‘Guerra democratica’: stavolta tocca al Venezuela

Piano piano, ma nemmeno troppo, si prepara l’attacco di fuoco contro il Venezuela. Chi lo sferra, lo sappiamo. Sono quelli che hanno il monopolio sulle guerre per interesse economico mascherate da interventi umanitari. Sono i paesi occidentali, capofila saranno gli USA. Il copione sarebbe sempre quello… l’esito pure: un paese senza pace, affamato e al guinzaglio occidentale, per tanti anni, con un governo fantoccio – magari Guaidò – messo lì da chi ha scatenato la guerra.

(www.repubblica.it) Juan Guaidò, presidente del Parlamento venezuelano riconosciuto presidente ad interim dalla gran parte dei Paesi europei e dagli Usa, ha detto che non esclude di autorizzare l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela qualora lo ritenesse necessario. Le dichiarazioni di Guaidò s’incrociano con una attenzione particolare della Casa Bianca sull’evolversi della crisi venezuelana.

A Guaidò France Press ha chiesto se userà i suoi poteri come presidente del Parlamento e presidente ad interim per autorizzare un eventuale intervento militare degli Stati Uniti che possa indurre il capo dello Stato, Nicolas Maduro, a lasciare il potere e mettere fine alla crisi umanitaria nel Paese.

“Voglio vedere quanti militari saranno disposti a commettere il crimine di lesa umanità nel non permettere di salvare le vite della popolazione più vulnerabile del nostro Paese”, ha detto Guaidò in un evento dinanzi a studenti all’Università Centrale del Venezuela.

“Faremo tutto ciò che è necessario”, ha risposto Guaidò. “Ovviamente è un tema molto controverso, ma facendo uso della nostra sovranità, nell’esercizio delle nostre prerogative”. Il presidente ad interim ha poi definito “un crimine di lesa umanità” impedire l’ingresso nel Paese agli aiuti umanitari che già si stanno ammassando in Colombia.

I ‘venti di guerra’ Usa

Gli Usa stanno tenendo contatti diretti con membri del regime e dell’esercito venezuelano invitandoli ad abbandonare il presidente Nicolas Maduro e preparando anche sanzioni per aumentare la pressione su di lui. L’amministrazione Trump – secondo Reuters – si aspetta ulteriori defezioni militari nel campo di Maduro, benché finora l’abbiano fatto solo pochi alti ufficiali da quando Guaidò si è autoproclamato presidente ad interim.

Non è certo una novità l’interesse degli Stati Uniti sulle sorti venezuelane. Già nell’agosto del 2017 Trump aveva ammonito Maduro sostenendo di non escludere, se necessario, l’opzione militare per affrontare la delicata situazione nel paese dopo il voto sull’Assemblea costituente.

Successivamente, nel settembre 2018, era stato il Segretario Generale dell’Osa (gli Stati Americani), Luis Almagro, a dire di non escludere l’uso della forza per “rovesciare” il governo definito “una dittatura” e a suo dire “responsabile della grave crisi economica, umanitaria e migratoria del Paese”.

Nei giorni scorsi, il 3 febbraio, era stato ancora il presidente degli Stati Uniti a rilanciare l’uso della forza in Venezuela come “un’opzione”. Lo aveva ribadito Trump  a ‘Face The Nation’, sulla Cbs, rispondendo ad una domanda su che cosa potrebbe spingere gli Usa, per tutelare i propri interessi nazionali, ad intervenire militarmente in Venezuela.

“Questo non lo voglio dire”, ha affermato il presidente aggiungendo che l’intervento militare “è certamente un’opzione”.

Maduro a Trump: “No a nuovo Vietnam”

“C’è una minaccia – aveva dichiarato Maduro a Sky Tg24 – non posso dire adesso che ci sia un rischio. Lo dico al mondo intero: abbiamo bisogno della solidarietà, della coscienza, perché non ci sia una follia di guerra e non trasformino il Venezuela in nuovo Vietnam, perché il popolo venezuelano, le nostre forze armate bolivariane e rivoluzionarie… noi non permetteremo mai che sia toccato un palmo del territorio nazionale”.

L’appello di Guaidò a una mobilitazione

Guaidò, intanto, ha rivolto un appello alla popolazione a scendere in strada martedì per esigere la definitiva fine dell'”usurpazione” della presidenza da parte di Maduro. In un tweet ha fissato l’appuntamento per le 10.00, sottolineando che “continueremo fino a raggiungere il nostro obiettivo”. In un altro messaggio il leader ha indetto per “domani e domenica mobilitazioni nelle strade” avvertendo che “ci organizzeremo per far arrivare l’aiuto umanitario”.

“Tutto il Venezuela ritorna per le strade – è il suo appello – in ogni angolo per chiedere la cessazione dell’usurpazione e per consentire l’ingresso degli aiuti umanitari” bloccati dai militari vicini a Maduro.

Il presidente del Parlamento annuncia che domenica “ci incontriamo in ogni comune per organizzare e completare la prima fase degli aiuti umanitari, fondamentale per raggiungere la cessazione dell’usurpazione e per convincere i nostri fratelli delle Forze Armate Nazionali a unirsi a noi su questo cammino”.

Annuncia poi “l’inizio della prima fase” della raccolta del #AyudaHumanitaria che deve consentire “l’assistenza urgente ai venezuelani a rischio di morte”.

Maduro impedisce l’arrivo di aiuti umanitari

Da giovedì il governo sta impedendo, con l’aiuto dell’esercito, che 50 tonnellate di aiuti umanitari arrivino in Venezuela: Maduro ha deciso di bloccare l’ingresso perché arrivano dagli Stati Uniti, uno dei circa 40 paesi ad aver sostenuto le istanze di Guaidó.

“L’aiuto umanitario – ha twittato Maduro – è uno spettacolo per umiliarci e mira a giustificare un’aggressione militare. Un piano macabro che non nasconde la rapina per più di 10 miliardi di dollari che l’America fa alla patria”.

Si complica intanto la posizione del presidente ad interim: Il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) venezuelano, organo giudiziario fedele al presidente Maduro, ha dichiarato oggi che Guaidò ha commesso una “usurpazione” per avere “preteso di esercitare funzioni inerenti alla Presidenza della Repubblica”.