Gli sprovveduti al potere

Come è mai possibile che la Sig.ra Maglie venga candidata a condurre un’importante trasmissione televisiva di stampo giornalistico – chiara candidatura politicamente orientata – e nessuno si preoccupi di verificare che la sua posizione sia specchiata o che quantomeno sia iscritta all’ordine dei giornalisti? In un’epoca come questa, dove c’è la caccia alle streghe, dove ti spiano, ti controllano, ti sputano fango addosso e cercano di atterrarti se non sei allineato, può accadere ancora questa cosa? Come quelli che spacciano lauree che non hanno o vantano cattedre su cui non siedono, siamo di fronte all’ennesimo caso ridicolo di sprovveduti improvvisati nell’ambiente politico. E la Maglie, sia chiaro, è più che allineata, perfettamente inserita nel purulento movimento neo-con: anche lì non c’è nessuno che poteva consigliarla meglio?

(www.repubblica.it) Tutto comincia con un tweet. Che fa crescere la polemica contro la giornalista di tendenze sovraniste Maria Giovanna Maglie, a cui Rai1 ha proposto la conduzione di una striscia informativa serale. E contro la quale si scaglia il M5s, intenzionato a fermarne la corsa in nome di una tv pubblica “libera” dai raccomandati. Mentre la Lega la difende, trasformando la contesa nell’ennesimo scontro interno alla maggioranza gialloverde.

“Maria Giovanna Maglie, alla quale qualcuno in #Rai vuole affidare la striscia informativa in prima serata che fu di Enzo Biagi, non risulta iscritta all’Ordine dei #Giornalisti. Non risulta più iscritta da circa 3 anni”, scrive su Twitter il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, criticando appunto la scelta della direttrice di Rai1 Teresa De Santis di affidare alla giornalista 67enne veneziana, ma romana di adozione, uno spazio informativo serale di sette minuti dal lunedì al venerdì, dopo il Tg1, per dare voce al credo sovranista (Maglie non ha ancora firmato il contratto).

Sulla scia del tweet e puntando sul fatto che la giornalista non risulta iscritta all’ordine, i cinquestelle alimentano la polemica e lavorano per stoppare l’approdo di Maglie in Rai, convinti di poter riuscire anche a far capitolare la Lega. E lo fanno ricordando e pubblicando sulla pagina Facebook del M5s le parole di una sua intervista del 1991, in cui ammetteva di essere stata “aiutata” da Bettino Craxi ad entrare nella tv pubblica. “No ai raccomandati in Rai”, dicono nel Movimento, Maglie non è un profilo “adeguato” per il servizio pubblico dove “serve meritocrazia”. E si appellano allo stesso ad di viale Mazzini Fabrizio Salini, invitandolo a “valutare bene questa decisione”. L’idea all’esame dei pentastellati è quella di formalizzare in una lettera all’ad la richiesta di fermare Maglie.

In merito la deputata del M5s e componente della Commissione di Vigilanza Rai Carmen Di Lauro scrive un tweet, poi rilanciato da molti altri esponenti del Movimento: “#EnzoBiagi fu un esempio unico di serietà e sobrietà. La Rai adesso pensa di affidare il suo spazio a Maria Giovanna #Maglie che proprio sobria non è stata, tanto da guadagnarsi il nomignolo di ‘Lady nota spese'”.

Ma la Lega difende la giornalista: “Queste ‘interessanti’ polemiche confermano che la scelta di un professionista vero, intelligente e a tratti vulcanico, è assolutamente azzeccata per confezionare un prodotto indipendente, nuovo e destinato a creare dibattito”, commenta Massimiliano Capitanio, segretario leghista della commissione di Vigilanza Rai. “Da giornalista difendo l’ordine e tutti i suoi satelliti, ma vorrei e che l’attenzione fosse rivolta a ben altri casi dove il tesserino è stato brutalmente e velocemente svenduto a logiche commerciali”, conclude.

E Igor Iezzi, deputato leghista anche lui in commissione Vigilanza, aggiunge: “È una giornalista di cui ho una ottima opinione, non riesco a capire il motivo per non darle la trasmissione. Non vorrei cadessimo nella censura delle idee”.

Anche la risposta di Maglie non tarda ad arrivare: “Il fatto di non essere iscritta all’Ordine dei giornalisti da tre anni non riesce proprio a sembrarmi un problema. Dall’84 a tre anni fa non mi pare che facessi parte dell’ordine dei pasticcieri. Mi sono semplicemente dimenticata di pagare la mia quota”, commenta con l’agenzia Agi il tweet di Di Trapani.

“Adesso –  chiarisce – telefonerò alla segreteria dell’Ordine per capire come stanno effettivamente le cose. L’iscrizione annuale era un’operazione burocratica di cui si occupava mio padre, che ora non c’è più. Ovviamente pagherò il dovuto e mi metterò in regola”. Secondo Maglie i comunicati e i tweet contro di lei fanno parte di “un fuoco preventivo teso a far saltare la mia conduzione della striscia”. E sull’Usigrai che nel suo comunicato ha parlato “delle circostanze con cui la Maglie concluse la sua esperienza precedente in Rai” precisa che tutto è stato archiviato e che “di questo passo, potrò portarli in tribunale e comprarmi una casetta alle Eolie”.

Più tardi aggiunge: “Mi tengo fuori da una polemica politica che ritengo non riguardi la mia persona, ma si limiti a utilizzarmi. Se però come persona vengo insultata e calunniata, mi rivarrò nelle sedi opportune”.

Giovane comunista vicina a Giancarlo Pajetta, Maglie si è poi convertita al craxismo e in seguito al berlusconismo, scrivendo sul Giornale e collaborando con Dagospia. La svolta sovranista risale a dopo il ’93. La sua passione resta la politica estera, ed è stata la prima a tifare per Donald Trump e ad augurarsi la sua vittoria.

Secondo indiscrezioni, se Maglie diventerà il nuovo volto serale della rete, avrebbe comunque in mente di prendere a modello non il monologo di ‘Qui Radio Londra’ di Giuliano Ferrara, conduttore nel 2011 dell’ultima striscia post Tg1, ma lo schema di ‘Batti e ribatti’ di Pierluigi Battista del 2004, dove il giornalista si riservava un monologo di due minuti per poi procedere a un’intervista nei seguenti tre.

Intanto i parlamentari di Forza Italia della commissione Vigilanza Rai inviano una lettera al presidente Alberto Barachini per chiedere il rispetto della par condicio. “L’applicazione della par condicio è una regola aurea – scrivono – che, come dimostrato dai dati dell’osservatorio di Pavia e dell’Agcom relativi al pluralismo politico/istituzionale in televisione, soprattutto negli ultimi mesi viene sistematicamente violata (in particolare a discapito di Forza Italia) nei programmi di comunicazione politica e programmi di informazione, tra i quali rientrano i telegiornali, in onda sulle reti Rai”.

Gli azzurri pertanto reclamano “con estrema necessità ed urgenza un’audizione del presidente e dell’amministratore delegato del Cda della Rai al fine di intervenire tempestivamente ed assicurare un maggior rispetto del pluralismo televisivo”.