la sovversione seminando sangue e terrore. La diffusione del pensiero antifascista costituiva il collante educativo e mobilitante tra i giovani nelle scuole come nelle Università per indurli infine alla violenza e all’assassinio degli avversari. Si trattava, infatti, di una  intossicazione culturale installata ad arte nelle menti dei più giovani che si manifestava come una ubriacatura di massa atta a produrre terrore, panico, dolore e tragedie nella società.

Gli ex alleati e consoci di Yalta nel 1945 dopo la spartizione dell’Europa in zone di dominio politico militare passarono dalla guerra fredda alla guerra rivoluzionaria. Negli anni settanta del secolo passato decisero di confrontarsi in Italia attraverso l’impiego dei propri servizi di intelligenza che manovravano sul nostro territorio partiti, sindacati, mezzi di informazione, enti culturali, etc. Con la necessità della promozione di una coscienza “democratica“, tra i partiti contrapposti (e per fini elettorali) capitalisti e comunisti consumarono la loro guerra vile e assassina provocando innumerevoli e rilevanti danni nel tempo al popolo italiano.

IN MEMORIA DEI CADUTI PER L’ITALIA

Angelo Pistolesi sarà sempre presente nella nostra memoria assieme a tutti i caduti per  l’Italia, vittime della follia assassina dei comunisti. Angelo assieme agli altri sacrificati compartiva il credo ideale dell’amore per la Patria, la fede nella giustizia sociale e la speranza nei valori della vita. La sua scomparsa avveniva a Roma il 28 dicembre del 1977 con armi da fuoco  sotto la sua abitazione alle prime ore dell’alba mentre si recava al lavoro. Il giovane dirigente della Sezione del MSI-DN del quartiere della Magliana-Portuense era sposato e padre di due bambine. L’omicidio veniva rivendicato dai terroristi rossi attraverso chiamate telefoniche alla stampa ove annunciavano il lascito di messaggi firmati a Milano come a Roma.

Gli autori di quell’omicidio non vennero mai ricercati dalle autorità preposte all’ordine pubblico, mai si ebbe conoscenza della minima evoluzione delle presunte indagini di polizia criminalistica e giudiziaria. La morte violenta di un cittadino era cosa di non rilevante importanza e la noncuranza dell’accaduto costituiva una ulteriore prova di assenza delle forze dell’ordine. La libertà di azione di cui disponevano  i terroristi  poteva – pertanto – permettere di  prefigurare all’orizzonte il dramma che stava per abbattersi  nella città di Roma, a soli 10 giorni dalla morte di Pistolesi, sulla società politica di ispirazione nazionale. Un eventuale e possibile intervento delle forze di Polizia, a suo tempo, avrebbe forse potuto scongiurare, frenare la onda assassina che i terroristi scatenarono con l’eccidio di Via Acca Larentia il 7 gennaio del 1978. Nella circostanza della strage venivano uccisi i giovani del MSI-DN nella Sezione del Tuscolano: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il dolore che aveva colpito l’intera Città fu la causa di ulteriori sequele nell’ambito delle famiglie dei giovani sventurati. Mai alcuno degli assassini venne assicurato alla Giustizia. Il sacrificio dei caduti per la difesa della libertà costituisce, oggi, un mónito per le nuove generazioni.

VERITÀ. GIUSTIZIA. MEMORIA.