Partigiano, ti ricordi del piccolo Piero Zuccheretti?

Parole incensanti per gli pseudo-partigiani (l’età li tradisce) che addirittura meritano la prima pagina di Repubblica.it: stanno provando, ma senza fortuna, a farci dimenticare i crimini vergognosi compiuti contro i bambini, tra cui – ricordiamo e non scordiamo – il piccolo Piero Zuccheretti, falciato e smembrato dalla bomba di Via Rasella, ennesima prova della vigliaccheria partigiana. Partigiano assassino, mai sarà tolta questa vergognosa fama.

(www.repubblica.it) Ancora un colpo messo a segno nelle prime ore dell’alba. I responsabili, sei gappisti, cinque uomini e una donna. Il loro obiettivo: mettere in sicurezza una strada della capitale attraversata ogni giorno da centinaia di bambini. Il gruppo ha agito rapidamente, sotto copertura, nessuno l’ha visto. Poi ha fatto perdere le sue tracce, non prima però di aver lasciato sull’asfalto la firma: “Gap”, ossia “Gruppi artigiani di prontointervento”.

I nuovi gappisti vivono in clandestinità, lavorano sotto copertura come impiegati o liberi professionisti. Sono bande armate di pinze e pennelli, che invece di sabotare, riparano. “Gap” infatti non sta più per “Gruppi di azione patriottica”, ossia la bande partigiane nate su iniziativa del Partito comunista, bensì per “Gruppi artigiani di prontointervento”. Il loro primo colpo (raccontato da Repubblica) è stato l’impermeabilizzazione di un’antica fontana nel parco alberato della scuola Principe di Piemonte, tra Ostiense e Garbatella, storico rione della capitale. Dove colpiscono, i gappisti lasciano sempre un cartello, con la loro firma e un appello: “I Gap sono un’autorganizzazione segreta, invece di compiere azioni di sabotaggio i gappisti effettuano interventi, dove la macchina organizzativa è ostacolata dalla burocrazia. Trova il tuo obiettivo, organizzati e ripara: diventa anche tu gappista!”. Renato è il nome di battaglia di uno di loro, architetto cinquantenne romano: “Volevamo rimboccarci le maniche, senza farci fermare dalla solita burocrazia, che tra permessi e autorizzazioni porta spesso all’immobilismo. Per questo siamo entrati in “clandestinità”.

Dopo l’antica fontana i gappisti non si sono più fermati. Il loro ultimo intervento si è svolto pochi giorni fa, prima dell’alba, sempre a Roma. Sono arrivati in sei, armati di pennelli e vernici specifiche per “segnaletica stradale”. C’era una strada da mettere in sicurezza: costeggia l’ingresso di una grande scuola, le auto corrono, nessun avvertimento dell’uscita degli alunni.

E così si sono messi al lavoro e hanno dipinto sull’asfalto una grande scritta, dai caratteri gialli ben ordinati: “Scuola Alt”.  Poi il loro appello appeso a un cartello: “La scritta sulla strada è stata realizzata da un Gap con vernice conforme ai capitolati Anas. Organizzati e intervieni. Diventa anche tu gappista”. Sul retro del cartello, hanno aggiunto la foto del barattolo di vernice usata con impresso il logo Anas.