Giro del mondo o nomadismo deviato?

Il periodo delle Feste natalizie è per molti di noi l’occasione per viaggiare. A chi non piace girare il mondo e vedere nuovi posti? Ma, soprattutto, chi non ha piacere nel conoscere persone che hanno viaggiato? Se c’è un “ecumenismo” oggi imperante, infatti, è proprio quello del viaggio: il viaggiatore è visto da tutti in modo positivo ed affascinante.
In pochi si chiedono, però, se ad un tale spostamento ‘orizzontale’ nello spazio corrisponda effettivamente uno spostamento ‘verticale’ (cioè di crescita interiore, sul piano spirituale), che non sia il banale “trovare se stessi in India” tanto di moda, o addirittura una fuga da se stessi, da problemi e responsabilità. Questa crescita, infatti, può essere, sì, aiutata da esperienze, ma ha luogo solo se si ha un Centro e una direzione.
L’articolo che oggi ripeschiamo, è una vera perla degli anni ’70: seppur brevemente, indaga le origini del viaggio, ed il significato che aveva nel mondo della Tradizione, ripercorrendone il declino, fino (aggiungiamo noi) al turismo consumistico dei nostri giorni, quello da “un selfie e via”

di Robert Cousty

(da Europae Imperium, n. 1, 1972)

René Guénon nel suo libro Il Regno della quantità e i segni dei Tempi ha segnalato l’importanza che riveste la sedentarietà o il nomadismo in tutte le forme tradizionali. Esistono dei popoli come gli Ebrei e gli Zingari che possiedono una forma spirituale inseparabile dal nomadismo e dei popoli come i Cinesi o i Tibetani legati alla sedentarietà.

La costituzione dello Stato d’Israele che è la negazione della forma spirituale legata al nomadismo è un segno visibile che ci avviciniamo alla fine del Kali-Yuga.

La partenza forzata dei Tibetani dalla loro terra e l’espansione cinese sono ugualmente dei segni di un rivolgimento di forma che non può esistere che in una età di involuzione.

È sempre esistita una forma di nomadismo iniziatico che si chiama pellegrinaggio, sia per recarsi in un luogo sacro sia per vedere un santo o un saggio. Nell’antichità più lontana solo queste forme di nomadismo erano ammesse perché animato da una influenza spirituale “benefica”. Oltre a ciò, fino ai nostri giorni, nelle campagne lo straniero, il viaggiatore è sempre considerato inizialmente come sospetto perché suscettibile di trasportare influenze “malefiche”.

Il Rinascimento significò la fine del nomadismo iniziatico legato alla “scoperta” della stampa che fu una delle più grandi calamità del mondo moderno, infatti a partire dal momento in cui la stampa si è diffusa, le peggiori idiozie sono state scritte e naturalmente hanno trovato un’eco amplificatore.

L’era delle macchine segnò definitivamente l’avvento dell’età oscura legato alla apparizione del proletariato urbano. Infatti il contadino legato alla terra è sedentario per definizione. Ora il contadino lasciando la terra per recarsi a lavorare nelle aziende e nelle officine si trasforma in nomade “deviato”.

Privato del suo sostegno tradizionale: la terra, egli diventerà la preda delle influenze negative legate alle città e alle macchine. Un nuovo stadio della “caduta” si manifesta con l’apparizione delle “ferie pagate”. Il contadino stesso dei nostri giorni non va in vacanza. L’operaio sottomesso tutto l’anno ad un lavoro che abbrutisce sente il bisogno di un riposo minimo. Ma il lato apparentemente legittimo di questa misura ricopre una nuova forma di nomadismo “deviato” che rappresenta l’irruzione, una volta all’anno, delle masse “operaie” verso le campagne, le spiagge e le valli nostrane, trasportando delle influenze fortemente sospette. Il turismo era nato e sappiamo con competenza che il turismo apporta ricchezza ma sporca e umilia il paese dove si stabilisce.

È significativo constatare che le “ferie pagate” furono concesse dal governo del “fronte popolare” diretto da Leon Blum, […], ciò che riunisce il lato assai oscuro del nomadismo giudeo deviato di cui parla René Guénon. L’ultimo “avatar” del nomadismo deviato è il fenomeno “hippie” la cui origine storica è legata ad alcuni scrittori giudei che vivono in California (Ginsberg, ecc.) e che è veramente la parodia del pellegrinaggio tradizionale.

Nel fenomeno “hippie” si coniugano infatti le influenze negative dell’Occidente e le influenze erranti più dissolute delle forme dell’induismo, che finisce con la droga, la follia e la morte. Questi elementi non sono che alcuni barlumi proiettati sulla realtà terribile di forze dissolutive in azione nel momento attuale. È la perfetta conoscenza di queste forze che permetterà ai rari “uomini nobili” di trionfare.