Visto da un militante | The Last Kingdom (Netflix)

Uhtred di Bebbanburg

a cura della Redazione di AzioneTradizionale.com

Il mondo moderno ci circonda di immagini, simboli e messaggi tutt’altro che positivi, attraverso qualsiasi tipo di veicolo: tg, musica, libri e film. E anche le serie tv, nuova “droga” per molti, non sono da meno. Tornare da lavoro, distrutti, mettere sotto i denti la prima cosa che si troviamo in frigo, spegnere il cervello e accendere Netflix. Un episodio dopo l’altro, spaparanzati sul divano, a macinare stagioni: questa routine è realtà per molti di noi.

Ma non tutte le serie tv sono, per fortuna, distruttive, come Suburra, evasione “criminale” per piccolo-borghesi senza fegato (ne abbiamo parlato, male, qui), o Troy, in cui Zeus ed Achille sono… neri (sì, a tanto si è spinta la follia “etnicamente corretta”!), per non parlare della novità Butterfly, il cui protagonista è un “bambino transgender” (!): c’è Black Mirror, che fa riflettere sulle aberrazioni tecnologiche e disumanizzanti del futuro prossimo. Ma ci sono anche serie storiche, alcune delle quali – libere sia dai “brainwashing” che dai “blackwashing” progressisti – riescono a nutrire l’anima di quegli stessi afflati che mossero uomini e donne di altri tempi, senza tuttavia idealizzare il passato. Tra queste, Marco Polo, che abbiamo recensito qui, è assolutamente da vedere.

Re Alfredo Il Grande

Ma anche The Last Kingdom – le prime due stagioni già disponibili su Netflix, la terza, che abbiamo visto in anteprima, sbarca in Italia il 29 dicembre – non è da meno. Ambientata nell’Inghilterra dell’800 d.C., in buona parte, ormai, in mano ai Vichinghi, pagani, a cui solamente, tra i morenti e divisi regni anglosassoni, il Wessex, guidato dal re cristiano Alfred, è capace di opporre resistenza, la serie racconta la storia di Uhtred di Bebbanburg, personaggio partorito nei romanzi di Bernard Cornwell e solo in parte riconducibile alla figura storica di Uhtred the Bold.

Signore senza terra e senza ricchezza, Uthred è un sassone, cresciuto come guerriero danese. Rapito da bambino dai vichinghi nella battaglia che uccide il padre, ealdorman di Northumbria, cresce felice nella sua nuova famiglia, da cui poi il destino lo separerà. La sua storia è segnata da questa ambiguità: è di sangue sassone, ma si sente danese. Viene battezzato da piccolo, ma la sua fede è quella degli dei del nord, e il martello di Thor dal collo non se lo toglierà mai. E’ allo stesso tempo Uhtred di Bebbanburg, e Uhtred Ragnarsson.

Il danese Erik

The Last Kingdom è indubbiamente un “romanzo di formazione”. Il giovane Uhtred all’inizio appare come uno sradicato, che combatte solo per trovare ricchezza e terre, spesso irascibile ed egoista. Ma il cambiamento che avviene dentro di lui, da lì alla terza stagione, è impressionante. La sua identità, Uhtred la trova quando smette di cercare di capire chi è, se sassone e danese: è un guerriero, che combatte non per una patria, che non ha, ma per la fedeltà ad una parola data, o per servire una giusta causa, come quella della sicurezza della bella Principessa Aethelflaed, o quella di Re Alfred e di suo figlio Edward, infine, per dare il Valhalla al fratello Ragnar. Ed allora, ad Uhtred non serviranno più ricompense o la promessa di una terra, per brandire la spada.

Alfred – che storicamente corrisponde ad Alfredo il Grande (re dall’871 all’899), venerato come santo dalla Chiesa Cattolica e noto per aver lasciato scritte delle meticolose Cronache – è il sovrano del Wessex e degli anglo-sassoni. Giudizioso, devoto e generoso, ed allo stesso tempo fermo ed autorevole, Alfred coltiva il sogno di un’Inghilterra unita, sotto un unico Re ed un unico Dio, ma per farlo deve tamponare e sconfiggere le orde vichinghe.

La sua storia si lega indissolubilmente a quella di Uhtred: nonostante le perenni diffidenze, distanze e incomprensioni, alla fine è proprio Uhtred, il pagano, che mette la sua valorosa spada, ed il muro di scudi dei suoi uomini, al servizio del re cristiano. La sicurezza e prosperità del regno poggia in fondo, sull’unione, spesso instabile, ma infine ricomposta, di Uhtred ed Alfred, di un pagano e di un cristiano, ognuno con le rispettive differenze, ma in cui ciascuno riconosce la grandezza e nobiltà altrui

La Principessa Aethelflaed

Gli altri personaggi incarnano, come in Marco Polo, degli archetipi: il prete saggio e buono, ma pronto ad impugnare l’ascia se necessario, Beocca; la regina, devota, ma a volte accecata dal confessionalismo, Aelswith; il viscido traditore, disposto a qualsiasi sotterfugio e meschinità per usurpare il trono, Aethelwold; la Principessa bella e dall’animo nobile, Aethelflaed; il condottiero danese, valoroso e giusto, Ragnar; l’uomo rozzo spinto solo dalle pulsioni dello stomaco e del sesso, Aesthen; e tanti altri.   

Infine, conta appeno dire che The Last Kingdom, non è, ovviamente, la serie perfetta, Ma, una volta che si ha Netflix, tanto vale vederla, piuttosto che avvelenarsi con le altre sopra citate. E’ di certo meglio sentir riecheggiare le spade, veder gorgogliare il sangue di una vita donata per la fedeltà ad un giuramento o gettata appresso alla ricerca di denaro e piaceri. Vedere cosa può fare la fede, in Dio, in un’idea, in una patria. Tanto basta per vedere questo mondo attorno a noi come ciò che realmente è: una frotta di zombie, obnubilati dalle luci del consumo e della carriera. E per sentirsi, forse, un po’ più vivi di loro.